Pau Brasil - Il mito verde di Margherita Leoni

Pau Brasil - Il mito verde di Margherita Leoni

Titolo

Pau Brasil - Il mito verde di Margherita Leoni

Inaugura

Venerdì, 22 Gennaio, 2016 - 17:00

A cura di

Anna Lisa Ghirardi Osvaldo Negra, Francesco Rigobello

Artisti partecipanti

Margherita Leoni

Presso

MUSE - Museo delle Scienze di Trento
Corso del Lavoro e della Scienza, 3

Comunicato Stampa

Pau Brasil - Il mito verde di Margherita Leoni

Dal 22 gennaio al 10 aprile 2016
MUSE – Museo delle Scienze di Trento
Inaugurazione: venerdì 22 gennaio ore 17.00

Pau Brasil è una pianta endemica del Brasile minacciata di estinzione. Quest’albero della foresta vergine, che ha dato il nome alla repubblica federale brasiliana, è anche il titolo scelto dall’artista Margherita Leoni per la mostra che il MUSE le dedica dal 22 gennaio 2016.

Il Museo delle Scienze, come luogo di letture incrociate e a più voci, apre i propri spazi per ospitare una riflessione sulla perfezione e fragilità della natura, declinata in oltre settanta opere, che si muovono fra la tecnica dell’acquerello, del carboncino e dell’elaborazione digitale, per offrire un racconto – rigoroso e mai banale – della biodiversità botanica brasiliana e interrogare sulla necessità di un ritrovato rapporto di equilibrio, conoscenza e rispetto con il mondo naturale.

Credo nell’arte come espressione dell’uomo - così Margherita Leoni - Esprimo il mio pensiero senza nessuna pretesa se non quella di poter essere libera di manifestare i miei sentimenti e le mie idee. La mia scelta artistica spero contribuisca con un tassello al puzzle dell’agire umano verso il rispetto, l’equilibrio, l’armonia, la vita”. L’esaltazione della bellezza della natura e la ricerca della libertà dell’arte si combinano con una forte consapevolezza del valore scientifico del suo oggetto d’interesse - il mondo vegetale - e con un’attenzione particolare al rispetto delle regole dell’illustrazione botanica, figlia della lunga tradizione degli erbari.

Le sezioni della mostra
L’esposizione al MUSE ripercorre le fasi più significative del lavoro di Margherita Leoni, focalizzando l’attenzione del visitatore sullo spazio centrale del Piccolo Vuoto, reso magnetico da una grande spirale di più di tre metri di altezza che ne rielabora le opere, sovradimensionandole e modificandole digitalmente: nel cuore del museo, a poca distanza dalla serra tropicale, nasce così un’altra foresta, simbolo dell’energia vitale della natura. L’installazione è circondata da 5 sezioni che scandiscono il ritmo della ricerca creativa dell’artista negli ultimi vent’anni: Contemplazione, Paradiso Terrestre, Paradiso Perduto, Semina – Essere Natura, Mito degli Indios del Brasile.

Nel 2010 un evento drammatico segna un momento di risveglio civico e di cambiamento: una serie di devastanti incendi distrugge quasi completamente il Parque Nacionale das Emas, una delle più grandi e meglio conservate riserve brasiliane a tutela del cerrado e protetta dall’Unesco. L’artista entra nel parco qualche giorno dopo, trasformandosi in testimone e documentando con il videomaker Ricardo Martensen il disastro naturale. Cammina sulle ceneri, tocca i carboni ancora caldi, li raccoglie e li porta nel suo atelier. Il suo lavoro, dopo il tragico incendio, ingloba la sofferenza della natura e di riflesso dell’uomo. Dal 2010 al 2013 le sue opere portano il segno di questa riflessione: come in un gesto tribale, il colore si mischia alla cenere delle specie arboree distrutte, comunicando la volontà di ricreare la vita perduta.

