The Think Different. Agostino Bonalumi - Giampiero Malgioglio

The Think Different. Agostino Bonalumi - Giampiero Malgioglio

Titolo

The Think Different. Agostino Bonalumi - Giampiero Malgioglio

Inaugura

Mercoledì, 31 Maggio, 2017 - 18:00

A cura di

Silvia Pegoraro

Artisti partecipanti

Agostino Bonalumi

(Vimercate, Milano, 1935 – Desio, Milano, 2013)
 

Agostino Bonalumi nasce a Vimercate (Milano) nel 1935. Talento precocissimo, nel 1948 partecipa fuori concorso con una sala personale al Premio Nazionale Città di Vimercate. Già nel ’51 partecipa a una mostra di portata nazionale: quella legata al Premio Magno a Brescia, mentre nel ’56 ha luogo la sua prima mostra personale, presso la Galleria Totti di Milano, in cui espone alcuni disegni a tema paesaggistico. Tra il ’57 e il ’58 frequenta lo studio di Enrico Baj a Milano, dove conosce Piero Manzoni ed Enrico Castellani, con i quali espone nel 1958 in una collettiva a Milano presso la galleria Pater. L’anno successivo, in occasione di una mostra a Roma, presso la Galleria Appia Antica, Bonalumi e Manzoni sono sollecitati da Emilio Villa a collaborare fattivamente alla redazione di "Appia", una rivista orientata verso le nuove ricerche. A questo invito non verrà dato seguito, ma materiali raccolti e idee verranno utilizzati per fondare insieme a Castellani la rivista "Pragma" che solo in seguito sarà chiamata "Azimuth". Insieme a Castellani e Manzoni, e con il sostegno di personaggi come Lucio Fontana e Gillo Dorfles, Bonalumi diventa animatore della scena culturale e artistica milanese. Al 1959-60 risalgono le prime “estroflessioni”, che segnano l’inizio della maturità dell’artista. Negli anni ’60 e ‘70, Bonalumi è fra i principali esponenti di una concezione “forte” dell’arte, come esperienza tattile fra pittura e scultura - dialogante con contemporanee esperienze americane: le shaped canvas - in cui la superficie della tela viene modellata grazie a un gioco di supporti lignei. I rilievi che si producono su campi monocromatici (bianco, blu, rosso, nero, grigio) determinano strutture percettive di segno astratto. A questa sintesi fra rigore razionale e potente impatto sensoriale, Bonalumi è rimasto sempre fedele Nel 2001 gli è stato conferito il Premio Presidente della Repubblica, e in quest’occasione l’Accademia Nazionale di S. Luca gli ha dedicato una mostra retrospettiva nella sede di Palazzo Carpegna a Roma. E’stato invitato speciale alla mostra “Temi e Variazioni” alla Fondazione Peggy Guggenheim di Venezia, dove ha realizzato “Opera Ambiente - Spazio trattenuto Spazio invaso” (luglio 2002). Tra il 2003 e il 2004 l’Institut Matildenhöhe di Darmstadt gli ha dedicato una grande antologica.

Agostino Bonalumi è venuto a mancare nel settembre del 2013 a Desio (Milano). Nell’ultimo periodo ha continuato a lavorare ed esporre intensamente, tenendo personali, fra le altre, alla Barbara Mathes Gallery di New York e alla Partners & Mucciaccia Gallery di Singapore, nel 2012. Tra le più importanti personali postume, Bonalumi. All the Shapes of Space. 1958-1976, presso Robilant+Voena, Londra, nel 2013, l’antologica al MARCA-Museo delle Arti di Catanzaro, 2014; I Wish to Meet Architects, alla Cortesi Gallery di Londra nel 2016.

 

 

Giampiero Malgioglio

(Roma, 1967)

 

Giampiero Malgioglio nasce a Roma nell’Agosto del 1967 da una famiglia di medici dei quali, però, non ha inteso seguire le orme essendo piuttosto attratto dall’arte in tutte le sue forme.

Giovanissimo, infatti, comincia a dedicarsi al disegno e alla pittura ispirandosi alle atmosfere romane nelle quali si immerge amando frequentare gli studi di diversi artisti che lo ispirano e motivano a tal punto da spingerlo a partecipare alle prime mostre collettive, circostanza, questa, che lo motiverà sempre di più ad impegnarsi nella pittura superando i pareri avversi dei suoi famigliari che immaginavano per lui un futuro da medico.

