OPUS

OPUS

Titolo

OPUS

Inaugura

Sabato, 8 Novembre, 2014 - 18:30

A cura di

Angelo Raffaele Villani, ROSSOCONTEMPORANEO

Artisti partecipanti

Danilo De Mitri, Pierpaolo Miccolis

Presso

Studio Dermatologico Dottor Andrea Pastore
Corso Italia 259, Taranto

Comunicato Stampa

Il mese di novembre porta con sé il sesto e penultimo appuntamento di ART MEDICA, la fortunata rassegna d'arte contemporanea, ormai consuetudine di "Bellezza" per gli affezionati frequentatori dello Studio Dermatologico del Dottor Andrea Pastore, con Sede a Taranto in Corso Italia n. 259.

Con inaugurazione sabato 8 novembre alle ore 18.30, OPUS, a cura di Angelo Raffaele Villani di ROSSOCONTEMPORANEO e con testi critici di Amelì Liana Lasaponara, vedrà in mostra i talentuosi artisti pugliesi Danilo De Mitri e Pierpaolo Miccolis. La mostra sarà aperta e visitabile dall'8 sino al 28 del mese p.v.

 

OPUS è "la Grande Opera", il risultato finale della liturgia dell'alchimia, l'Ars Regia, e la cifra stilistica di entrambi gli artisti, che ben si presta a tale chiave di lettura.

La filosofia dell'alchimia, nei secoli, ha abbracciato trasversalmente la maggior parte delle discipline scientifiche, regalando anche numerose testimonianze artistiche. In tempi più recenti Karl Gustav Jung nel suo "Psicologia ed Alchimia", pubblicato nel 1944, evidenzia le analogie dell'immaginario alchemico con ciò che lui definisce "inconscio collettivo", sottolineando come gli archetipi corrispondano a momenti e simboli ricorrenti dal mito all'arte. Andrè Breton, nel secondo manifesto del Surrealismo (1929) scriverà :"[...] la pietra filosofale è in sostanza ciò che doveva permettere all'immaginazione dell'uomo di prendere una rivalsa sulle cose [...]".

La chimica, quale scienza empirica, destabilizza i valori dell'alchimia, scienza dell'immaginare (dal latino “in me Mago agere”) che vive della propria utopia: realizzare l'oro in termini spirituali, raggiungere un'interiore conciliazione da proporre a modello armonioso di un'umanità affrancata dalle proprie miserie materiali, vivere questo processo liberatorio come azione creativa di trasmutazione. Trascendere se stessi per trasformare il mondo. Negli innumerevoli testi storici, il processo creativo che porta all'OPUS è suddiviso in fasi (da tre a cinque, riconducibili ad altrettante frequenze dello spettro visibile), passando dalla prima "nigredo" - fase della materia e del nero, a cui corrisponde l'elemento terra, la notte, l'inverno, la vecchiaia e la morte - e superando le fasi intermedie dell' "albedo" (del bianco, dell'elemento acqua, della primavera e della fanciullezza) e della "citrinitas" (del giallo e dell'elemento aria, dell'estate, della giovinezza), fino ad arrivare alla "rubedo" del rosso e dell'oro, della pietra filosofale, a cui corrispondono l'elemento fuoco, l'autunno e il tramonto, la maturità.

Così le quattro fasi tratteggiano un sistema simbolico di cui l'alchimia diventa il cardine, subordinando ogni altra quadripartizione cosmogonica, degli elementi (terra, acqua, aria e fuoco), delle stagioni, delle quattro età dell'uomo e  dei quattro umori.

 

Anche per l'artista contemporaneo l'Alchimia assurge a modello di riferimento archetipico, conservando il fascino di un paradigma mitico nel quale specchiare i turbamenti psichici e materiali, che è l'azione del solvere e coagulare il cinabro nel crogiuolo, la sintesi dagli esiti felici e liberatori della ricerca.

L'opus creativa di Danilo De Mitri si materializza attraverso la fotografia digitale come fitta rete di vitrei alambicchi che restituiscono all'osservatore la visibilità ipnagogica, la sensazione onirica. “A volte fotografo incubi" racconta l'artista. La componente fortemente simbolica nelle sue opere trae forza da simmetrie e composizioni, spesso necessariamente monocrome, evocando senza censure i cerimoniali del proprio processo creativo, il pristino e silente travaglio propriocettivo, per poi restituire, nell'atto finale, l'artista come cosa compiuta. L'arte di De Mitri porta in sé, come l'Opus, una turbolenta e sofferta parabola di agnizione della materia dall'informe alla forma, dall'incubo al sogno, cui corrisponde il processo "spirituale" ed anagogico verso la luce della bellezza, verso la liberazione nella idealità. Circonvolvere dalla nigredo alla rubedo, senza esitazione alcuna, ma come necessità di protrazione.

Pierpaolo Miccolis è un artista che utilizza quale medium d'eccellenza l'acquerello. Dal piccolo al grande formato, Miccolis compie la sua ricerca partendo dallo studio anatomico faunistico, enfatizzando i processi mutogeni che danno luogo a nuovi esseri capaci di risorgere a se stessi. La trasparenza dei suoi colori, che scivolano sovrapponendosi e spandendosi in macule screziate, si trasformano in esseri mutevoli, figli della contaminazione tra volontà progettuale e casualità sapiente. Miccolis come "Imago" del proprio Io, tra coscienza e scienza. L'OPUS dell'artista vive un processo inverso, dalla luce, al buio, all'ombra. È il vincolo tecnico dell'acquerello che impone un'elaborazione dalle tonalità chiare, dal traslucido allo scuro, dal cristallino al torbido, attribuendo all'artista la piena facoltà di inabissarsi nel buio, consapevole da quale onda di luce partire.

(Amelì Liana Lasaponara)

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