Umberto Lilloni e il Chiarismo lombardo

Umberto Lilloni e il Chiarismo lombardo

Titolo

Umberto Lilloni e il Chiarismo lombardo

Inaugura

Giovedì, 8 Ottobre, 2015 - 18:00

Presso

Galleria Ponte Rosso
via Brera 2, Milano

Comunicato Stampa

E’ una mostra retrospettiva dedicata a Umberto Lilloni, figura di primo piano fra gli artisti italiani del Novecento e certamente fra i più noti tra quelli proposti dalla Galleria Ponte Rosso. A Lilloni il fondatore della galleria Orlando Consonni aveva dedicato già nel 1963 un’importante monografia, prima di aprire la galleria in via Brera nel 1973.
Sono esposti oltre venti importanti dipinti, in gran parte dedicati al paesaggio italiano (Milano, Venezia, la Brianza, il Lago di Como) realizzati fra gli anni trenta e gli anni sessanta.
La mostra è arricchita da una selezione di opere di altri artisti che hanno fatto parte del gruppo dei Chiaristi lombardi: Angelo Del Bon, Francesco DeRocchi, Cristoforo De Amicis, Adriano Spilimbergo.
 
Scrive Elena Pontiggia (luglio 2015):
 
“Ottant’anni fa il critico Leonardo Borgese, recensendo la VI Mostra Sindacale Lombarda, individuava in alcuni artisti che esponevano in quella rassegna, una pittura chiara, una tendenza al “bianco leggero”, e appunto un “chiarismo”. 
Era nato il nome, ma la cosa c’era già da tempo. Il chiarismo infatti è stato un clima espressivo che si è definito a Milano verso il 1930 intorno al critico Edoardo Persico. I suoi protagonisti sono Angelo Del Bon, Francesco De Rocchi, Umberto Lilloni, Adriano Spilimbergo, Cristoforo De Amicis, a cui si aggiungono vari artisti, da Vernizzi a Padova, da Oreste Marini a Facciotto a molti altri, mentre punti di contatto - o di anticipazione - con la loro ricerca si colgono nel primo Birolli o in Broggini.    
Si trattava, in sostanza, di una pittura dai toni luminosi, senza chiaroscuro, spesso stesi su una base di bianco ancora umida, con ombre dipinte direttamente col colore. Al predominio dei volumi, su cui si era fondato il classicismo del “Novecento” di Sironi, sostituiva il predominio del colore. Creava così un mondo lieve, precario, instabile, che suggeriva soprattutto un sentimento di vulnerabilità. 
A distanza di ottant’anni da quel “battesimo”, e in tempi come i nostri diversamente ma ugualmente vulnerabili (soprattutto nel campo dell’arte), questa mostra vuole ricordare Lilloni (Milano 1898-1980) e i protagonisti del chiarismo, accompagnandoli ben oltre la soglia degli anni trenta. Nella consapevolezza che il tempo della pittura, quando è vera pittura, è sempre il presente.” 
 
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