"Sleep"

"Sleep"

Titolo

"Sleep"

Inaugura

Martedì, 30 Aprile, 2013 - 19:30

A cura di

Sabina Albano

Artisti partecipanti

Antonio Mele

Presso

Sabinalbano modart gallery
vico Vasto a Chiaia n. 52, napoli

Comunicato Stampa

Martedì 30.4.2013 ore 19:30 si inaugura "SLEEP", personale di pittura di ANTONIO MELE, alla "SABINALBANO Modart Gallery" (vico Vasto a Chiaja n. 52/53, Napoli. Info: +39348/8030029, sabinalbano@yahoo.it, www.sabinalbano.com, www.antoniomele.it) sino al 19.5.2013 tutti i giorni, eccetto i festivi, su appuntamento. Ingresso gratuito.
"SLEEP", titolo della mostra che ANTONIO MELE propone alla "Sabinalbano Modart Gallery", è la chiave di lettura di un corpus allestitivo importante: circa 22 lavori, oli su tela di formato variabile (da 45x55 sino a 170x130), oltre a un’installazione multimateriale. È un ciclo (realizzato da fine 2010 a fine 2012), in cui elemento essenziale è il tempo, il tempo del dormire, quello di una sorta di sospensione della coscienza, quello del sonno, ma non del sogno. L'osservazione della realtà, base di partenza dell'operazione creativa di Mele, e nella fattispecie di come, quando e dove l'uomo, ma anche gli altri esseri viventi, con tutte le dovute differenze, dorme e riposa, è il fulcro di questo ciclo di opere, che indagano, con sguardo attento, una determinata fase della giornata, il lasso dedicato al sonno, per l'appunto. Se un elemento metafisico e metaforico sussiste nel lessico iconografico dell'artista partenopeo è nella componente quasi fisiologica che la pittura, come qualsiasi altro linguaggio creativo, custodisce in sé, in quella dinamica in base a cui ciò che è percepito del reale e del quotidiano viene, a livello inconscio, traslato secondo un'espressione e un estro del tutto personali, che affondano le proprie radici non solo nella singola realtà psichica, ma anche nelle esperienze e nel bagaglio culturale che ognuno di noi si porta dietro. È così che questa teoria di tele, al contrario di altri due cicli che hanno il loro interesse sul momento del lavoro e su quello dell'ozio, si concentra sulle ore in cui l'uomo giace quasi del tutto inerte dal punto di vista fisico, pur se la sua mente continua indefessa un lavorio di riorganizzazione, rielaborazione di pulsioni, aspirazioni, paure, ansie, sentimenti, quasi mettesse ordine nel contenuto di una serie di cassetti lasciati semiaperti. Se l'uomo, poi, al contrario degli animali tende a dormire più che può, ovunque, in qualsiasi situazione, dato che, in quanto predatore e non preda non teme l'assalto durante il riposo, non è detto comunque che varie immagini non attraversino la sua mente. Sono proprio questi spaccati, queste schegge pittoriche che Mele tende a catturare sulla tela, condensando il tutto, con abilità ed efficacia, in un'unica scena, anche se la peculiarità risiede nel fatto che nella sua narrazione tramite forme, colori, giochi di luci e ombre, felici chiaroscuri, l'artista cerca di regalare non la sua visione, ma quella che reputa essere l'immagine che occupa la mente del protagonista dormiente ritratto nel quadro. In una sorta, quindi, di sdoppiamento tra autore e attore, tra narratore e interprete, Mele non mira a un lessico pittorico evocativo, lirico, ma prosastico, veicolo di un vero e proprio racconto, di un frame, di una struttura compiuta. In questa ricerca la declinazione iconografica trova illustri compagni nel suo percorso: Kafka, Cervantes, Borges, Cortázar, Márquez, la figura di M. Babilonia, in una prospettiva di 'realismo magico' e di un respiro per così dire latino, sudamericano. E infatti le creature che Mele porta sulla tela sono, sì, figlie del sonno, ma non sono felliniane, grottesche, o mere visioni del sogno. Si parte da situazioni e personaggi del tutto concreti e quotidiani, pittoricamente realistici, in cui, nell'arco della narrazione, un quid inquietante, straniante, talvolta persino di denuncia sociale, ecologica, interpersonale, contribuisce a dar vita a un quadro che racchiude in sé un impercettibile iato, una studiata discrepanza carica di surreale, in cui la follia della vita è palesata, il mondo altro non si distingue da quello vero e normale. E ciò grazie anche a un approccio pittorico 'artigianale', dato che Mele, nel solco di un’antica tradizione italiana, non solo preferisce gli oli, ma, nello specifico, pigmenti crudi impastati con olio di lino, come si è sempre fatto sino all'800. Il particolare interessante è che l'artista parte da bozzetti e modelli in photoshop, secondo una tecnica moderna e una composizione dell’immagine con taglio quasi ‘fotografico’, che poi trasferisce su tela con grandi padronanza e libertà cromatiche. L'esito è una maggiore consapevolezza del colore, una forza, un'autenticità che ben si esprime nel ricorso ai preziosi giochi di luce. Il tratto, poi, dona ulteriore vigore all'immagine, essendo denso, gestuale, robusto, corposo, come la gamma cromatica, varia e stratificata, in cui Mele gioca coi colori freddi e quelli caldi, spesso mischiandoli e ripassando gli uni sugli altri, ancora una volta con l'intento di conferire potenza a luce e colore, per un'iconografia che non indugia a nessun tipo di astrattismo.
Durante il vernissage performance jazz di Maresa Galli (voce) e Alberto Cannavale (chitarra).
ANTONIO MELE, napoletano, classe '70, opera nel campo della pittura, scultura e incisione. Si è formato all'Accademia delle Belle Arti di Napoli. Insegna discipline pittoriche nella scuola secondaria. I suoi lavori sono stati esposti, premiati e pubblicati a Napoli e in Campania, Milano, Bassano del Grappa, Penne, Mantova, Cracovia, Varese, Cuneo, Foligno, Torino, Biteto, Vigenza e Cosenza.

mostre, arte, eventi, artistici, gallerie, contemporanea

Come Arrivare?

Chi c'è on line?

Ci sono attualmente 0 utenti e 718 visitatori collegati.

Informazioni su ''

Accesso utente

CAPTCHA
Inserisci il codice che vedi qui sotto. Serve per evitare la spam e dimostrare che sei un umano e non un computer.

lobodilattice newsletter

Iscrivendoti accetti le nostre Privacy Policy ( link in fondo alla pagina)