Paolo Caccia Dominioni. Un artista sul fronte di guerra

Paolo Caccia Dominioni. Un artista sul fronte di guerra

Titolo

Paolo Caccia Dominioni. Un artista sul fronte di guerra

Inaugura

Sabato, 11 Luglio, 2015 - 19:00

A cura di

Marianna Accerboni

Artisti partecipanti

PAOLO CACCIA DOMINIONI. UN ARTISTA SUL FRONTE DI GUERRA

DOPO IL GRANDE SUCCESSO ALLA BIBLIOTECA STATALE DI TRIESTE
SABATO 11 LUGLIO INAUGURAZIONE ALLO SPAZIOCAVANA ZINELLI&PERIZZI: IN MOSTRA I DISEGNI ARCHITETTONICI

 

Dopo il grande successo della vernice alla Biblioteca Statale di Trieste, presenti tra gli altri il Prefetto di Trieste Francesca Adelaide Garufi, l’assessore alla Cultura Paolo Tassinari e alla Pianificazione Urbana Elena Marchigiani, la grande mostra “Paolo Caccia Dominioni. Un artista sul fronte di guerra”, curata da Marianna Accerboni, inaugura oggi alle 19 allo Spaziocavana Zinelli &Perizzi un’intensa e raffinata sezione dedicata all’architettura e intitolata “La ragione e il sogno”: in mostra le tavole originali redatte dal geniale e poliedrico architetto-artista-scrittore-combattente, in cui all’elemento razionalista s’intreccia spesso un’interessante spunto giocoso-fantastico, come nei disegni per il Palazzo Ascoli a Gorizia e per il restauro del magnifico castello e del Golf Hotel del conte Michele Formentini a S. Floriano (Gorizia). O ancora nel coronamento delle stalle e dei fienili di Villa Cantoni Harvey di Pecci (Savogna d’Isonzo), che ci riportano all’icona di un nobile passato, “rubando” per la magistrale trasformazione di stalle e fienili in abitazione, i “capricci” di memoria settecentesca dell’architettura veneta e mitteleuropea, applicati con un pizzico d’ironia.

 

Anche nell’architettura di Caccia Dominioni, - scrive Accerboni - l’elemento razionale, che rappresenta il tratto portante della struttura dei suoi soggetti (coerentemente con il momento storico-culturale del Razionalismo d’anteguerra), si sposa, come nella pittura, a un lieve, ma significativo e importante elemento fantastico. Incontriamo quest’ultimo nella rappresentazione della sua casa di Gabria, dove fu ricoverato, ferito, nel 1° conflitto mondiale, poiché l’edificio, datato 1838, era stato trasformato in ospedale. Alla fine degli anni ’50 l’architetto-artista acquista e ristruttura la mansarda (oggi in piazza Indipendenza 4): in attesa che l’abitazione sia pronta, alloggia per nove mesi nel vicino Albergo Da Tommaso, dove scrive il libro El Alamein e altre pubblicazioni, anche in collaborazione con la scrittrice Maria Bellonci (ideatrice con Guido Alberti del Premio Strega), che era sua cognata. Nella mansarda di Gabria, tuttora di proprietà della famiglia, risiederà fino alla seconda metà degli anni ’80.

Nel ’59 progetta a Rubbia (Gorizia) la Baita per Elena Caccia Dominioni, la sua bella e giovane moglie. E a Savogna d’Isonzo nel 1970 - ’71 progetta pure un’elegantissima Scuola elementare, in cui prevale, come nelle altre nuove edificazioni, la razionalità, assieme alla sua cifra, che contraddistingue le nuove architetture: l’arco, intimo luogo sotto il quale raccogliersi e proteggersi da sole e pioggia, probabile reminescenza della cultura del mondo arabo, da lui assaporata fin da giovanissimo.

Il senso d’intimità (e quindi il concetto di umanità) è sempre ben presente in tutte le architetture di Caccia Dominioni, che dovunque andasse per lavoro (da El Alamein ad Ankara), si creava una stanza che fungeva da studio e abitazione e che egli arredava appunto in modo molto intimo e caldo.

 

Incontriamo per altro l’elemento fantastico anche nel coronamento delle stalle e dei fienili di Villa Cantoni Harvey di Pecci (Savogna d’Isonzo), che ci riportano all’icona di un nobile passato, “rubando” per la magistrale trasformazione della parte rustica della villa (stalle e fienili) in abitazione, i “capricci” di memoria settecentesca dell’architettura veneta e mitteleuropea, da applicarsi, con un pizzico d’ironia, alla facciata dell’edificio.

Un ironico sentire rende più lieve anche la presentazione alle autorità comunali del progetto per una palazzina settecentesca restaurata negli anni ’70 per il Conte Michele Formentini in via Ascoli nel Ghetto di Gorizia: ed ecco salire le scale del palazzo una graziosa damina, mentre in un altro disegno architettonico, rapido, immediato, elegante ed efficace, compare una bella carrozza trainata dai cavalli, come avveniva all’epoca nella realtà, ed ancor oggi nelle favole.

