SHOGYOU MUJYO / Tutto scorre di Yoshie Nishikawa

SHOGYOU MUJYO / Tutto scorre di Yoshie Nishikawa

Titolo

SHOGYOU MUJYO / Tutto scorre di Yoshie Nishikawa

Inaugura

Sabato, 6 Agosto, 2016 - 18:00

Artisti partecipanti

Yoshie Nishikawa, (nata a Sapporo nel 1959) dopo la laurea presso l’università d’arte Ootani di Sapporo nel 1982, si trasferisce a San Fransisco (USA) per specializzarsi in “The Fine Art of Photography” presso la San Francisco Academy of Art College.

Nel 1983 comincia la sua carriera fotografica, lavorando tra Tokio, New York, Londra e Milano.

Nel 1996 decide di trasferirsi a Milano, lavorando in campo pubblicitario, still life e moda, pubblicando su prestigiose riviste di settore e realizzando alcuni libri per case editrici italiane ed estere.

Attualmente, alternando la sua attività fotografica con una propria ricerca personale, svolge l’attività professionale e artistica tra Milano, Londra, Parigi, Tokio.

 

Web: www.yoshienishikawa.com

Presso

Castello di Sarteano
via del Forte, 53047 Sarteano, Provincia di Siena

Comunicato Stampa

Il Comune di Sarteano (Siena) presenta la ricerca fotografica dell’artista giapponese Yoshie Nishikawa (nata a Sapporo nel 1959) in una sua mostra personale dal titolo Shogyou mujyo / Tutto scorre, che verrà inaugurata il prossimo 6 agosto (ore 18.00). Il contesto è straordinario: un castello senese del 1400, a metà strada fra Roma e Firenze, esempio di fortificazione di grande bellezza architettonica. Immerso in un parco e lecci secolari, è destinato per volontà del sindaco Francesco Landi e dell’amministrazione comunale di Sarteano a diventare un importante contenitore di iniziative culturali. “Questa mostra – annuncia il sindaco – ne è un chiaro esempio: ha il patrocinio dell’Ambasciata del Giappone in Italia e celebra i 150 anni dalla firma del trattato di Amicizia e commercio stipulato tra i due Paesi. Si tratta di un evento straordinario, legato a una fotografa di altissimo livello”. La retrospettiva raccoglie 30 anni di ricerca artistica, iniziata quando Nishikawa ancora viveva in Giappone, e continuata a Milano, dove si è trasferita nel 1996, esattamente 20 anni fa.

 

Tutto scorre. Ogni istante è diverso e la fotografia registra, interpreta e commenta il cambiamento. Cambiano le circostanze, cambia l’occhio e la partecipazione del fotografato. Il momento dell’esposizione della foto al pubblico varia a seconda della sensibilità di chi osserva, della sua attenzione, del suo coinvolgimento. Anche se la fotografia parrebbe bloccare e rimanere immobile nel tempo, si trasforma col mutare dell’osservatore. Attraverso le immagini che Nishikawa ha creato durante gli ultimi 30 anni, l’artista indaga il senso della bellezza e com’è cambiata la sua sensibilità nel corso degli anni e della sua vita divisa fra il Giappone e l’Italia.

 

La mostra si distribuisce sulle 15 sale dei quattro piani del Castello di Sarteano, raccogliendo circa 100 lavori fotografici appartenenti a 13 serie diverse, in un percorso a ritroso, con un progressivo allontanamento dalle origini di una fotografia con una nota più commerciale, verso forme di ricerca artistica più libere.

 

Prime tre sale del primo piano.

I lavori Pesci, Icona e Monono aware rappresentano l’attuale ricerca di Yoshie Nishikawa.

L’artista cerca l’invisibile. L’oggetto riprodotto in fotografia non è importante in sé, ma richiede un gesto meditativo di contemplazione (Pesci) e l’osservazione del tempo e dell’anima (Monono aware). La riflessione dell’uomo nel Shinkyo, un oggetto specchiante e misterioso che si trova nello scrigno della tradizionale famiglia giapponese, è di una concretezza solo apparente e in Icona testimonia la realtà come riverbero di dio che c’è in ogni uomo.

