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   Venerdi, 03 Settembre 2010



RomaeuropaFAKEfactory: a detourned competition.

ritratto di Germana Berlantini
Approfondimenti



“No one cares about originality. Originality is just too hard to define” continua a ripetere Andy Warhol in un video che circola da giorni su Youtube. E d’altronde come si potrebbe dargli torto? L’originalità all’epoca delle arti digitali è obsoleta come una vecchia nonna che continui a blaterare mantra xenofobi in una società multirazziale. La contaminazione, nell’arte come nei gruppi umani, è indispensabile alla sopravvivenza della specie quanto all’evoluzione. E la caccia all’opera d’arte “puro-sangue” è un’impresa ciclopica e forse intentata. Eppure una buona dose di cultura di rete ed un passato di avanguardie e contestazione ormai rateizzato dalla manualistica non sembrano bastate a tutelare la liceità di una creatività contaminata e contaminante che continua a inciampare nelle maglie di una legislazione sul diritto d’autore farraginosa e anacronistica. Questa la denuncia che emerge da RomaeuropaFAKEfactory, l’opera di net-art firmata ArtIsOpenSource nelle persone di Salvatore Iaconesi (xDxD) e Oriana Persico (penelope.di.pixel) insieme al giovane avvocato Marco Scialdone, operante nell’ambito delle nuove forme di licenza della proprietà intellettuale. Il sito nasce come polemico détournement di Romaeuropa Webfactory la piattaforma di creatività on-line che ospita quattro contest dedicati rispettivamente a video art, musica elettronica, letteratura per il web e spot. Il concorso, sostenuto da Telecom Italia e dalla fondazione Romaeuropa, a Dicembre è divenuto bersaglio polemico della lettera aperta Freedom for Remix (firmata appunto Scialdone, Iaconesi, Persico) a causa di alcune clausole contenute nel suo regolamento che vietano ai partecipanti l’utilizzo delle tecniche di remix, mashup e cut up nelle opere. La lettera, oltre a ribadire quanto questo tipo di tecniche siano intrinsecamente costitutive di forme d’arte come la musica elettronica e la video art, sottolinea come nessuna presunzione di illiceità possa essere avanzata su di esse nel momento in cui il materiale sottoposto a manipolazione sia attinto da opere cadute in Pubblico Dominio o sottoposte a licenze flessibili. Gianlugi De Stefano, curatore di Romaeuropa Webfactory, ha risposto motivando la scelta con necessità organizzative e di tutela dell’iniziativa da eventuali azioni giudiziare, ma ciò non è bastato a dirimere la controversia, dato che nel frattempo è saltato fuori che, con la liberatoria che i partecipanti al contest devono firmare, questi acconsentono alla cessione di tutti i diritti delle loro opere alla Fondazione che, oltretutto, si riserva il diritto di praticare su di esse qualunque tipo di manipolazione, remix, mashup. Per tutta risposta il 29 Gennaio penelope.di.pixel annuncia su Artsblog la nascita del contest detournato RomaeuropaFAKEfactory, basato sul puntuale capovolgimento del primo: remix, mashup e manipolazione dei contenuti sono i requisiti indispensabili per l’accettazione delle opere e la liberatoria dà agli organizzatori diritti non esclusivi e non commerciali su di esse. Il concorso si rivolge a tutti i rejected, i rifiutati, a tutti gli Andy Warhol, William Burroughs o Orson Welles idealmente esclusi dalla giuria e che continuano a cantilenare sui video che circolano sul web “I could not partecipate…”.
Le quattro sezioni del concorso sono 100Cuts (video arte), 100Samples (musica), 100Quotes (letteratura) e Law Art (remix di testi legali sul tema della proprietà intellettuale). Le opere presentate saranno recensite, commentate, inserite in un catalogo e presentate in occasione di un happening pubblico. Non ci sono classifiche rigide né premi, ma i lavori verranno presentati su Artsblog e i lettori decreteranno il vincitore. L’iniziativa è supportata da DegradArte, NeRVi, ComputerLaw 2.0., Torino Share Festival, Digicult, la mailing list A.H.A. e molti altri.


Germana Berlantini.


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