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Luther Blissett:qualcosa di lui.
pubblicato da Germana Berlantini il 1 Marzo, 2009 - 11:49pm
Approfondimenti
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“Io sono lui come tu sei lui come tu sei me e noi siamo tutti assieme”. Luther Blissett è un progetto di networking raccolto attorno a un nome multiplo nel ‘94 e che fino al ‘99 (anno della sua programmata data di scadenza) porterà avanti un complesso piano di assalto alla cultura. Luther Blissett è una “reputazione aperta”, un “Robin Hood dell’informazione” attivo in Italia, Inghilterra, Spagna e Germania dal carattere di inclusività totale, al punto che “Chiunque può divenire Luther Blissett semplicemente dichiarandosi parte del progetto”.Con questo pseudonimo collettivo nel quinquennio ’94-’99 vengono rivendicate una serie di azioni volte a seminare gioiosamente il panico mediatico e a sabotare una società basata su logiche di mercato e monopolio massmediatico dell’informazione, contro la “dittatura” dell’arte oggettuale, delle “opere feticcio” e dell’autorialità dell’autore, in favore di una cultura di rete davvero orizzontale e libera. La pratica dei nomi multipli, già usata nell’ambito del Dada berlinese e della Mail art, conosce una notevole diffusione a partire dagli anni ’70 con la nascita di pseudonimi collettivi come Klaos Oldanburg, Monty Cantsin e Karen Eliot che, assieme ad altre esperienze di networking artistico e controcultura come Neoismo, Plagiarismo e naturalmente Luther Blissett Project, rientrano fra quelle che Calvesi ha chiamato “avanguardie di massa”, in virtù della loro crescente apertura alla partecipazione dello spettatore. Luther Blissett è il vero nome di un pessimo calciatore acquistato dal Milan nell’ ’83 come un fuori classe. In molti hanno prestato a questo nome un volto e Blissett ha dato il suo nome a chiunque volesse usarlo “per –firmare- le proprie performances, opere d’arte, contestazioni, rivolte, scandali, boicottaggi, fanzines, lettere ai giornali”. L’anonimato in cui si avvolge questo mito di lotta collettiva contro il sistema capitalistico dell’informazione non risponde solo ad esigenze di autotutela ma si radica nel terreno di una agognata rinuncia all’ identità individuale, inserendosi in un tracciato di pensiero che da Nietzsche a Marx a Deleuze aveva segnato le tappe di una presa di consapevolezza della necessità di rinunciare ad un io asserragliato nella sua singolarità per poter confluire in una dimensione collettiva dell’essere. Se l’identità e di conseguenza la proprietà, intellettuale e materiale, come problema sono il pesante fardello lasciato in eredità dal ‘900, le identità multiple, il copyleft, il plagio, i CSO, il networking sono le modalità creative tramite cui le avanguardie di massa, il movimento hacker e la controcultura hanno cercato di rispondervi (senza dimenticare il loro debito nei confronti di Lévy e della sua teoria di Intelligenza Collettiva). Le azioni blissettiane sono state da alcuni inquadrate nell’ambito della cosiddetta Guerriglia della comunicazione, una forma di attivismo mediatico che si prefigge come obiettivo principale lo smascheramento dell’ideologia dominante e delle strategie di creazione del consenso. La Guerriglia della comunicazione mira, tramite tecniche diversificate, al rovesciamento della “grammatica culturale”, quell’ordine del discorso in cui Foucault aveva intravisto lo strumento privilegiato per l’affermazione di un ordine sociale agente secondo il principio di inclusione/esclusione. Con le sue “operazioni”, basate sui principi di Caos comunicativo e di deformazione dell’informazione, LB ha mirato ad un sovvertimento ludico delle gerarchie e ad uno svelamento delle falle del sistema culturale in ogni suo ambito. E’ quella che egli stesso definisce omeopatia mediatica : “superare l'intossicazione (panico morale) aumentando la dose di veleno (psicosi del complotto) può