La tecnologia: un modo privilegiato per governare la complessità? È ancora possibile meravigliarsi?

La tecnologia: un modo privilegiato per governare la complessità? È ancora possibile meravigliarsi?

Titolo

La tecnologia: un modo privilegiato per governare la complessità? È ancora possibile meravigliarsi?

Inaugura

Giovedì, 17 Settembre, 2015 - 10:00

A cura di

Paola Di Felice

Artisti partecipanti

Paolo di Giosia

Presso

Torre Bruciata e Casa Urbani
Via dell’Antica Cattedrale e Vicolo del Pensiero Teramo

Comunicato Stampa

Torre Bruciata

Via dell’Antica Cattedrale

Casa Urbani

Vicolo del Pensiero

Teramo

 

 

La tecnologia: un modo privilegiato per governare la complessità?

 

È ancora possibile meravigliarsi?

 

 

doppia personale di

Paolo di Giosia

 

 

Inaugurazione 17 settembre 2015 ore 18:00

 

dal 17 al 20 settembre 2015

 

per info:

info@paolodigiosia.it

info@comune.teramo.it

www.teramoculturale.it

www.teramomusei.it

 

 

 

La forza comunicativa delle nuove tecnologie è il filo conduttore delle due personali di Paolo di Giosia, inserite all’interno del primo Festival del Virtuale della città di Teramo, promosso dal Comune e organizzato dal Polo Museale.

 

 

Apertura: tutti i giorni dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 20:00

 

Ingresso gratuito

 

Vernissage: giovedì 17 settembre 2015 ore 18:00

 

 

A cura di: Paola Di Felice

 

 

 

Due mostre che si compongono di foto, video, proiezioni e installazioni. Attraverso essi Paolo racconta il rapporto a volte complesso tra l’uomo e la tecnologia digitale (così come tra l’uomo e se stesso) testimoniando le nuove forme di creatività con una visione estetica in trasformazione continua. Così, attraverso il racconto della condizione femminile, egli affronta il percorso tecnologico che, dalla fotografia analogica, conduce alle attuali tecniche digitali e nonostante respiri il fascino della fotografia tradizionale giunge alla elaborazione finale attraverso la tecnologia digitale tramite passaggi ibridi, con procedimenti e attrezzature, hardware e software di editing avanzati che potenziano il processo comunicativo dell’arte.

Perciò in un crescendo tecnologico ed emotivo, negli spazi di Torre Bruciata, l’immagine della donna passa evocata da immagini e da video: un corpo esanime; una donna che indossa e sveste un abito da sposa in uno sfondo che mette a nudo le smagliature dell’anima; una figura femminile di spalle; una donna che nel libro e per il libro acquista una diversa consapevolezza; ancora una citazione femminile con un piccolo messale col volto a momenti coperto da una stoffa a mo’ di velo islamico, tra l’invocazione e l’orazione, tra la supplica e la devozione, in un contesto di presenza-assenza a rivelare la precarietà dell’esistenza. E nell’ultima stanza di Torre Bruciata, una videoproiezione di Redemptio, una presa di coscienza nuova, per una consapevolezza “altra”. Un’assenza che non è un vuoto, una nicchia, un corpo, la sua anima, la sua redenzione. Una rinascita. Un’occasione per ripensare se stessi e il senso profondo del proprio vivere

Nel sito di Casa Urbani, Paolo di Giosia mette a confronto due episodi nella vita dell’uomo, che pure l’esistenza ha abituato a cambiamenti, cadute improvvise, tragedie, dolori, infelicità. “Ci si può ancora meravigliare” si chiede l’artista? e di cosa?

Perché dopo il genocidio dei campi di concentramento, durante la II Guerra Mondiale, la sua fredda ferocia, la morte inflitta come a semplici oggetti da distruggere, c’è ancora qualcosa che può colpirci? Ed è proprio un episodio, apparentemente naturale, in una notte qualsiasi, con un ululato sovrumano, spaventoso, a decretare la morte di migliaia di persone. È quella natura angariata, martoriata, offesa, a ribellarsi: ed ecco la “meraviglia attonita” di centinaia e centinaia di esseri umani, dopo lo sgomento, la confusione e i disorientamento.

Perché, l’uomo, che il Rinascimento aveva esaltato per la sua centralità nell’Universo, non è altro che un piccolo essere nelle fauci dei una natura violenta e incontrollabile.

E quanto ancora dovremo meravigliarci e di che, quando ogni grande evento sembra insuperabile per ferocia e violenza?

Ma dalla morte come araba fenice, torna a rigenerarsi la vita. Dalla distruzione si origina il nuovo e la danzatrice, dinanzi alle macerie, torna a invocare vita attraverso le sue movenze e il suo ritmo di energia vitale.

Verrà presentato per la prima volta al pubblico il nuovo video …ma il Signore non era nel terremoto. (1 RE 19, 11)

Un’altra installazione video, legata alla mostra di Casa Urbani, è collocata presso L’Arca – Laboratorio per le Arti Contemporanee, accolta nella collettiva Prima delle parole… installazioni d’arte.

I progetti video sono il frutto della collaborazione con il videomaker Vito Bianchini.

Per info: 3406905880 - 3401087761

 

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Come Arrivare?

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