Ma, a parte queste deliziose licenze formali, Caccia Dominioni è capace nell’architettura di esprimersi attraverso una cifra del tutto personale, che nel restauro e nelle nuove edificazioni coglie sempre nel segno, come avviene per esempio nel Castello Formentini di S. Floriano del Collio (Gorizia), adeguando l’antica, severa armonia del maniero alle esigenze moderne, e nel Golf Hotel. Ed ecco che la scala esterna di sicurezza, prevista dalla moderna normativa, si trasforma nella Casa della Fonte in uno scalone d’epoca sostenuto da 3 archi di misura crescente, realizzato in pietra a vista, come le antiche architetture, mentre la Torre della Bora e di Tramontana del Castello vengono elevate, grazie a un ingegnoso effetto trompe-l’oeil, sì da soddisfare le normative per l’abitabilità dello spazio sottostante. E pure gli scarichi di alcune parti del Castello sono mimetizzati con la creazione di contrafforti, che sembrano essere esistiti da sempre. Da tutto ciò emergono con evidenza una cura e un’attenzione assolute dei particolari, com’è evidente anche nella Casa della fonte, attigua al Castello Formentini, che prende il nome da una fonte di recupero in pietra d’Aurisina, inserita dal progettista in una casa rurale dell’antico Borgo piuttosto anonima, per ingentilirne l’aspetto, dal momento che nel progetto di Dominioni questa casa veniva collegata a un’altra simile, a formare il Golf Hotel. L’architetto è così attento ai particolari che ristudia anche il modulo delle inferriate secondo il modello antico, inserisce un portone bugnato per nobilitare l’edificio e cura altri dettagli per armonizzare gli elementi preesistenti con i nuovi interventi.

Inoltre in tutti suoi progetti - conclude Accerboni - Dominioni prevedeva una fascinosa meridiana: e così accadde per la Casa della Fonte, nella Villa Sergio Cosolo di Fogliano (Gorizia), nella Villa Cantoni, a Palazzo Lantieri e via dicendo.

 

DOVE: Spaziocavana Zinelli&Perizzi - via S. Sebastiano, 7 – Trieste

QUANDO: 11 luglio · 26 agosto 2015

ORARIO: da mar a sab 10 · 13/ 15 · 19.30/ domenica chiuso

A CURA DI: Marianna Accerboni

CATALOGO: no

INFO E VISITE GUIDATE: +39 335 6750946 · marianna.accerboni@gmail.com

                                             I.A.T. Redipuglia +39 0481 489139

 

          

 

CON CORTESE PREGHIERA DI PUBBLICAZIONE/ DIFFUSIONE

Presso

Spaziocavana Zinelli &Perizzi
via S. Sebastiano, 7 - 34121 - Trieste

Comunicato Stampa

PAOLO CACCIA DOMINIONI. UN ARTISTA SUL FRONTE DI GUERRA

DOPO IL GRANDE SUCCESSO ALLA BIBLIOTECA STATALE DI TRIESTE
SABATO 11 LUGLIO INAUGURAZIONE ALLO SPAZIOCAVANA ZINELLI&PERIZZI: IN MOSTRA I DISEGNI ARCHITETTONICI

 

Dopo il grande successo della vernice alla Biblioteca Statale di Trieste, presenti tra gli altri il Prefetto di Trieste Francesca Adelaide Garufi, l’assessore alla Cultura Paolo Tassinari e alla Pianificazione Urbana Elena Marchigiani, la grande mostra “Paolo Caccia Dominioni. Un artista sul fronte di guerra”, curata da Marianna Accerboni, inaugura oggi alle 19 allo Spaziocavana Zinelli &Perizzi un’intensa e raffinata sezione dedicata all’architettura e intitolata “La ragione e il sogno”: in mostra le tavole originali redatte dal geniale e poliedrico architetto-artista-scrittore-combattente, in cui all’elemento razionalista s’intreccia spesso un’interessante spunto giocoso-fantastico, come nei disegni per il Palazzo Ascoli a Gorizia e per il restauro del magnifico castello e del Golf Hotel del conte Michele Formentini a S. Floriano (Gorizia). O ancora nel coronamento delle stalle e dei fienili di Villa Cantoni Harvey di Pecci (Savogna d’Isonzo), che ci riportano all’icona di un nobile passato, “rubando” per la magistrale trasformazione di stalle e fienili in abitazione, i “capricci” di memoria settecentesca dell’architettura veneta e mitteleuropea, applicati con un pizzico d’ironia.

