Omaggio a Emily

Omaggio a Emily

Titolo

Omaggio a Emily

Inaugura

Sabato, 17 Ottobre, 2015 - 16:00

A cura di

lamberto caravita

Artisti partecipanti

Laura Medici

Presso

Galleria comunale ArteInsieme
Piazza Foresti 2 Conselice Ravenna

Comunicato Stampa

Laura… Emily, una passione inestinguibile

Ancora una volta ci troviamo avvinti dai quadri di Laura, in questo abbraccio urgente e appassionato, dove le cifre da lei tanto amate, la scrittura e la pittura, si rincorrono rapide, frenetiche, disperate, a volte ammantate da una residua speranza, per interrogarsi, per interrogarci sul significato dell’esistenza. Doveva essere così anche per Emily, vestita di bianco come una paladina crociata, durante quei trent’anni trascorsi a scrivere nella sua cameretta di Amherst, nel suo candore, nella sua incessante ricerca dell’essenza della vita all’interno della sua volontaria clausura, probabilmente sopraffatta dalla constatazione della generale impossibilità di stabilire un rapporto soddisfacente fra sé e il mondo.

Sia Laura che Emily ci dicono che la ricerca della felicità si scontra con la drammaticità del nostro vivere, non è tempo di risposte rassicuranti, di affermazioni assolute. Anche Montale ce lo ricordava, ponendo una cappa plumblea sull’Italia degli anni Venti che spesso sembrano così pericolosamente attuali, in Non chiederci la parola:

Codesto solo oggi possiamo dirti

Ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

Eppure noi continuiamo la nostra salita, non ci fermiamo di fronte all’incredulità legata al dolore, alla solitudine, all’abbandono. E il medium dell’arte ci consola, ci fornisce uno specchio, una condivisione. Foscolo e Leopardi ci hanno narrato la vita come un’illusione, ma il nostro essere, come loro stessi ci indicano, è connaturato a un incessante, appassionato amore per la vita stessa. Poi la forbice recide, per ricordare ancora Montale, e noi attoniti non smettiamo di chiederci il perché. Ma l’inesausto lavoro dell’arte rende eterna la nostra bellezza, non estingue la speranza, crea un dialogo al di là dei secoli.

Così Laura ed Emily continuano a parlarsi, il loro è un dialogo dove la narrazione si fonde con la pittura, dove la fatica dell’esistere avvolge la ricerca disillusa della felicità.

D’Annunzio parlava dell’amore come della favola bella che oggi m’illude che ieri t’illuse, ma questa favola, questa illusione è ineludibile, ci infiamma e ci strazia, è parte essenziale di noi.

Ha un senso oggi far rivivere le suggestioni di Emily, la cui vita è così apparentemente anacronistica rispetto alla vita di oggi?

La vita che visse in una solitudine pressoché totale fu una scelta personale davvero importante: al giorno d’oggi sarebbe molto discutibile e praticamente impossibile da realizzare, ma lei lo fece ed ebbe un grande coraggio. Decise di dedicare la propria vita alla meditazione, alla scrittura e alla lettura: visse intensamente e grazie alle sue riflessioni sull’esistenza umana, sull’amore, sulla morte, sulla religione e sulla natura, oggi possiamo imparare molto dalle sue opere.

Sarebbe riduttivo parlare di sensibilità, di una visione romantica dell’esistenza, o di una capacità raffinata di coglierne la bellezza e l’incanto.

In molti versi traspare una grande forza, una capacità di rapportarsi alla natura, agli uomini e a Dio in modo interlocutorio e paritario, ma quasi con la consapevolezza che non esistano risposte.

Per questo i suoi versi, scolpiti nella loro essenza, puliti, di una estrema modernità, oggi reinterpretati dai quadri di Laura, rivivono con la loro forza, espressiva e di significato.

L’angoscia che vive in molti suoi scritti, un’angoscia profonda che sembra essere tutt’uno con la natura umana, non diventa però mai sconfitta. Piuttosto amara accettazione di essere parte di un disegno complesso che include la felicità e l’incanto, ma anche la profonda sofferenza.

E l’arte e la scrittura, indissolubilmente unite da sempre nell’opera di Laura, non hanno solo un valore consolatorio ed espressivo, ma sono parte integrante della vita, e alla vita conferiscono senso e stupore. Lo stupore di essere vivi in questa complessità del vivere, e di non smettere mai, nonostante l’immane sforzo, di chiedere alla vita stessa cosa ancora deve raccontarci.

Ada Sangiorgi ( settembre 2015)

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