Le rose del deserto

Le rose del deserto

Titolo

Le rose del deserto

Inaugura

Giovedì, 12 Dicembre, 2013 - 18:30

A cura di

Stefania Valente

Artisti partecipanti

Patrizia Stracchi

Presso

Galleria d'arte Iper Uranium
Via dei Banchi Nuovi, 58 Roma

Comunicato Stampa

Alla Galleria Iper Uranium, dal 12 al 23 dicembre, Patrizia Stracchi espone le sue ultime creazioni: dipinti, sculture e incisioni ispirati ai volti di giovani donne africane

 

Una ragazza di colore che sbircia timidamente attraverso il tessuto di una tenda. Un’altra che danza liberamente coi capelli al vento. Una giovane donna africana che volge lo sguardo in una direzione indefinita. Una fanciulla dalla pelle scura che si copre con un velo ricamato mentre si prepara al rito nunziale.  Queste situazioni di vita che pongono al centro della scena giovani donne africane colte in alcuni momenti salienti della loro esistenza, sono state evocate nelle opere di una pittrice e scultrice romana, Patrizia Stracchi che, da oltre 10 anni, esprime le sue emozioni profonde utilizzando diverse tecniche artistiche: pittura, scultura e incisione.

 

I lavori che l’artista ha realizzato ispirandosi a questo mondo vengono svelati al pubblico, nell’esposizione Le rose del deserto – a cura di Stefania Valente - visibile, dal 12 al 23 dicembre 2013, nella galleria d’arte Iper Uranium (opening giovedì 12 dicembre 2013) che presenta 10 dipinti, 5 sculture e una serie di incisioni editate in 2 tirature,  una delle quali raccolta in un libro d'artista di 7 esemplari, realizzati tra il 2012 e il 2013, con a margine i testi di Simone Papalini.

 

«Protagoniste assolute delle opere di Patrizia Stracchi – spiega la curatrice -  sono delle giovani ragazze africane, quelle viste nelle sue esperienze di viaggio, che, con uno sguardo intenso e profondo, esprimono tutta la loro umanità. Tuttavia, nei lavori di Patrizia, del mondo reale che le avvolgeva, sono rimaste solo alcune tracce, quelle rimaste impresse nella sua memoria: i colori caldi dei loro corpi e dell’ambiente che le circondava, alcuni dettagli fisici dei gioielli e degli abiti indossati, elementi che, anche se del tutto decontestualizzati, da soli bastano ad esprimere la sensazione colta in quel momento. Ma sono soprattutto i loro occhi, quali finestre aperte sul loro mondo interiore, ad avere un ruolo di primo piano. Occhi sinceri che in un istante rivelano i loro stati d’animo, pensieri. Occhi già vissuti da cui traspare tristezza, rassegnazione, nonostante la gioia del momento, confermando l’ineluttabilità della loro condizione sociale».

 

Il ciclo, nel suo complesso, racconta, con intenso lirismo, la sofferta condizione della donna in questa terra antica, l’Africa, dominata ancora da forti contraddizioni sociali.

Da sempre amante dei viaggi, nel corso degli anni, l’artista ha potuto vedere di persona la malinconia che traspare dallo sguardo di tante donne che, in molte parti del mondo, vivono in schiavitù, completamente sottomesse all’uomo e, al potere politico che non riconosce ad esse nessun diritto civile. In particolare, tra le tante, l’attenzione di Patrizia è andata su quelle che arrivano al matrimonio giovanissime, che sposano uomini più maturi contro la loro volontà,  tant’è che si parla spesso della questione “spose-bambine” in molti paesi, arabi, indiani e africani.  

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