 

Anche nell’architettura di Caccia Dominioni, - scrive Accerboni - l’elemento razionale, che rappresenta il tratto portante della struttura dei suoi soggetti (coerentemente con il momento storico-culturale del Razionalismo d’anteguerra), si sposa, come nella pittura, a un lieve, ma significativo e importante elemento fantastico. Incontriamo quest’ultimo nella rappresentazione della sua casa di Gabria, dove fu ricoverato, ferito, nel 1° conflitto mondiale, poiché l’edificio, datato 1838, era stato trasformato in ospedale. Alla fine degli anni ’50 l’architetto-artista acquista e ristruttura la mansarda (oggi in piazza Indipendenza 4): in attesa che l’abitazione sia pronta, alloggia per nove mesi nel vicino Albergo Da Tommaso, dove scrive il libro El Alamein e altre pubblicazioni, anche in collaborazione con la scrittrice Maria Bellonci (ideatrice con Guido Alberti del Premio Strega), che era sua cognata. Nella mansarda di Gabria, tuttora di proprietà della famiglia, risiederà fino alla seconda metà degli anni ’80.

Nel ’59 progetta a Rubbia (Gorizia) la Baita per Elena Caccia Dominioni, la sua bella e giovane moglie. E a Savogna d’Isonzo nel 1970 - ’71 progetta pure un’elegantissima Scuola elementare, in cui prevale, come nelle altre nuove edificazioni, la razionalità, assieme alla sua cifra, che contraddistingue le nuove architetture: l’arco, intimo luogo sotto il quale raccogliersi e proteggersi da sole e pioggia, probabile reminescenza della cultura del mondo arabo, da lui assaporata fin da giovanissimo.

Il senso d’intimità (e quindi il concetto di umanità) è sempre ben presente in tutte le architetture di Caccia Dominioni, che dovunque andasse per lavoro (da El Alamein ad Ankara), si creava una stanza che fungeva da studio e abitazione e che egli arredava appunto in modo molto intimo e caldo.

 

Incontriamo per altro l’elemento fantastico anche nel coronamento delle stalle e dei fienili di Villa Cantoni Harvey di Pecci (Savogna d’Isonzo), che ci riportano all’icona di un nobile passato, “rubando” per la magistrale trasformazione della parte rustica della villa (stalle e fienili) in abitazione, i “capricci” di memoria settecentesca dell’architettura veneta e mitteleuropea, da applicarsi, con un pizzico d’ironia, alla facciata dell’edificio.

Un ironico sentire rende più lieve anche la presentazione alle autorità comunali del progetto per una palazzina settecentesca restaurata negli anni ’70 per il Conte Michele Formentini in via Ascoli nel Ghetto di Gorizia: ed ecco salire le scale del palazzo una graziosa damina, mentre in un altro disegno architettonico, rapido, immediato, elegante ed efficace, compare una bella carrozza trainata dai cavalli, come avveniva all’epoca nella realtà, ed ancor oggi nelle favole.

Ma, a parte queste deliziose licenze formali, Caccia Dominioni è capace nell’architettura di esprimersi attraverso una cifra del tutto personale, che nel restauro e nelle nuove edificazioni coglie sempre nel segno, come avviene per esempio nel Castello Formentini di S. Floriano del Collio (Gorizia), adeguando l’antica, severa armonia del maniero alle esigenze moderne, e nel Golf Hotel. Ed ecco che la scala esterna di sicurezza, prevista dalla moderna normativa, si trasforma nella Casa della Fonte in uno scalone d’epoca sostenuto da 3 archi di misura crescente, realizzato in pietra a vista, come le antiche architetture, mentre la Torre della Bora e di Tramontana del Castello vengono elevate, grazie a un ingegnoso effetto trompe-l’oeil, sì da soddisfare le normative per l’abitabilità dello spazio sottostante. E pure gli scarichi di alcune parti del Castello sono mimetizzati con la creazione di contrafforti, che sembrano essere esistiti da sempre. Da tutto ciò emergono con evidenza una cura e un’attenzione assolute dei particolari, com’è evidente anche nella Casa della fonte, attigua al Castello Formentini, che prende il nome da una fonte di recupero in pietra d’Aurisina, inserita dal progettista in una casa rurale dell’antico Borgo piuttosto anonima, per ingentilirne l’aspetto, dal momento che nel progetto di Dominioni questa casa veniva collegata a un’altra simile, a formare il Golf Hotel. L’architetto è così attento ai particolari che ristudia anche il modulo delle inferriate secondo il modello antico, inserisce un portone bugnato per nobilitare l’edificio e cura altri dettagli per armonizzare gli elementi preesistenti con i nuovi interventi.

Inoltre in tutti suoi progetti - conclude Accerboni - Dominioni prevedeva una fascinosa meridiana: e così accadde per la Casa della Fonte, nella Villa Sergio Cosolo di Fogliano (Gorizia), nella Villa Cantoni, a Palazzo Lantieri e via dicendo.

 

DOVE: Spaziocavana Zinelli&Perizzi - via S. Sebastiano, 7 – Trieste

QUANDO: 11 luglio · 26 agosto 2015

ORARIO: da mar a sab 10 · 13/ 15 · 19.30/ domenica chiuso

A CURA DI: Marianna Accerboni

CATALOGO: no

INFO E VISITE GUIDATE: +39 335 6750946 · marianna.accerboni@gmail.com

                                             I.A.T. Redipuglia +39 0481 489139

 

          

 

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mostre, arte, eventi, artistici, gallerie, contemporanea

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