VINCENZO BALENA. Le maschere di Ifigenia

VINCENZO BALENA. Le maschere di Ifigenia

Titolo

VINCENZO BALENA. Le maschere di Ifigenia

Inaugura

Sabato, 22 Febbraio, 2014 - 11:00

A cura di

Valter Rosa

Artisti partecipanti

Vincenzo Balena

Presso

Villa Badoer
Via G.Tasso, 1, 45025 Fratta Polesine Rovigo

Comunicato Stampa

 

VINCENZO BALENA. Le maschere di Ifigenia

Sculture e disegni

 

In concomitanza con L’ossessione nordica – Böcklin, Klimt, Munch e la pittura italiana aperta a Palazzo Roverella di Rovigo, s’inaugura a Villa Badoer di Fratta Polesine una mostra dedicata allo scultore Vincenzo Balena, promossa dalla Provincia di Rovigo in collaborazione con il Comune di Fratta Polesine e Aqua Srl. Non è la prima volta che l’artista si confronta con uno spazio carico d’arte e di storia, ma si tratta in questo caso di un incontro speciale, utile a porre in luce le radici antiche, mediterranee e in fondo classiche, del suo fare scultura e, quasi in contrasto con la lingua del Palladio, pure la componente barbara, nordica ed “espressionistica” che permea costantemente la sua ricerca, quale drammatica “testimonianza dell’orrore contemporaneo” (Raboni). 

            Una sequenza di maschere – frammenti e lacerti di volti femminili, quasi ritratti ottenuti a sbalzo da fondi di pentole in rame - che compongono il ciclo Antiqua terra mater (2005), costituisce il nucleo portante della mostra, accanto ad opere in alluminio, cera, legno, terracotta e fili metallici. La suggestione arcaica, il fascino quasi archeologico di questi “reperti”, nei quali risuonano/risplendono le voci - animus-anima piuttosto che vaghi tratti fisiognomici - di amiche poetesse, si fanno memoria di una bellezza frustata e corrosa dal tempo, piegata dalle costrizioni, immolata alla religione e al potere, ma che, dissotterrata, ha mantenuto ancora intatta la forza magnetica del volto: maschere di Ifigenia, la bellissima figlia di Agamennone sacrificata dal padre per assecondare il suo disegno di imperio, per placare l’ira di Artemide, la dea che, secondo Euripide, sceglie infine di risparmiarle la vita.

            S’instaura così un rapporto intimo ed emozionale fra lo spettatore e questi volti in sospensione, entro un dialogo aperto e corale con le decorazioni a grottesche delle sale di Villa Badoer, che, sul terreno della rinascita dell’antico, già instauravano una relazione fra classico e anticlassico. Così le maschere appese di Balena, le sue gabbie e i suoi teatri anatomici – si segnala in particolare il monumentale gruppo Quattro presenze (1995) esposto recentemente nel Padiglione Italia della 54a Biennale di Venezia – nell’atto attraverso il quale proiettano nell’aria un grido di dolore, rivelano lo stupore per uno sguardo che ricompone infine le figure, ritrovando armonia nel cuore dei conflitti, quasi ancora vi agisse, fra terribilità e capriccio, fra furia distruttrice ed arte, la medesima logica delle grottesche. Vien così da pensare che proprio qui, nella villa palladiana di Fratta Polesine, fra le decorazioni di Giallo Fiorentino e le storie di Artemide-Diana, si realizzi compiutamente lo sculpturae somnium di Vincenzo Balena: non il rilievo inerte di un mondo deflagrato, ma la sua ricomposizione immaginaria che è fatta pure di ibridismo di materie e figure metamorfiche, di tronchi e racemi abitati e di mostri drolatici, spogliati però di qualsiasi suggestione surreale o fantastica, nella quale tragico e grottesco giocano il loro ambiguo e precario equilibrio, carico di domande sul nostro destino.

 

Mostra e catalogo a cura di Valter Rosa

 

Vincenzo Balena (Milano, 1942) si dedica inizialmente allo studio della morfologia animale, nel solco del realismo esistenziale. Dai primi anni ’70 espone con regolarità alla Montrasio di Monza e al Naviglio di Milano. Merita subito l’attenzione critica di G. De Micheli e M. Rosci, seguiti da R. Bossaglia, C. Pirovano e L. Vergine. Negli anni ’80 dedica a Pasolini una serie di dipinti e sculture ed entra in contatto con poeti e scrittori: fra questi, G. Raboni segue con interesse la successiva indagine della figura umana ridotta a frammenti, disiecta membra. Si tratta di sculture in terracotta e fili metallici, cera, bronzo, legni e alluminio sbalzato, proposte in luoghi prestigiosi con mostre personali e collettive tra le quali citiamo solo alcune: Permanente di Milano, Palazzo delle Stelline di Milano, Castello Sforzesco di Milano, Villa San Carlo Borromeo a Senago, Abbazia di Sesto al Reghena, Villa Arrivabene di Firenze, Pinacoteca Alberto Martini di Oderzo, Casa di Giorgione a Castelfranco Veneto, Centro Culturale Zanussi di Pordenone,  Fondazione Benetton di Treviso; e in contesti internazionali (Dusseldorf, Praga, New York, Stoccolma).  Realizza le scene per lo spettacolo “Borges café Rêverie” rappresentato a Villa San Carlo Borromeo, al Teatro Juvarra di Torino e al Teatro dell'Arte di Milano. I lavori più recenti, affrancati da espliciti rimandi figurativi, esplorano le inedite risorse espressive dei rifiuti tecnologici. È presente alla LIV Biennale di Venezia.

                        Vincenzo Balena Le Maschere di Ifigenia a cura di Valter Rosa  

 

inaugurazione 22 febbraio ore 11

La mostra è aperta nei giorni: giovedì, sabato e domenica con i seguenti orari: 10 – 12 e 15.30 – 18.30

Ingresso:   € 3 (intero),  € 1,50 (ridotto)

 

 

 

 

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