Un castello di numeri tra kaballah e matematica. Personale di Tobia Ravà.

Un castello di numeri tra kaballah e matematica. Personale di Tobia Ravà.

Titolo

Un castello di numeri tra kaballah e matematica. Personale di Tobia Ravà.

Inaugura

Venerdì, 12 Aprile, 2013 - 19:00

A cura di

Maria Luisa Trevisan

Artisti partecipanti

Tobia Ravà

Presso

Castello di Roncade
Via Roma 141, Roncade

Comunicato Stampa

Un castello di numeri
tra kaballah e matematica
Venerdì 12 aprile alle ore 19
Mostra a Cura di Maria Luisa Trevisan
Via Roma 141 Roncade (TV)
La mostra sarà visitabile il 13 e il 14 aprile dalle 10 alle 19 e dal 15 al 28 aprile dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 18.
Info line: info@castellodironcade.com - www.castellodironcade.com - t. +338 3997644
Organizzazione di Giovanna Poggi Marchesi
Con il patrocinio della Provincia di Treviso e del Comune di Roncade, Sua Eccellenza, Associazione Ville Venete, Wigwam Club Giardini Storici Venezia, Istituto Italiano dei Castelli, Studio LT2 Edizioni, PaRDeS – Laboratorio di Ricerca d’Arte Contemporanea e Concerto d’Arte Contemporanea-Associazione Culturale.

In occasione di Primavera in Castello 2013 avrà luogo venerdì 12 aprile alle ore 19 l’inaugurazione della mostra di Tobia Ravà Un Castello di numeri tra kabballah e matematica al Castello di Roncade(TV), della Baronessa Ilaria e del Barone Vincenzo Ciani Bassetti, a cura di Maria Luisa Trevisan, organizzazione Giovanna Poggi Marchesi. Mercoledì 25 aprile alle ore 21 si terrà in mostra un concerto per violoncelli con Claudio Ronco ed Emanuela Vozza.