renderci immuni e rivelare l'intima assurdità dei loro teoremi”. Nell’estate del ‘94 un gruppo formato dal collettivo bolognese dei Transmaniaci, i comitati psicogeografici di Londra e Bologna e diversi nomi di intellettuali e artisti inglesi e italiani, diffonde la notizia della scomparsa di un presunto illusionista inglese di nome Hanry Kipper, in arte Luther Blissett. Lo scopo è quello di smascherare la permeabilità dei media e la tendenza a speculare sui drammi personali per fare audience. Il programma televisivo “Chi l’ha visto?” si concentra sul caso cercando di ripercorrere le tracce di Blissett, impegnato in una presunta performance consistente nel percorrere l’Europa in bicicletta disegnando col proprio tragitto la scritta ART. La burla viene scoperta casualmente prima che la puntata venga mandata in onda ma questo non impedisce al primo nucleo di LB di concentrare su di sé l’attenzione dei media. E’ l’inizio della mitopoiesi, la nascita di una leggenda urbana autogeneratasi nelle maglie larghe della società dell’informazione. Nel ’95 LB fonda “Luther Blissett-Rivista mondiale di guerra psichica e adunate sediziose”, pubblica il saggio “Mind Invaders. Come fottere i media:manuale di guerriglia e sabotaggio culturale” e il gruppo Le forbici di Manitù incide “Luther Blissett-The Original Soundtracks”. Per la Biennale ’95 di Arte Contemporanea, il cui tema “Identità e Alterità” non poteva che risuonare alle sue orecchie come una gustosa provocazione, LB realizza una serie di performances e mostre d’arte ai Giardini di Castello poco prima dell’inaugurazione, oltre alla performance trash-sessuale, “Due stronzi con una paperella di gomma” del Teatro Situazionautico Luther Blissett, bloccata sul nascere dall’intervento della polizia, e ad una deriva psicogeografica per le strade di Venezia. Con la psicogeografia LB ebbe un rapporto all’insegna della ricontestualizzazione creativa aggiungendo alla pratiche lettriste del détournement e della derive (spesso documentata in diretta dalle trasmissioni radiofoniche blissettiane bolognesi e romane e che prevedeva il coinvolgimento degli ascoltatori) quelle dei raves illegali, delle feste nomadi, del calcio a tre porte, della de-propriazione (analogo della più diffusa spesa proletaria e delle autoriduzioni). Identità e opere di artisti immaginari vengono create da Luther Blissett per gabbare un sistema dell’arte onnivoro e credulone e alla Biennale di Venezia del ‘95 il multividuo giunge perfino ad esporre con i dipinti di LOOTA, una femmina di scimpanzé mai esistita, il cui talento aveva destato il sussiego di pubblico e giornalisti, prima che la beffa venisse rivendicata dai suoi artefici. Con lo stesso intento nel corso del biennio ’98-’99 vengono fatte circolare notizie e opere di un presunto artista serbo di nome Darko Maver, autore di sculture ritraenti cadaveri mutilati, condannato alla reclusione per condotta antisociale nella ex-Jugoslavia. Dopo i bombardamenti della NATO viene pubblicata sul web una foto del corpo senza vita di Maver (un blissettiano siciliano, in realtà) morto per il crollo della sua cella. L’azione verrà rivendicata solo dopo il suicidio di LB. Nel comunicato si legge: “Il museo: vero e proprio tempio dove si cerimonia l'arte, è un luogo che falsifica, avvilendola, l'arte che contiene, così come il carcere falsifica rendendola irriconoscibile la vita che nega. E il teorema, una volta ancora, si dimostra esatto: un artista (un'identità), una poetica, le opere e il sistema è pronto a fagocitare tutto, a tradurre in merce quanto era vita.” Insieme al duo di net-art 01.org, LB porta avanti altre operazioni, come “Il giubileo del libero spirito” (un chiaro riferimento alle eresie del Cristianesimo riformato del XVI sec., in occasione dell’imminenza dell’anno giubilare), anche detto vaticano.org dal nome del sito web che creano imitando alla perfezione la veste grafica del vero sito del Vaticano, ma