Silvio Natali - A modo mio

Silvio Natali - A modo mio

Titolo

Silvio Natali - A modo mio

Inaugura

Giovedì, 5 Novembre, 2015 - 18:30

A cura di

Virgilio Patarini

Artisti partecipanti

Silvio Natali

Presso

MUEF Art Gallery
Angelo Poliziano, 78 b, Roma

Comunicato Stampa

Silvio Natali alla MUEF di Roma

 

Si inaugura giovedì 5 novembre 2015 alle ore 18,30 alla MUEF Art Gallery di Roma, via Angelo Poliziano, 78b, la mostra personale di pittura di Silvio Natali intitolata “A modo mio”, a cura di Virgilio Patarini, con la collaborazione di Roberta Sole.

In esposizione nella vivace galleria romana situata a metà strada tra il Colosseo e via Merulana, una ventina di opere, ovvero una selezione significativa della produzione degli ultimi anni dell’artista marchigiano, incentrata sulla ricerca di un disegno e una pittura corsivi, rapidi e precisi al tempo stesso, classici e contemporanei.

La mostra proseguirà fino all’11 novembre, visitabile tutti i giorni dalle 17,30 alle 20, ad ingresso libero. Chiuso la domenica e il lunedì.

Info: muefartgallery@gmail.com

 

Qui di seguito una breve nota critica di presentazione, una nota biografica e una selezione della rassegna critica sull’autore.

 

 

Nota critica introduttiva

“A modo mio”: la pittura di Silvio Natali tra Leonardo e Keith Haring

 

Silvio Natali nelle sue tele variopinte e corsive coniuga il magistero di Leonardo Da Vinci con le suggestioni di Keith Haring. Sulla scorta dell’insegnamento del sommo toscano, infatti, l’artista marchigiano pone con decisione e consapevolezza il disegno alla base delle sue composizioni: un segno tanto rapido, corsivo, quanto sintetico e controllato, che definisce e circoscrive ogni elemento figurativo secondo linee essenziali, di vaga ispirazione fumettistica e pop. Dal fumetto la pittura di Natali attinge la stilizzazione del disegno e la resa immediata delle figure e dei paesaggi; dall’immaginario pop un certo gusto spiccato per i colori eccessivi, sgargianti, virati in tonalità spiazzanti, per gli accostamenti acidi e per una stesura del colore ‘à plat’ in ampie o minute porzioni di tela. E poi c’è una sorta di ‘horror vacui’, un bisogno profondo e viscerale, irrefrenabile, di riempire di segni, disegni guizzanti e colorati, ogni spazio libero dalla superficie, che porta l’artista di Corridonia a vergare arabeschi in ogni porzione di tela lasciata libera dalle masse delle figure e degli elementi principali della composizione. Balza all’occhio nella fattispecie la similitudine con la proliferazione di omini e ghirigori sulle tele di Keith Haring. Si crea in definitiva un rapporto dinamico e dialettico, sul piano visivo, tra colore piatto e disegno corsivo. Forse si tratta di un rapporto di tipo ‘ritmico-musicale’ che guida la percezione dell’opera: lo sguardo accelera nel seguire le volute nervose, rapide e decorative del disegno, e rallenta, fa una pausa, quando si posa sulle ampie, riposanti campiture di colore piatto. In questo il fruitore è portato a seguire passo passo il ritmo che l’artista ha a sua volta seguito nell’esecuzione dell’opera, e con l’artista, col flusso inquieto e imprevedibile dei suoi pensieri, col suo respiro, con la danza della sua mano sulla tela, entra in empatica sintonia.

Virgilio Patarini

(Dal volume “Post-Avanguardia”, a cura di V. Patarini e P. Levi, Ed. Giorgio Mondadori, 2010)

 

Nota biografica

 

