TRIS

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Titolo

TRIS

Inaugura

Venerdì, 26 Giugno, 2015 - 19:00

A cura di

Francesco Gallo Mazzeo

Presso

UFFICIO CULTURALE EGIZIANO
Via delle Terme di Traiano 13 00184 Roma

Comunicato Stampa

TRIS
a cura Francesco Gallo Mazzeo

Venerdì 26 Giugno 2015 | Ore 19.00

UFFICIO CULTURALE EGIZIANO
Via delle Terme di Traiano 13
00184 Roma

Puntare sulle giovani generazioni dell'arte contemporanea, sulla creatività del nostro tempo, vuol dire rivolgere un'attenzione fondante sul presente che avviene sotto i nostri occhi e sotto il nostro sguardo, ma anche sui lasciti della tradizione e su quelli delle avanguardie, guardando storicamente al passato e innovativamente al futuro, con una forte venatura antropologica e culturale, di cui non possiamo fare a meno, senza cadere
in una perdita di consapevolezza, di coscienza o forse, di noi stessi. Nell'ambito di una
piena avvertenza dei mutamenti continui, in cui tutti noi siamo, al tempo stesso, soggetti e autori, ma anche oggetti e consumatori, i fenomeni creativi, artistici, sono quelli in cui si avverte maggiormente la mutazione, già nella fase formativa in quanto orientata a distaccarsi dai modelli e dai codici in cui avviene il processo di formazione della vera personalità, dotata di grammatica e di sintassi, ma anche di fantasia e capacità di dislocazione di immagini e forme inusuali, avveniristiche. Anzi, avviene che, sempre di più, proprio nella fase giovanile avvengono le rivelazioni, che si misurano con la qualità del prodotto artistico non tanto, per la differenza che ciascuno di essi pone con gli altri, in termini di originalità che pure sono importanti e diventano uno dei marcatori di una nuova biografia che viene ad aggiungersi al gotha delle personalità e delle apparizioni che connotano il paesaggio storico, ma della coerenza stilistica, dinamica, con le proprie scelte.

Lian Wu, lavora sull'assemblaggio, sulla messa insieme di materiali che segnano una loro linearità e coerenza, sia quando rimangono nella purezza dell'astrazione, sia quando vengono ad alludere ad una figura dell'immaginario una loro ragione visiva, congiurando con un vero nomadismo d'ispirazione che prende da tutte le parti che gli capitano a tiro, dalla vita tutti i giorni e dalle opere d'arte che entrano nel miraggio visivo, nella sua attenzione, con l'applicazione di una lezione che viene dalle avanguardie e soprattutto dal dadaismo che nella sua combinazione, diventa molto fecondo, generatore di novità.

Xu Zhu, si immerge nella pittura di paesaggio, ma il suo è un pretesto per giocare di fantasia con il colore, con le linee, con le immagini e creare un mondo che non c'è,
alla maniera di Italo Calvino, rifacendosi ad una linea artistica che in Italia e nel mondo ha
tanti artefici e quindi entrando in un agone di grande impegno.

Zheng Hou, affronta il lato pop della scultura, con una grande duttilità e con una forte ironia, tanto da proporre una comicità volontaria che non si fa invischiare dal monumento, però propone una manualità piena che diventa accuratezza anche nell'uso dei materiali, la cui espressività è attenuata da una forte carica del bianco che la rende in qualche modo classicheggiante, anche se essa è lontana dalla connotazioni classiche, tutta immersa in una scenograficità da spettacolo, come annunciano le sue figure antropomorfe o animali, che lasciano sempre un po' interdetti nella loro rappresentazione, che non guarda mai
verso di noi, ma è rivolta ad una spazialità immaginaria, creata dalla loro stessa spazialità,
che appartiene ad una genealogia che viene da una certa comicità involontaria.

 
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