Se bastasse l’oblio

Se bastasse l’oblio

Titolo

Se bastasse l’oblio

Inaugura

Sabato, 22 Marzo, 2014 - 18:30

Artisti partecipanti

DOMENICO BRANCALE & JACOPO MARIO GANDOLFI

Presso

Museo d'arte contemporanea
Viale Padania 6 - Lissone (MB) fronte Stazione FS

Comunicato Stampa

Attraversare le parole di Domenico Brancale

significa muoversi in un racconto che non

svela del tutto, ma neanche nasconde. Il

tempo delle intense performance del poetaautore

è piuttosto un ritmo ininterrotto di

suggestioni e appunti, luoghi e immagini

accavallate, finanche aggrovigliate. Strumento

principale del narrato è la voce, che l’autore

definisce come il "luogo dello scarto".

Dal 2000 Brancale collabora con Jacopo

Mario Gandolfi, sodalizio che il MAC di

Lissone ospita con il video Se bastasse l’oblio

che documenta un’azione ambientata in una

vecchia colombaia in Puglia, ove un uomo

deposita un foglio in ogni loculo. I singoli loculi

racchiudono il messaggio di una parola

che nel suo svanire ritrova il proprio destinatario,

trasformando lo spazio nell'immaginario

collettivo di una "biblioteca dell’avvenire".

Il titolo del video è tratto da uno scritto di

Domenico Brancale contenuto nel libro Incerti

umani: «(se bastasse l’oblio, se almeno

bastasse per mettere a fuoco quell’unico punto

dove il luogo non ha più dimora, dove il

verso non dichiara direzione... nel vicinato

nulla... presso quel sempre cominciamento...

a finire... in cui fiato e sangue impastano lo

scafo del nostro avvenuto... in quella periferia

lontana indiscriminata anima al largo di un

possibile incontro... se solo ci fosse nell’oblio

uno spiraglio per la memoria... di cedere... di

cedere... di cedere.... se solo bastasse la

cancellatura di ogni debita distanza... se tu

fossi qui e io smettessi di dire tu... qui immediatamente...

portando ogni mio arto dentro il

tuo... ognuno alle prese con le proprie giunture...

a farsi innesti... essendo illimiti... avverandosi

al di là della nostra pietanza... e tu

smettessi di essere qui... dove saprei solo...

essendo diverso dove ora voltarti ora prenderti

ora stretta ora scavi ora vene... e poi

tacere fino al prossimo sussurro dell’attimo

vivo... l’orizzonte in luogo di noi... eufrasia)».

Sabato 22 marzo, alle ore 19:30, Brancale

accompagnerà la proiezione con una performance

in cui la voce canta le cose mancate

(da e per sempre) attraverso un gemito soffocato

e rifiatato che è condannato all’erranza,

a un precipizio su cui è possibile affermare il

proprio frammento d’incertezza.

Domenico Brancale, nato a Sant’Arcangelo

nel 1976, è poeta e performer. Ha scritto Cani

e Porci (Ripostes, 2001), L’ossario del sole

(Passigli, 2007), Controre (Effigie, 2013) e

Incerti umani (Passigli, 2013). Dal rapporto

con alcuni artisti sono nati alcuni libri: Canti

affilati e Frantoi di luce con Hervé Bordas,

Ghiacciature con Clemens-Tobias Lange e

Brace con Giacinto Cerone. Ha curato il libro

Cristina Campo In immagini e parole (2006) e

tradotto Emil Cioran, John Giorno, Henri

Michaux, Claude Royet-Journoud. Collabora

con la Galerie Bordas curando le edizioni

"Prova d’Artista".

Jacopo Mario Gandolfi, nato a Bologna nel

1980, è un regista, scrittore e produttore

indipendente. Ha vissuto a Lisbona, Londra e

da alcuni anni a Istanbul. Ha prodotto

cortometraggi e documentari. Tra i suoi titoli

visti in festival internazionali: Quante cose

non sono chiamate amore!, Donme Istanbul,

Emilio Isgrò C’è e non c’è, Zuid, Canti di un

pellegrino. La sua pratica cinematografica e

la ricerca visuale trova stimolo nei contesti

urbani e nei motivi territoriali degli abitanti per

generare narrative sui e a partire dai luoghi.

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