detournandone testi e contenuti con allegra blasfemia. La posizione di Blissett rispetto al boom delle tecnologie informatiche e del World Wide Web è piuttosto complessa: nonostante la presenza di net-artisti come gli 01.org fra le fila di quanti operarono col nome del multiplo e nonostante, anzi in esplicita polemica contro, la pubblicazione del libro Net-generation a nome Luther Blissett (poi rivendicato come ennesima truffa, questa volta a danno della Mondadori e del suo vero autore: Giuseppe Genna), LB si dissociò apertamente dall’ infatuazione informatica di quegli anni, giungendo a cancellare una pagina al giorno del suo famoso sito “The House of 7x9 Squares” fino alla data del suo previsto azzeramento completo, dichiarando: “Mentre tutti cercano di entrare in Internet, io faccio del mio meglio per uscirne!”. Il ’95 è l’anno della prima “festa psicogeografica della storia dell’arte”, organizzata da LB a Roma su un autobus notturno ribattezzato per l’occasione “Bus Neoista” e trasmessa in diretta dalla trasmissione Radio Blissett di Radio Città Futura. La performance, ideata come occasione di critica contro l’urbanistica repressiva della società contemporanea e il rincaro del costo dei biglietti, viene bruscamente interrotta dall’intervento delle forze dell’ordine e termina con il fermo di quattro blissettiani, successivamente denunciati per adunata sediziosa, resistenza e oltraggio. Il processo contro i quattro Luther Blissett si apre nel ’98, nonostante l’appello per la loro completa assoluzione lanciato dal mondo intellettuale, e si conclude nel 2000 con un nulla di fatto e con la definitiva consacrazione di B agli “allori” dell’attenzione mediatica (anche l’EURISPES nel suo Rapporto Italia 1999 gli dedica un’ampia scheda nella sezione Menzogna/Verità). Nel 1999, anno del previsto suicidio rituale, molti dei LB italiani annunciano il seppuku del multividuo e i quattro elementi della componente bolognese autori del libro “Q”, nel frattempo diventato un best seller, escono allo scoperto per poi riorganizzarsi nel collettivo letterario Wu Ming. Il suicidio di LB non ne comporterà l’estinzione: dal cadavere del mito nacquero realtà di mediattivismo come recombinant.org, Men in Red, Guerriglia Marketing, case editrici come AAA e Derive Approdi, eventi come gli Illegal Art Show. Anche dopo il suo suicidio LB ha continuato a vegliare sul suo processo di storicizzazione, intervenendo per contestare ogni parallelo con le avanguardie del ‘900 e il Situazionismo, contro il quale aveva levato aspre critiche già col libro “Guy Debord è morto davvero”, pubblicato poco dopo il suicidio del filosofo francese. Quello del rapporto col pensiero di Guy Debord è uno dei temi a proposito dei quali maggiori sono le contraddittorietà compresenti nell’orientamento del multividuo. Se è innegabile la rilevanza del contributo debordiano a quella critica della società dello spettacolo che costituisce il substrato culturale delle esperienze di controcultura e delle “avanguardie di massa”, come anche l’idea di abolizione dell’arte e quella di critica della vita quotidiana che lo stesso Debord mutua da Lefebvre, i blissettiani tendono a levare contro le sue teorie (quella del recupero in particolare) voci aspramente critiche, con qualche importante eccezione (ad esempio l’implicita rivalutazione della prima fase del suo pensiero che lascia trasparire Baroni nello speciale “Effetto Blissett” della rivista Rumore). Ma la contraddittorietà di tali posizioni non fa che ribadire la ricchezza di un’esperienza che più che l’arte o il pensiero, rispecchia la vita:ben venga allora una idea di personalità, singolare o multividuale che sia, che si rifiuta di frustrare la multiformità delle proprie istanze in nome di una coerenza arida e astratta. Germana Berlantini [pubblicato su Lobodilattice il 2 Marzo, 2009] Condividi Invia nuovo commento |
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