OFFSITE/NOT IN PLACE #2: «OFFSTAGE»

OFFSITE/NOT IN PLACE #2: «OFFSTAGE»

Titolo

OFFSITE/NOT IN PLACE #2: «OFFSTAGE»

Inaugura

Giovedì, 6 Giugno, 2013 - 20:00

A cura di

Barbara Meneghel

Artisti partecipanti

Danilo Correale, Nicola Pellegrini e Diego Tonus

Presso

Museo d'arte contemporanea
Viale Padania 6 - Lissone (MB) fronte Stazione FS

Comunicato Stampa

La rassegna che il MAC di Lissone dedica alle video-produzioni delle ultime generazioni continua la sua programmazione in collaborazione con Viafarini DOCVA. A cadenza mensile, per circa un trimestre, si avvicenderanno tre diversi progetti curatoriali che (attraverso una selezione di artisti presenti nell'archivio portfolio di DOCVA/Fabbrica del Vapore e nell'archivio online Arthub.it promosso da UnDo.net) articoleranno altrettante letture intorno agli snodi più importanti della video arte. Dopo il primo screening program a cura di Simone Frangi, il mese di giugno è dedicato alla selezione di Barbara Meneghel, a luglio seguirà quindi una rassegna di Cecilia Guida.

Off-site / not in Place #2: «Offstage» a cura di Barbara Meneghel
Un esempio su tutti: per Steve McQueen, nel 2009, si era trattato di ritrarre la vita mentre scorreva fuori stagione ai Giardini della Biennale, a Venezia. Un’installazione a doppio schermo che ci raccontava di una Biennale a fari spenti, colta in quei lunghi mesi di intervallo tra una rassegna d’arte e l’altra, come un’attrice struccata, spogliata dalle vesti del proprio personaggio e del proprio nome. Il lavoro svelava qualcosa di sconosciuto ai più (quel palcoscenico così familiare, a spettacolo finito, il suo backstage, il retro palco e ciò che sta dietro ai riflettori). Ma cosa comporta per un artista scostare la tenda e profanare con la telecamera quello che accade dietro le quinte? Volontà di documentazione realista? Tentativo di analizzare, destrutturandola, la parete scenica e le sue implicazioni psicologiche? Oppure sentirsi più partecipi – e dunque più consapevoli – dello spettacolo che poi viene offerto al pubblico? Probabilmente, molte di queste cose, e altro ancora.
Sono qui messi a confronto tre modi diversi di affrontare il tema del backstage nella videoarte italiana: da un lato, Diego Tonus con il suo lavoro Hour of the Wolf (2010) punta nuovamente l’attenzione sulla Biennale veneziana, e ci racconta il dietro le quinte del Padiglione nordico del 2009: The Collectors, di Elmgreen & Dragset. L’artista coglie qui il rompersi dell’illusione, il disallestimento del padiglione che ricreava una casa di collezionisti contemporanei, e riporta brutalmente alla realtà lo spettatore. La parete finzionale collassa, e improvvisamente le stesse cose vengono viste in maniera completamente diversa rispetto a poche ore prima. SopravVivere in televisione (1999) di Nicola Pellegrini penetra invece il backstage dello spettacolo al suo grado massimo: il mondo delle telenovele. In un progetto articolato in cinque parti legato alla Telenovela Vivere, l’artista gioca sul confine rigoroso eppure fragile tra verità (il backstage) e finzione (lo stage), spingendosi fino a entrare fisicamente in una puntata della telenovela che verrà regolarmente trasmessa dal palinsesto televisivo. I mondi dell’arte e della TV si compenetrano, sovvertendo i normali equilibri in una maniera silenziosa eppure a suo modo radicalmente sovversiva, e per ciò stessa spiazzante. Danilo Correale, con il video The surface of my eye is deeper than the ocean (2011), svela infine un retroscena più sottile. L’illusione che crolla è in questo caso legata al gesto quotidiano di grattare i biglietti della lotteria, un gesto antico e popolare che in tempi di crisi si è fatto più frequente. Trovandosi dentro e fuori dal meccanismo che decostruisce, l’artista ha chiesto a una serie di persone di porsi davanti alla telecamera, tentando la fortuna con il biglietto che stringono in mano. Visione filmica e partecipazione al video si sommano e si confondono (il budget di produzione del lavoro è stato realmente investito nell’acquisto di biglietti della lotteria, con la promessa che eventuali vincite sarebbero state divise equamente). Un altro gesto di svelamento metafilmico, che ci fa riflettere sul significato del concetto di palcoscenico nella contemporaneità.

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