Recupero. Artwo: dentro e fuori le mura.

Recupero. Artwo: dentro e fuori le mura.

Titolo

Recupero. Artwo: dentro e fuori le mura.

Inaugura

Martedì, 29 Ottobre, 2013 - 19:00

A cura di

Valia Barriello

Artisti partecipanti

Massimiliano Adami, Ivan Barlafante, Stefano Canto, Riccardo Dalisi, Fabio Della Ratta, Carlo De Meo, Francesco Faccin, Sara Ferrari, Duilio Forte, Michele Giangrande, Andrea Gianni, Francesco Graci, Alessandro Guerriero, Yonel Hidalgo, Lanzavecchia + Wai, Alessandro Mendini, Paolo Ulian.

Presso

Triennale Milano
Viale Alemagna 6, milano

Comunicato Stampa

Triennale Design Museum presenta Recupero, a cura di Valia Barriello, una selezione di progetti che racconta l’esperienza dell’associazione Artwo, impegnata nella realizzazione di oggetti in edizione limitata ideati da artisti e designer contemporanei e realizzati dai detenuti della Casa Circondariale di Rebibbia - Nuovo Complesso a Roma.

Gli artisti e designer coinvolti sono stati invitati a lavorare sul tema del recupero funzionale di oggetti d’uso comune dismessi e di prodotti semilavorati.

 

Fondata nel 2005 a Roma, Artwo ha avviato un percorso formativo e successivamente di realizzazione dei suoi prodotti con i detenuti della Casa Circondariale di Rebibbia - Nuovo Complesso a Roma. Al suo interno Artwo ha organizzato un laboratorio con gli strumenti necessari alla produzione degli oggetti e ha predisposto un periodo di formazione per i detenuti che hanno occasione di incontrare gli artisti e i designer coinvolti.

 

In mostra progetti di Massimiliano Adami, Ivan Barlafante, Stefano Canto, Riccardo Dalisi, Fabio Della Ratta, Carlo De Meo, Francesco Faccin, Sara Ferrari, Duilio Forte, Michele Giangrande, Andrea Gianni, Francesco Graci, Alessandro Guerriero, Yonel Hidalgo, Lanzavecchia + Wai, Alessandro Mendini, Paolo Ulian.

 

Afferma Silvana Annicchiarico, direttore del Triennale Design Museum: “Rompere le barriere. Fare della detenzione un momento di rieducazione e di recupero di una coscienza civile invece che la semplice applicazione di una pena: se l'ingresso del design in carcere raggiungesse anche solo questo obiettivo sarebbe per me un dato positivo.

Ma il design in carcere non produce solo coscienza e comunità, ma anche artefatti di un'eccezionale qualità che meritano un palcoscenico, come quello del bancone del DesignCafé, che li ospiti e li renda visibili a chiunque li voglia vedere. Sono felice che la mostra abbia fornito l’occasione per estendere anche ai designer la possibilità di prendere parte a questa nuova esperienza progettuale”.

 

 

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