Pur seguendo sostanzialmente la sua innata attitudine artistica, nondimeno ritiene di dedicare molto tempo alla lettura dei percorsi di altri suoi colleghi come Attardi, Dorazio, Afro, Burri, Schifano, Fontana, Bonalumi,Castellani, Arman e Andy Warhol. Da quest’ultimo subisce un’influenza particolare che lo porterà, alla fine degli anni ’90, ad incentrare la sua ricerca sull’installazione su tela di oggetti di culto volendo porsi come un artista iconoclasta.

In tal ambito e con detta finalità, dopo il suo trasferimento a Terni, cittadina che gli consentirà di lavorare con più calma lontano dai ritmi frenetici della capitale,  troviamo tra le opere del Malgioglio le installazioni realizzate con le maglie dei calciatori che rappresentano icone dello sport, ma anche con altri oggetti che spaziano dalla musica ( si vedano ad es. le installazioni realizzate con i violini e con le chitarre) e con addirittura biciclette che vengono adattate opportunamente per essere installate su tela.

In questi casi l’intento dell’artista non è proporre oggetti qualsiasi, bensì oggetti che hanno una storia ed un valore iconico come ad esempio la maglia originale del calciatore che è stata utilizzata e vissuta dallo sportivo e che quindi ha un valore che va oltre la materialità del bene.

Queste produzioni rappresentano ormai il settore in cui l’artista ha avuto maggiore notorietà accaparrandosi un vasto numero di collezionisti ai quali preferisce rivolgersi, ma sono da ricordare anche i suoi pregevoli astratti che vengono utilizzati come base per le installazioni.

La produzione dell’artista ultimamente annovera anche un numero limitato di monocromi sempre basati sul concetto dell’installazione che ormai permea tutte le opere di Giampiero Malgioglio.

L’artista vive e lavora a Terni.

Presso

Ulisse Gallery
Via di Capo le Case, 32, Roma

Comunicato Stampa

Mercoledì 31 maggio 2017, presso la Ulisse Gallery Contemporary Art di Roma si inaugurerà la mostra Agostino Bonalumi / Giampiero Malgioglio. The Think Different (a cura di Silvia Pegoraro e Carlo Ciccarelli) dedicata all’accostamento tra l’opera di Agostino Bonalumi (Vimercate, MI, 1935- Desio, Milano, 2013), uno dei maggiori artisti contemporanei italiani, e quella di Giampiero Malgioglio (Roma, 1967), di una generazione più giovane, artista di grande talento e forza espressiva.  

 Il progetto espositivo (circa trenta opere complessivamente) si propone di individuare ed evidenziare alcune linee di continuità,  ideative e operative, tra la poetica del maestro milanese - in continua evoluzione sino alle ultime opere -  e quella dell’artista romano,  che sulle tracce della “pittura oggettuale”  ha maturato una propria inconfondibile cifra stilistica, rigorosa eppure singolarmente legata all’emotività.                                                      

 L’accostamento sembra mettere in luce una comune matrice del lavoro di questi due artisti nella problematica relativa allo spazio e alla sua corporeità originata dallo Spazialismo di Lucio Fontana.

Catalogo in galleria, con introduzione critica di Silvia Pegoraro e testi dei due artisti.

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“Io buco, passa l'infinito di lì, passa la luce…”, scriveva Lucio Fontana all’inizio degli anni ’50. Infatti Fontana ha mutato il nostro rapporto con lo spazio. Ha “sfondato” il muro dell'arte, creando, coi suoi “tagli” e i suoi “buchi” un varco reale nella materia, e dilatandolo fino ad arrivare allo spazio-ambiente, in cui lo spettatore entra fisicamente. I mezzi espressivi - fra i quali è da includere dunque anche lo spazio stesso - non servono più a produrre l'opera, ma sono l'opera. Le conseguenze di questo modello concettuale-operativo sono enormi: non solo esso permette di superare la barriera naturalistico-rappresentativa dell'arte, ma anche quella emotivo-esistenziale, particolarmente cara agli Informali. Sia nel lavoro di un maestro storico quale Agostino Bonalumi - scomparso nel 2013 -  sia in quello del più giovane Giampiero Malgioglio, troviamo sviluppi affascinanti – nelle loro affinità e nelle loro differenze - di questa dimensione dell’arte.                                                Bonalumi ha saputo sviluppare con straordinaria originalità - già tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60 -  una ricerca spaziale che parte dalle premesse fontaniane. Ma per Bonalumi non si tratta tanto di uno spazio da raggiungere al di là della tela, quanto di uno spazio in movimento verso l'osservatore, uno spazio inarcato e teso, concreta forma organica o geometrica.                               