 

Secondo piano.

Al secondo piano del castello saranno presentate le serie di nature morte realizzate durante i primi anni di Nishikawa in Italia. Era il periodo in cui l’artista, disorientata dal cambiamento della fotografia analogica a quella digitale, cercava di trovare un suo modo per relazionarsi con un futuro imprevedibile. Visione: mettere a fuoco, cercare la nitidezza, decidere il momento dello scatto, sono azioni compiute dall’artista, ignorando le possibilità della tecnologia e affidandosi alla memoria per ricomporre l’oggetto dall’astrazione. Il concetto del tempo e della luce rimangono di primaria importanza sia tecnica che concettuale, anche in reazione all’incontro e la convivenza con la cultura italiana.

Stimolata ancora dalle incertezze sentite dai cambiamenti tecnici è arrivata a Hyouriittai, una parola giapponese di non facile traduzione. Il diritto e il rovescio, la vita e la morte, il negativo e il positivo, la luce e l'ombra, due opposti che non possono esistere l'uno senza l'altro. Durante la realizzazione della foto analogica, l'energia si concentra sul momento dello scatto. Invece nella produzione digitale, davanti al computer, la foto scattata diventa materiale da trattare. Così, con gli strumenti a disposizione, l’artista ha continuato il lavoro fino al totale completamento, andando su e giù in un oceano per lei nuovo e immenso. Poi il tempo stesso si è trasformato in opera. Iniziato nel 2006, il lavoro ha trovato una sua nuova chiave di lettura nel 2016, quando l’artista ha coperto parte della stampa fotografica con la sabbia, superando la ricerca intorno alla bellezza per trovare l’anima nascosta. “Ed ora, davanti alla foto digitale trasformata in opera, mi interrogo in silenzio, continuando a farmi domande finché non ne ottengo una risposta. Questo atto non sarà altro che un tabù per una fotografa. Tuttavia l'ho fatto non contro la foto come oggetto che si riflette nel campo visivo, ma contro il mio tempo interiore. Questo atto ora è necessario per andare avanti nella prossima fase.” (cit. l’artista). La serie Purificazione per 13 anni è rimasta nell’archivio, presente ma ancora non matura nel percorso dell’artista, prima di essere stampata con il platinum print nel 2014. Vissuto come un momento di purificazione dell’anima, le immagini sembrano ridestarsi, sorprese da un bagliore intenso.  

 

Terzo piano.

Il terzo piano unisce il periodo in cui l’artista cercava nient’altro che la bellezza e un suo estetismo. Citando Algernon Swinburne: “Il senso di questo quadro è la bellezza propria. Esistere è la ragion d’essere di questo quadro”. Con le serie La mia rossa, Tulipano, Eau e Luce, prime opere del suo viaggio introspettivo dopo il trasferimento a Milano da Tokyo, qui sono esposte le opere del periodo in cui Nishikawa cercava il suo estetismo. L’artista si è dedicata profondamente alla cultura italiana e reagiva a ogni momento della vita che le rivelava il senso del tempo, e alla luce e all'ombra che la circondavano, creando immagini dove la materia risulta morbida, levigata e carnale.

 

Quarto piano.

All’ultimo piano del castello saranno presentate le prime opere eseguite dall’artista quando ancora viveva in Giappone, all’inizio della sua ricerca artistica, nei primi anni ‘90. Come se alludessero al pensiero di Josephin Peladan "ciò che la bellezza crea è la gioia di sublimare i sentimenti alle idee", riflettono il nucleo del senso di bellezza di Yoshie Nishikawa. E l’invisibile. L’unione pur invisibile di cuore e animo fra le sorelle gemelle ritratte vuol essere catturata nelle fotografie dedicate a loro: Twins. Come immagini dipinte su petali vellutati, i nudi fotografici di Nishikawa suggeriscono il loro sapore giapponese denso di simboli da decifrare, dove il corpo fotografato già è simbolo in sé: Petali d’Oriente. Sono opere dense di un eros femminile che non trova la sua forza nella carne, ma si manifesta attraverso emozioni, pensieri, memorie e nostalgie.  

 

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