La mostra Un Castello di Numeri di Tobia Ravà crea attraverso le opere, realizzate con un lettere ebraiche e numeri, un dialogo suggestivo con l’ambiente e l’atmosfera elegante e al contempo famigliare che si respira al castello di Roncade, una delle più caratteristiche testimonianze della cultura rurale della società veneta, dimora da sempre chiamata il "Castello", in realtà una particolare villa veneta cinta da mura medievali.
Sono esposte vele con soggetti architettonici mediterranei, lavori su alluminio specchiante con boschi, sculture in bronzo e terracotta raffiguranti animali.
Sia le composizioni architettoniche, sia quelle a soggetto naturalistico si legano strettamente al luogo espositivo: le prime al prospetto rinascimentale della villa, alle mura, alle sculture, alla cantina e alla bottaia, testimonianze della civiltà di villa, le seconde presentano fiumi e canali, in un rimando continuo tra le opere ed il paesaggio con la campagna veneta che si vede al di là delle mura, dove il rigore prospettico dei pioppeti dipinti fa pendant con la geometria dei vigneti.
Tobia Ravà, dopo aver sperimentato molti percorsi creativi inerenti al rapporto arte e scienza, dal 1998 ha avviato una ricerca legata alle correnti mistiche dell’ebraismo: dalla kabbalah al chassidismo, proponendo un nuovo approccio simbolico attraverso le infinite possibilità combinatorie dei numeri. La logica letterale e matematica, che sottende le opere di Ravà, è intesa come codice genetico e raccoglie elementi sia filosofici sia linguistici che vanno a costituire una sorta di magma pittorico fatto di lettere e numeri, che si cristallizzano sulla superficie “grandangolata” di vedute di canali e boschi.
Le sue opere sono costituite per lo più con un punto di vista centrale o laterale, apparentemente costruito sull'impianto prospettico rinascimentale, come nella serie dei boschetti, formati dai filari di pioppi ordinati con la stessa logica dei dipinti a soggetto architettonico, ma le lunghe prospettive invece di formare profondi coni visivi danno luogo ad una visone allargata, “ad imbuto” per effetto del grandangolo. Se gli artisti rinascimentali cercavano la bellezza ideale nelle geometrie attraverso i rapporti numerici per raggiungere equilibrio ed armonia, misura e ordine, Tobia Ravà sviluppa un percorso simbolico a rebus costruito su piani di lettura diversi attraverso la ghematrià, criterio di permutazione delle lettere in numeri in uso fin dall’antichità nell’alfabeto ebraico, secondo cui ad ogni lettera corrisponde un numero, così ogni successione alfabetica può considerarsi una somma aritmetica. L’artista ricrea i luoghi del reale servendosi di un linguaggio codificato riferito ai numeri relativi alla traslitterazione ghematrica delle 22 lettere che compongono l’alfabeto ebraico, che hanno appunto un significato etico, spirituale e numerologico, metafora di una disgregazione attraverso le scintille di un Big Bang ancestrale.
Egli fa riferimento alla presenza di un invisibile legame tra le cose ed al pensiero sincronico della tradizione ebraica, secondo il quale quello che è successo in passato, attraverso la memoria, viene rivissuto dal singolo nel presente. Da qui l’importanza della storia e l’alto valore della memoria per l’avvenire. Questo intreccio affascinante tra presente, passato e futuro, tra natura e cultura, viene non solo intuito e riconosciuto dall’artista, ma anche visualizzato attraverso seducenti immagini fatte di forme, colori, lettere e numeri, che costituiscono quella foresta di simboli che si cela dietro il reale.
L’approccio alle sue opere avviene per gradi: vi è un primo livello di lettura, semplice, letterale (Peshat), poi quello allusivo, deduttivo (Remez), quello induttivo, dell’esposizione (Darash), e infine quello esoterico e segreto (Sod). Le iniziali dei diversi livelli di lettura danno origine alla paola PaRDeS che secondo la tradizione significa frutteto, giardino, e in senso più ampio paradiso.
Si possono assaporare le opere da lontano e godere dell’impressione di una visione d’insieme, per fermarsi all’impatto emotivo, oppure andare oltre e tuffarsi a capofitto nella decriptazione dell’ossessivo intrico di lettere e numeri. “L’ultima decodificazione” si sofferma sull’aspetto costruttivo dei numeri e della sequenza di Fibonacci, in una calcolata sintesi tra immagine e contenuto. Come afferma lo stesso artista, infatti non è necessario che il fruitore conosca tutti i passaggi costitutivi dell’opera, ma che l’opera colpisca, crei un’emozione. L’opera di Tobia Ravà si lega a quella dei surrealisti “nel mettere l’arte al servizio della mente e attribuirle un valore iniziatico” (Arturo Scvhwarz), ma anche agli aspetti della mistica ebraica, partendo dall’origine, quando secondo lo Zohar, “ein-sof”, l’infinito (ossia l’essenza del divino) contemplava l’alfabeto ebraico considerandolo il progetto della Creazione. L’artista deve fare il vuoto come nella teoria luriana dello Tzim Zum, per permettere alla futura opera di nascere.
Le sue immagini di architetture, boschi e animali presi dalla realtà, attraverso un processo di sublimazione, assurgono quindi a luoghi simbolo dello spirito.
Le opere più recenti riportano elementi archetipali della cultura ebraica e si sviluppano attraverso sequenze numeriche riferite ad un linguaggio cosmologico universale, poiché attraverso i concetti base della kabbalah (“tradizione” e anche “ricezione”, indica la tradizione mistica del pensiero ebraico), si può arrivare ad un percorso etico-filosofico, legato al pensiero di Itzachq Luria, al contempo antichissimo e moderno, per una nuova lettura in chiave etica dell’agire nel mondo contemporaneo. Maria Luisa Trevisan

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mostre, arte, eventi, artistici, gallerie, contemporanea A cura di: Ca' di Fra' - Milano
Con: Angelo Verga
Presso: Ca' di Fra' - Milano

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