Personalità d'artista complessa e completa, Bonalumi è sempre stato legato a una concezione forte dell’arte, come esperienza insieme concettuale, visiva e tattile, che si colloca fra pittura e scultura, ma sfugge a entrambe. Dagli esordi, nella seconda metà degli anni ’50, alla sala personale alla Biennale di Venezia del 1970, al Premio del Presidente della Repubblica Italiana nel 2001, alla personale presso la Fondazione Guggenheim di Venezia nel 2002, e sino alle opere dell’ultimo periodo (esposte a New York, a Londra, a Singapore) Bonalumi ha coltivato un’originale sintesi fra rigore razionale e immaginazione. La sua esperienza è ascrivibile a quella della cosiddetta “Pittura Oggettuale” (definizione coniata da Gillo Dorfles) nata nei primissimi anni ’60 e rappresentata, oltre che da Bonalumi, soprattutto da Enrico Castellani e da Paolo Scheggi, oltre che da certa produzione di Piero Manzoni e dello stesso Lucio Fontana. Bonalumi sperimenta sin dal ’59-’60 l’uso delle estroflessioni: rigonfiamenti e avvallamenti della tela ottenuti grazie a particolari strutture retrostanti. Una dilatazione-contrazione dello spazio che ci ricorda quella dello spazio barocco di Borromini. Anche in Bonalumi è presente un forte rigore compositivo, ma sempre unito alla presenza di una corporeità di tipo “organico”, che gioca anche su altre componenti essenziali: l’imprevedibilità e l’ambiguità. Tutto ciò persiste anche quando alla predominanza della linea curva si sostituisce, negli anni ’70, quella della linea retta. A partire dagli anni ‘80 si delinea una nuova complementarità di linea curva e linea retta, di estroflessione e pittura, attraverso il continuo passaggio dallo spazio tridimensionale a quello illusorio del dipingere: l'artista viene riaffermando la molteplicità dei piani, sempre più evidente nelle opere recenti. Nella fase iniziata dopo il 2000 - che questa mostra soprattutto analizza -  assistiamo a un nuovo ritorno della linea retta a un ruolo principe, ma secondo una configurazione inedita, che si manifesta all’interno di una sempre maggiore organizzazione geometrica nella concezione strutturale dello spazio.

Quella di Bonalumi è un'arte che, pur nel suo rigore, non rassicura affatto, proprio per la sua ricerca quasi ossessiva intorno alla natura dello spazio, che inquieta e induce a percepire la tensione di un’emotività trattenuta ed ermetica, ma di cui si avverte la presenza intensa e costante. Lo spazio “corporeo”, la luce, la splendente monocromia (in bianco, in nero, in blu, in rosso…) di cui si nutre quest’arte, legittimano un procedimento che si estende in un tempo infinito, con infinite scelte di modulazioni.

Con la corporeità dello spazio e con le tensioni che genera si confronta continuamente anche l’arte di Giampiero Malgioglio, rigorosa, controllata e calcolatissima, ma altrettanto ricca di intense suggestioni corporee ed organiche. “Nessun taglio, stile Fontana – afferma l’artista – anche se lui è stato tra i miei ispiratori, con Burri e Manzoni.

 Anche se si tratta di arte “astratta”, e le figure sono assenti, si è accompagnati dalla sensazione di una corporeità traslata: non visibile in figura, ma sensibile nel tattilismo, nella serpeggiante tensione tra sostanza materica e struttura volumetrica. E’ identità materia-percezione-pensiero, in una perenne circolazione di energia che lo sviluppo spaziale/corporeo del colore rappresenta. L’intensità metamorfica del colore e la sua forza genetica e organica è rafforzata dalla presenza di un elemento che contraddistingue l’arte di Malgioglio: la forma dell’uovo, che non si colloca soltanto sul piano della strutturazione geometrica, come potenza dinamica dell’ellissi, ma assume una fisionomia simbolica che la inserisce a pieno titolo nella storia dell’arte – da Piero della Francesca a Casorati – e ancor prima la avvolge nell’aura arcaica e primordiale del mito, rinviando ad una totalizzante esperienza spirituale e religiosa.

Intenso ed enigmatico, il lavoro di Malgioglio si identifica come lavoro tattile, ancor prima che visivo, sul rapporto corpo-materia-colore-spazio, e ci avvolge nel fascino della sua ambiguità tra pittura e scultura, tra “calcul et rverie” (Baudelaire) davvero affine, in questo, al lavoro di Bonalumi.

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