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   Venerdi, 03 Settembre 2010



LONDON LOVES - The way things fall apart

Recensioni



Un mondo in degrado, che crolla pezzo dopo pezzo, inesorabilmente.
Un mondo fatto di deformazioni è quello presentato da “London Loves”, collettiva di artisti londinesi dall’indelebile potenza stilistica, a cura di Cecilia Antolini e Stuart Semple, Galleria Aus18 di Milano.

La crisi e le instabilità trovano nelle mani di questi artisti una forma nuova, straordinariamente d’impatto.
Ognuno affronta e declina il tema, dando così luce ad un mosaico di disperazione e di risposte agli impatti subiti.
Tramite l’intensa malinconia pop di Stuart Semple, lo sgargiante disincanto nelle stampe di Nicky Carvell ed il claustrofobico e pubblicitario dipinto di Nathan James, riceviamo la più grande conferma della rassegnazione e della disperazione conseguenti alla fine di qualsiasi sogno sul “mondo moderno” di Hamilton.
Le rivoluzione mancata, il crollo di ogni stabilità, ci hanno lasciato privi di coordinate con cui orientarci nel mondo.
Uccidere i nostri idoli, urlare il nostro sconcerto ed isolamento appare come l’inevitabile conseguenza di una crisi che invalida le nostre speranze.
Non si tratta, tuttavia, dell’unica risposta che la mostra ci propone.
Troviamo anche l’estroso, ritualistico e simbolico studio di Boo Saville, che con diverse tecniche trasfigura deformazioni e miraggi tribali.
Mark Harris, invece, propone lavori più discreti, ma da cui scaturiscono un profondo senso di naufragio, di smarrimento e un’angoscia che intacca ogni nostro appiglio. I suoi disegni e collage su fotografie e stampe antiche esprimono come la decomposizione del mondo moderno vada ad intaccare anche il passato.
Infine, dove il pop lascia il passo al surrealismo, incontriamo l’aggraziato lirismo dei collage di Rachel Thorbly. L’artista ci mostra figure invisibili, di cui possiamo percepire solo come vaghe ombre, come spettri di ricordi
Come impronte di un tempo scomparso che ci accompagna ancora, seppur oramai invisibile, in un mondo a pezzi.
Evidenziando lo smarrimento, il senso di debolezza e il dolore dello schianto contro una realtà critica, questa mostra propone un nuovo modo di evidenziare quanto la nostra vita sia stata intaccata dal disagio, quanto di noi sia crollato.
Quante parti di noi abbiamo perso?
Attimi sospesi, come fotografie di illusioni o di dolcezza perduta.


Bianca Maria Grassi









Dal 4 marzo – al 10 aprile 2009
Lun/Ven 10.00 – 13.00 / 15.00 – 19.00

Galleria Aus18,
Via Ausonio, 18 – Milano
http://www.aus18.it


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