Con il passare del tempo il sentimento di sofferenza e rabbia si trasforma in desiderio di rinascita. In questa nuova fase l’artista cerca, raccoglie e cataloga semi di ogni specie, ne studia l’anatomia e la traspone sulla carta, spesso privandola di colore, ritornando alla grafia e al segno: un invito a spogliarsi delle sovrastrutture e a riscoprire le proprie origini.

Questo processo prosegue con la riscoperta del mito, come genesi di un nuovo dialogo con il mondo. Nell’opera Nuovo equilibrio, ad esempio, sulla testa di una donna compaiono i frutti della palma da olio, pianta che riporta alla problematica ambientale legata alla distruzione di vastissime foreste: un simbolo dell’allarme ecologico mondiale. Nelle leggende degli Indios, dove il tempo e il luogo in cui l’individuo vive sono intrecciate alla natura e la ciclicità è un rituale in cui tutti gli elementi trovano perfetta collocazione, Margherita Leoni riscopre anche le tracce del presente. Attraverso il mito ritrova la volontà delle comunità di porre le basi per un vivere comune fondato su codici di comportamento, regole e accordi che garantiscano la prosecuzione della specie e la salvezza dell’ordine sociale. L’artista associa dodici leggende a un dipinto di un frutto o di un seme, auspicandosi che l’essere umano torni a sentire la natura come realtà di cui è parte. “Stare dentro la natura forte come questa del Brasile, così come stare a contatto con le culture degli Indios, dona moltissima energia: energia di forza, di sentimenti, di ampiezza e profondità umana”.

Scienza e arte per raccontare il valore biologico delle foreste brasiliane
La ricerca di Margherita Leoni si sviluppa all’interno di un’area, il sud est del Brasile, che con l’Amazzonia - il “gigante verde” - che con suoi oltre cinque milioni di chilometri quadrati è ad oggi la più ampia superficie di foresta pluviale del pianeta. La scarsa attenzione che ancor oggi l’uomo continua a prestare alla conservazione di queste aree naturali è in netto contrasto con la recente consapevolezza della loro valenza biologica. Al loro interno sono state individuate 23.000 specie vegetali, 264 specie di mammiferi, quasi 1.000 uccelli, oltre 300 rettili, 456 anfibi e 350 pesci d’acqua dolce. Nuove specie continuano ancora oggi ad essere scoperte e descritte. La prossimità con grandi aree urbane di urbanizzazione e sviluppo economico e la “fame” di risorse forestali della società brasiliana contemporanea ha però preteso e continua a pretendere un pesantissimo tributo dalle foreste atlantiche. Oltre l’85% dell’originario habitat forestale originale è andato perduto e sostituito da paesaggi umani modificati che comprendono pascoli, campi coltivati e aree urbane, e la deforestazione continua. Quasi 250 specie di vertebrati si sono già estinte per effetto degli impatti delle attività umane negli ultimi quattrocento anni e oltre la metà delle specie minacciate del Brasile sono viventi nelle foreste costiere.
Il lavoro di artisti come Margherita Leoni contribuisce ad accrescere la nostra percezione della biodiversità della bellezza degli ecosistemi accrescendo la consapevolezza della necessità di consegnare alle generazioni future un pianeta sano.

Margherita Leoni (Bergamo, 1974) si diploma presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Nello stesso anno vive per sei mesi nella Reserva Biologica de Quebrangulo, dove inizia a trasporre su carta le varie specie della Foresta spontanea brasiliana.
Da qui prende vita il suo lavoro dedicato alle foreste spontanee, con particolare attenzione per i biomi brasiliani: la Foresta pluviale (Amazzonia), la foresta tropicale umida e il cerrado. Nel 1999 si trasferisce in Brasile. Fra il 2000 e il 2001 studia Morfologia Botanica e Botanica Sistematica presso l’università di San Paolo. Stringe un solido rapporto di amicizia con il botanico specializzato nello studio e nella valorizzazione delle piante spontanee del Brasile, che fin dal 1990 ha raccolto nel Jardim botanico Plantarum a Nuova Odessa, 3.500 specie vegetali prevalentemente di piante spontanee. Dal 2000 espone in spazi pubblici e gallerie d’arte internazionali.

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