Tensioni Strutturali #2 a cura di Angel Moya Garcia

Tensioni Strutturali #2 a cura di Angel Moya Garcia

Titolo

Tensioni Strutturali #2 a cura di Angel Moya Garcia

Inaugura

Venerdì, 25 Novembre, 2016 - 18:30

A cura di

Angel Moya Garcia

Artisti partecipanti

Davide Dormino, Diamante Faraldo, Andrea Naciarriti, Marzia Corinne Rossi, Aeneas Wilder

Presso

Eduardo Secci Contemporary
Piazza Carlo Goldoni 2, Firenze

Comunicato Stampa

Inaugurazione / 25.11.2016 _ Ore 18.30

 

Date Mostra / 26.11.2016_19.02.2017

Orario Mostra / Lunedì - Sabato _ 10:00 - 13:30 & 14:30 - 19:00 e su appuntamento

 

 

La Galleria Eduardo Secci è lieta di inaugurare, Venerdì 25 novembre 2016 dalle ore 18.30, nella sede espositiva di Piazza Goldoni di Firenze, la mostra collettiva “Tensioni strutturali #2” a cura di Angel Moya Garcia.

 

La trilogia “Tensioni strutturali” si articola come un progetto organico suddiviso in tre mostre, in-dipendenti ma interconnesse tra loro, che sono presentate gradualmente negli spazi della galleria. Se la prima mostra, realizzata a Febbraio 2016, si focalizzava sul ruolo centrale dell’in-dividuo nella costruzione dello spazio percepito, attraverso installazioni ambientali di Car-lo Bernardini, Monika Grzymala, Roberto Pugliese ed Esther Stocker, la seconda analizza in quest’occasione le diverse possibilità della materia come elemento di rappresentazione e, in-fine, la terza mostra studierà, il prossimo anno, i processi entropici dell’ambiente quotidiano.

 

Questa seconda parte della trilogia viene sviluppata dai cinque artisti invitati come un’a-nalisi delle possibilità e dei limiti della materia nelle sue diverse strutturazioni, declinazioni e ac-cezioni. In mostra vengono presentati una serie di lavori che si interrogano, in modalità net-tamente contrastanti, sulle sfumature e sulle gradazioni che si nascondono negli interstizi delle ataviche dicotomie tra fisicità e astrazione, tangibilità e indefinitezza, stabilità e precarietà.

 

Un’indagine fenomenica in cui il reale appare e si mostra attraverso tracce, rimandi e segni e in cui l’individuo può arrivare a riconoscerlo e a comprenderlo solo ed esclusivamente attraverso la propria esperienza. In questo modo la mostra è concepita come una successione di impulsi, di indizi e di accenni in cui le opere rallentano, rivelandosi, e in cui la materia prova a emerge-re nella sua completa diversità, frammentazione e aleatorietà, annullando qualunque tentativo di classificazione o categorizzazione tassonomica e respingendo qualsiasi oggettivizzazione del reale.

In particolare, nella prima sala, Aeneas Wilder mette in discussione la durevolezza e la sicu-rezza statica della materia attraverso “Untitled #191”, un lavoro strutturato solo tramite l’e-quilibrio e la forza di gravità e in cui non c’è traccia di nessun sistema di fissaggio tra i nume-rosi elementi dell’installazione. Nella seconda sala, “Lontanodentro” di Davide Dormino si materializza in una cascata costruita con fili di ferro che coprono l’intera stanza e convergono dal perimetro del soffitto al centro del pavimento e in cui il visitatore può decidere se osservar-lo da una prospettiva periferica o attraversarlo per raggiungere il suo nucleo. Nella terza sala, “All Is Shining the Same” di Marzia Corinne Rossi si compone di un intrico di elementi autoportan-ti in carta vetrata industriale pigmentata, materiale che connota la produzione dell’artista, che si allineano nello spazio espositivo mutando le sue caratteristiche fisiche e percettive. Di fronte, Diamante Faraldo presenta “A Nord del Futuro”, una grande mappa rovesciata che impone la necessità di fermarsi a scrutarla attentamente per distinguere sfumature, dettagli e partico-lari nascosti dietro un materiale che prova a celarsi nella sua ambiguità. Infine, nell’ultima sala, Andrea Nacciarriti con il lavoro “Crystallize #002 [matter]” indaga sulla capacità di trasformazione e sulla fragilità della materia, dilatando la sospensione e analizzando la categoria di transizione, attraverso un atto di frammentazione che la trascina aldilà delle nostre possibilità di raggiungerla.

 

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