Silvio Natali (Corridonia, 1943), laureato in Medicina, pittore  autodidatta, dagli anni settanta espone in mostre personali e collettive. Tra le moltissime esposizioni personali, in Italia e all’estero, sono da ricordare quelle a Palazzo Massari a Ferrara (1997), alla Galleria “La Telaccia” a Torino (1999), nella Sede Municipale delle Associazioni Regionali a Milano (1999), nel Circolo Ufficiali di Castelvecchio a Verona (2000), alla Galleria Puccini ad Ancona (2001), al Centro Esposizioni d’Arte a Pisa (2001), alla Galleria Bonan a Venezia (2002), all’Istituto di Cultura “Casa Cini” a Ferrara (2002), alla Galleria del Candelaio a Firenze (2003), al Kantiere d’Arte “Il Centauro” a Bari (2003), al Chiostro Monumentale di S.Francesco a Treviso (2004), agli Antichi Forni a Macerata (2005), alla Galleria “La Pigna” a Roma (2006), al Castello di San Zeno a Montagnana (PD) (2007), a Casa Dante Alighieri a Firenze (2008), al Museo Civico Umberto Mastroianni a Marino (RM) (2008), all’Atelier Chagall a Milano (2009), al Fukuoka Art Museum a Fukuoka (Giappone, 2011), alla Galleria Zamhenof a Milano (2011), a Palazzo Zenobio a Venezia (2012), alla Galleria “Emmediarte” a Milano (2012), al Palazzo del Bargello a Gubbio (2013), alla Galleria “Arianna Sartori” a Mantova (2014), alla “Galleria 20” a Torino (2014), alla Galleria “Espace Kameleon” a Parigi (2014), alla Galleria “Farini Concept” a Bologna (2015), alla Galleria “Ara Arte” a Madrid (2015), alla “The Framers Gallery” a Londra (2015).

Ha inoltre esposto negli Emirati Arabi, negli USA, in Slovenia, in Croazia, in Austria,  in Germania, in Finlandia, in Belgio, a Malta, in Olanda, in Romania. Sue opere sono custodite in importanti collezioni pubbliche e private.

 

Hanno scritto di lui (stralci di rassegna critica)

 

“Silvio Natali si presenta da oltre trent'anni sulla scena dell'Arte con una personalità evidente che si realizza con una pittura di studiata originalità che riduce in composizioni di respiro gli incontri tra le suggestioni del reale e gli spazi di una fantasia che vibra a mezzo di tasselli colorati, riportandoci a un'idea generale certo non comune”.

Raffaele De Grada

 

“Egli crea la sua opera ponendo attenzione al minimo dettaglio, con una sorta di horror vacui, la compone come fosse un mosaico di segni, tutti carichi di significato. Anche il titolo è sempre simbolico, parte integrante della rappresentazione. La sua arte porta con sé un monito verso una realtà troppo spesso inerme e succube del moderno, dove pochi alzano lo sguardo brillando di luce propria, perché i tanti si confondono tra la folla”.

Vittorio Sgarbi

 

“Emergono attenzione, studio, riflessione e interiorità dalle opere di questo innato talento artistico e la loro lettura avviene mediante un'osservazione acuta del dettaglio, senza nulla togliere alla valenza estetica che esprime il quadro nel suo insieme”.

Giorgio Grasso

 

“Va guardato con attenzione il punto di vista dell'artista quale osservatore del paesaggio, urbano o naturale che sia, popolato o meno di uomini. Sono città fitte di case o agglomerati asfittici di costruzioni immaginose, anche se colorati gioiosamente; sono cieli, pianure e marine, dove il colore si esercita nel virtuosismo dei contrasti, rappresentazioni arcane di un altrove ricostruito nella memoria”.

Paolo Levi

 

“Il linguaggio riesce ad essere profondamente comunicativo, le sue personalissime visioni assumono una portata universale, grazie ai toni luminosi ed allo stile esuberante che emozionano l'animo di chi guarda rendendolo partecipe di in percorso fantastico”.

Serena Sileoni

 

“E' sul filo della memoria che sono confluiti gli stimoli che hanno portato Silvio Natali alla definizione del proprio linguaggio pittorico che meglio di ogni altro gli consente di cogliere e manifestare i propri convincimenti ed una particolare visione del mondo, tramite l'assemblaggio di tessere inventate di un "puzzle" pittorico laborioso ed accattivante”.

Franco Farina

 

“La ricerca di Natali si svolge entro una sfera così intimista ed autobiografica  che, proponendosi con il pudore e la timidezza connaturati alla sua indole, suscita istintivamente nell'osservatore una sensazione di intrigante intromissione”.

Lucio Del Gobbo

 

“Egli sa vedere, sentire, meditare. E sa infine comunicare, raccontare. E' pienamente, autenticamente, intimamente artista: se non fosse un pittore, Natali sarebbe di certo un poeta, un grandissimo, franco, denso narratore”.

Giorgio T. Bagni

 

“L'arte di Silvio Natali è un'esplorazione, razionale ed emotiva ad un tempo, della realtà e dell'inconscio contemporanei, alla ricerca di un nuovo possibile umanesimo, in cui consapevolezza storica ed invenzione si intrecciano indissolubilmente dando vita ad un linguaggio insieme antico e moderno”.

Andrea Buzzoni

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