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LA CULTURA POST-GERARCHICA, OVVERO L'ARTE AI TEMPI DI ZYGMUNT BAUMAN di Ivan Quaroni - (B.E.N.4)
pubblicato da Ivan Quaroni il 13 Dicembre, 2009 - 11:35pm
The Butterfly Effect di Ivan Quaroni Rubriche
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"La pittura contemporanea, come espressione visiva della società liquido-moderna, è in parte caratterizzata dalla tendenza a mescolare ed equiparare fonti iconografiche entro un orizzonte post-gerarchico. È una pittura fusion, ibrida e globale, capace di rispecchiare la sostanziale inafferrabilità della vita contemporanea."
La cultura post-gerarchica, ovvero l’arte ai tempi di Zygmunt Bauman. di Ivan Quaroni
Secondo uno dei più prolifici pensatori della nostra epoca, Zygmunt Bauman, viviamo una vita-liquida e siamo immersi in una modernità-liquida. Anche la società attuale, soprattutto quella delle aree geografiche di maggior benessere, è una società-liquida. “Una società”, scrive il sociologo britannico, “può essere definita liquido-moderna se le situazioni in cui agiscono gli uomini si modificano prima che i loro modi di agire riescano a consolidarsi in abitudini e procedure”1. In questo tipo di società, continua Bauman, “È incauto dunque trarre lezioni dall’esperienza e fare affidamento sulle strategie e le tattiche utilizzate con successo in passato: anche se qualcosa ha funzionato, le circostanze cambiano in fretta e in modo imprevisto (e, forse, imprevedibile)”2. Insomma, quella che viviamo è una vita di incertezza e precarietà, in cui l’individuo non può aggrapparsi a nulla di stabile, poiché, come è noto, nulla mantiene una posizione certa per l’intero arco di un’esistenza. Non sono stabili le istituzioni, le condizioni economiche e lavorative, i fondamenti culturali ed etici. Cambiano continuamente i gusti, i comportamenti, le opinioni, i valori. La vita liquido-moderna ha mutuato dalla moda i cambiamenti stagionali. Quella del turn over è diventata la dimensione naturale dell’individuo. Il modello antropologico che si è imposto sopra tutti gli altri modelli è quello dell’homo eligens, l’uomo che sceglie continuamente, poiché tutto muta, costringendolo a prendere sempre nuove decisioni, che in seguito saranno sostituite da altre scelte. L’uomo che sceglie, non è l’uomo che ha scelto.
(Tamara Ferioli, Spiffero oroborus, matite su carta haruki 100% kozo in cornice,21,5 x 16,5 cm., 2009)
(Silvia Argiolas, Embrioni 2, penna su carta, 24 x18 cm, 2009)
(Samuel Sanfilippo, Nicolas 2, Matita e acrilico su carta, 17x23 cm., 2009)
(Elena Rapa, Lucilla Testagrossa 11, Matita su carta, 21x29 cm., 2007)
La grande scoperta di Bauman non è stata quella di evidenziare l’essenza liquida della vita moderna, ma di indicarci l’inedita velocità del cambiamento. Il fiume di Eraclito corre impetuoso verso le rapide. L’uomo contemporaneo non deve ricorrere alla filosofia per accorgersi di essere immerso nell’impermanenza, è sufficiente che si guardi attorno. Ecco, Bauman è un grande analista, ma non ci indica alcuna strada per uscire dallo stato di modernità-liquida. Il Tao, invece, ci insegna, con secoli di anticipo, che l’uomo deve essere come l’acqua, che scorrendo si adegua ad ogni superficie, aggirando gli ostacoli, trovando sempre nuove strade per proseguire la sua corsa.
(Daniele Giunta, d2 [psycogenesis] 2009 ink on paper 14x18cm)
Per Bauman, la cultura della modernità liquida è una cultura ibrida, onnivora, post-gerarchica, che postula l’eguaglianza di tutte le culture, insomma una cultura “evasiva, di facili gusti, imparziale, ben disposta e desiderosa di assaggiare qualsiasi proposta e di ingerire e digerire il cibo di qualsiasi cucina”5. Non è una cultura semplicemente globale o cosmopolita, ma una cultura extra-territoriale, che sfugge ad ogni forma di identificazione etnica, religiosa, politica, morale. L’extraterritorialità è, infatti, il lusso dell’uomo della società liquido-moderna. Coloro che possono permettersela, rifugiandosi nei “nessun dove” virtuali e reali, godono del privilegio di essere inafferrabili, in continuo movimento, sempre addentro un presente potenziale. L’homo eligens/consumens è la manifestazione biologica e culturale delle qualità metamorfiche della modernità. La sua è un’ibridazione permanente.
(Cristina Pancini, Il rospo.tecnica mista su carta. 21x27 cm., 2009)
note:
1) Zygmunt Bauman, Vita liquida, pag. VII, Edizioni Laterza, 2008, Bari. 2) Zygmunt Bauman, Op. Cit., pag VII. 3) Tao Tê Ching, a cura di J.J.L. Duyvendak, pag. 27, Adelphi Edizioni, 1998, Milano 5) Zygmunt Bauman, Op. Cit., pag. 24
[Butterfly effect n.04, "La cultura post-gerarchica, ovvero l’arte ai tempi di Zygmunt Bauman. " di Ivan Quaroni, pubblicato su lobodilattice il 14-12-2009]
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