UBALDO BARTOLINI: sottoluce

UBALDO BARTOLINI: sottoluce

Titolo

UBALDO BARTOLINI: sottoluce

Inaugura

Domenica, 22 Novembre, 2015 - 10:30

A cura di

Matteo Vanzan, Gabriele Peretta

Artisti partecipanti

Ubaldo Bartolini

Presso

Palazzo Pisani
piazza Garibaldi, 1, Lonigo (Vi)

Comunicato Stampa

Sottoluce è il titolo della mostra personale del maestro Ubaldo Bartolini ospitata presso le sale di Palazzo Pisani di Lonigo (VI), la Casa della Cultura che da ormai tre anni firma manifestazioni ed eventi di alto spessore culturale, in un excursus di oltre 30 opere dal 22 novembre 2015 al 10 gennaio 2016, con inaugurazione domenica 22 novembre alle ore 10.30.

“La Città di Lonigo” dichiara il Sindaco Luca Restello “città d’arte e cultrice delle più importanti attività pittoriche del novecento, ha il piacere di accogliere una mostra che conferma la vocazione del palazzo Pisani di essere la Casa della Cultura leonicena. L’arrivo di un straordinario artista come Ubaldo Bartolini nella mia Città mi emoziona e mi rende orgoglioso dell’attività di promozione culturale che caratterizza la nostra Terra Berica”.

Le parole dell'Assessore alla Cultura Francesca Dovigo: “La programmazione di Palazzo Pisani, Casa della Cultura, rappresenta oramai un appuntamento imperdibile per coloro che amano l’Arte in tutte le sue discipline e rappresentazioni. Un impegno che è volto a valorizzare il nostro territorio con l’obiettivo di incentivare il turismo culturale dell’intera Regione Veneto grazie ad eventi che, grazie alla loro importanza, riescono ad attirare ogni anno di più, un numero sempre crescente di visitatori. è con grande orgoglio e soddisfazione che l’Amministrazione di Lonigo presenta la mostra di Ubaldo Bartolini, artista noto a carattere internazionale, in grado di tradurre con estrema poesia e dolcezza quelle note di paesaggio che tanto ci sono care donandoci, attimo dopo attimo, un viaggio interiore fatto di attese, silenzi e meditazione di uomini solitari immersi nella vastità della natura. Bartolini è bellezza e mistero allo stesso tempo, enigma e riflessione senza i quali non esisterebbe il grande pathos che solo l’Arte è in grado di suscitare in tutti noi”.

“MV Eventi vuole insistere sull'importanza di presentare agli amanti dell'Arte di tutto il territorio veneto, artisti di caratura internazionale” afferma l'organizzatore Matteo Vanzan di MV Eventi “specialmente dopo gli ottimi riscontri di pubblico delle nostre manifestazioni negli ultimi tre anni. Solo a Palazzo Pisani abbiamo registrato oltre 30.000 presenze e puntiamo a raddoppiare questa cifra nella prossima programmazione”.

Ubaldo Bartolini debutta nel 1972 alla Galleria Arte Studio di Macerata. Quindi, con oltre 30 anni di attività, percorre quelle tappe significative che lo conducono dalle prime esperienze concettuali ad una ristrutturazione del concetto di paesaggio.
Quel paesaggio che, movendo dai Carracci, Lorrain e Poussain, perde via via i connotati realistici per diventare rappresentazione di pure istanze interiori. Bartolini, nato a Montappone (Ascoli Piceno) nel 1944, ma poi trasferitosi a Macerata, e quindi attivo fra la città di residenza e Roma, è stato uno dei fondatori della corrente che Maurizio Calvesi battezzò Anacronismo, con Carlo Maria Mariani, Alberto Abate e Stefano Di Stasio, e altri.
Questo movimento è stato definito anche Pittura colta o Ipermanierismo.
Bartolini ha esposto le sue opere in oltre 70 mostre personali e collettive in gallerie e musei di tutto il mondo. Ha avuto una sala personale alla XLI Biennale di Venezia ed è stato inserito nella collettiva “Novecento, arte e storia in Italia”, ospitata presso le Scuderie papali del Quirinale. Nei più recenti sviluppi della sua ricerca artistica, dopo aver inseguito per anni il «caro vecchio fantasma della pittura di paesaggio, in una serie di inattese trasformazioni» (P. Balmas), come nella ripetizione di uno stereotipo, è giunto alla capacità di liberarsi dalla natura, per costruirla ex novo, creandola di puro linguaggio e plasmandola sull´onda delle emozioni.
“Ubaldo Bartolini” afferma il curatore della mostra Gabriele Peretta “attraverso il disuso del paesaggio parla di uno spazio in cui opera e oggetto si incontrano e si sovrappongono e dell’assemblaggio di elementi, di parti, di esposizioni e di estreme attenzioni.
La pratica pittorica è una sperimentazione della teoria della pittura, un mettere alla prova lo stile basso dello stereotipo paesaggistico, attraverso verificazione e falsificazione di questa o quella condizione che rendono una vista fuori dal tempo la “scenografia del possibile”. Così, ogni rappresentazione dipinta è insieme esercizio pratico e sperimentazione teorica della pittura o,in altre parole, delle  condizioni che rendono possibile questa immagine, questo quadro, la sua visione attraverso uno spettatore, la sua posizione. Il quadro è dunque una finestra aperta sul mondo, per riprendere il discorso teorico della pittura (quello di Brunelleschi e di Alberti) di cui la semiotica mediale prima che di quella fotografica riprende i presupposti e, in virtù della sua trasparenza, lo rappresenta effettivamente più “dell’ortodossia zonale” di Adams: ma per fare questo bisogna che ci sia uno schermo tra spettatore e mondo, un supporto e una superficie di costruzione dello spazio illusoriamente profonda, un piano in cui le figure della pittura potranno sviluppare la loro storia rispetto alla storia complessa della tecnica e della medialità”.

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