Strix II – Le ritualità arcaiche nel giorno dei morti

Strix II – Le ritualità arcaiche nel giorno dei morti

Titolo

Strix II – Le ritualità arcaiche nel giorno dei morti

Inaugura

Giovedì, 31 Ottobre, 2013 - 18:00

A cura di

Dott.ssa Daniela Fabrizi / Dott. Fabio Petrelli

Artisti partecipanti

Giacomo Badini

Cristina Blasettti

Fabio Petrelli

Ileana Valente

Presso

Associazione d'arte e cultura "Grafica Campioli" International Art Gallery
via Bellini, 46, Monterotondo, Roma

Comunicato Stampa

Presso la Galleria d’arte Contemporanea Grafica Campioli (Monterotondo – Rm) sarà in scena l’antropologia, la tradizione e la cultura di un tempo lontano. La mostra: Strix II – Le ritualità arcaiche nel giorno dei morti è curata dal critico d’arte Dott.ssa Daniela Fabrizi e dallo storico dell’arte Dott. Fabio Petrelli. Universi impalpabili, rimandi ad antiche usanze, dove nel giorno dei morti le anime dei trapassati si pensava ritornassero sulla terra alla ricerca di chissà quale labile dimora. Un mondo fatto di specchi dove le donne, le vedove e le streghe sono solo che ombre riflesse in lastre di vetro usurpate dal tempo, insudiciate dalla ruggine, dove figure tortuose e deformi popolano uno spazio nero, illusorio, ombre presagite che quasi rammentano ai théâtres d'ombres di Cristian Boltanski. Frammenti questi di Ileana Valente che si ispira iconograficamente a quel particolare substrato meridionale, dove vi è tutta una cultura per sentito dire, un mondo fatto di morti che popolano quello dei vivi. Queste figure inquietanti da lei ritratte, fluttuano negli spazi della domesticità protetta, visioni mitiche e oniriche che alludono a quegli avvenimenti raccontati tra i contadini del sud di una volta, in una nostalgica e lontana cornice che vede il meridione d’Italia portatore di quel dramma storico descritto anche in sede letteraria da C. Levi in Cristo si è fermato ad Eboli. I veli, le trasparenze incerte dei visi ritratti, si tramutano in corpi abortiti dal dolore, nel quale è possibile scorgere se pur fugacemente i luttuosi tratti somatici che si tramutano in orbite tormentate, presenze incerte e aleatorie che vivono nell’aldilà simbolico dello specchio. Ma se la fotografa I. Valente mette in scena il mondo folklorico delle sue remote origini: l’Abruzzo, Fabio Petrelli attinge ad un universo tradizionale che vede nella Puglia — suo luogo d’origine — l’irradiazione iconografica prescelta. Le antiche prefiche del sud, portatrici di quella collettivizzazione del dolore, figure, se pur anch’esse evanescenti e provvisorie, scavano nelle antiche tradizioni del meridione dove le donne, le vecchie avvizzite sono la stereotipizzazione dell’eterno ciclo della vita e della morte.  Queste sue figure dipinte però conservano un oscuro marchio, simboli alchemici che alludono alla trasformazione della materia, complesso itinerario filosofico e iconografico che da A. Dürer giunge alle opere complesse di V. Pisani. Petrelli esibisce le donne del dolore, le Mater dolorose della contemporaneità, vedove e madri che urlano, straziate dal nero della morte, ma anche anime di trapassate che giungono  sulla terra e che popolano le geografie del sud proprio nel giorno dei morti. Anime in processione, come quelle descritte da E. De Martino in Morte e pianto rituale (1958), di cui Petrelli è profondo sostenitore. I rossi simboli apotropaici marchiati su queste inquietanti figure si coagulano nella sfera surreale intrapresa da Giacomo Badini che mette in scena un mondo onirico in cui strane sagome aerostatiche fuoriescono da una fessura di rosso sangue che giunge giù fino ai meandri della terra. Sono queste le figure infernali e minacciose di Badini, anime che dal regno dei morti varcano pian piano in processione una immaginaria porta dell’altrove, in cui si intrecciano due simboli che conservano in sé il principio e la fine:    - Ω.  La prima e l’ultima lettera dell’alfabeto greco, archetipi collettivi della vita e della morte. Non è un caso che queste due allegorie siano presenti nei cimiteri, contrassegnate sulle porte, su varchi e sulle tombe ad indicarne la ciclicità e l’eternità. Il nero fondo da cui si stagliano queste figure di anime e di streghe è un nero alchemico, simbolo della materia che si evolve e diviene bianco ed oro, un mondo popolato di strane silhouette ermafrodite nascoste dalla maschera della morte che beffardamente sarà indossata da tutti.

Ma questo universo sospeso, è gremito da strani esseri alati, neri taglienti, assetati di sangue, sono le strane entità create dalla pittrice Cristina Blasetti, rapaci notturni (strix come venivano denominati nell’antichità), esseri della notte portatori di sciagure e disgrazie, associate alle streghe e alle donne dalla nera sorte. Donne come quelle della Valente o di Petrelli sigliate dal dolore ma anche da una oscurità magmatica che raccoglie in sé le storie più remote di tempi vissuti in cui la morte veniva elaborata secondo dei dettami tradizionali ben calibrati. È allora il trapasso e il negativo in generale che nell’antichità erano sempre associati al sovrannaturale vedono in Blasetti un’odierna stereotipizzazione dell’iconografia medievale, che scorge nella civetta con gli occhi rossi fuoco un malaugurate annuncio: quello urlato dall’allocco o dal corvo nero che nella xilografia quattrocentesca di presentazione per questa mostra, annunzia “Cras- Cras” ovvero “domani-domani”, dove il nero corvo, proprio come quello della Blasetti, lancia per primo lo sguardo sui cadaveri.

Sara possibile visitare la mostra dal 31 ottobre al 04 Novembre 2013. La rassegna è patrocinata dal comune di Monterotondo. Il catalogo è curato nel suo aspetto critico da D. Fabrizi con una introduzione demoetnoantropologica di F. Petrelli.

 

www.giacomobadini.com

www.facebook.com/cristina.blasetti.9

www.fabiopetrelli.jimdo.com

www.ileanavalente.com

 

 

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