N.O.V. not ordinary view

N.O.V. not ordinary view

Titolo

N.O.V. not ordinary view

Inaugura

Venerdì, 15 Novembre, 2013 - 18:00

A cura di

Valentina Lucia Barbagallo

Artisti partecipanti

Léa Belooussovitch

João Freitas 

Giorgia La Rocca

Gianpaolo Lauretta

Presso

ARTECONTEMPORANEA Bruxelles 
22, Rue des Chevaliers 3th floor IXELLES – 1050 BRX BE

Comunicato Stampa

Contemporaneo per Now, l’immediato; e per N.O.V., la Visione Non Ordinaria di uno sguardo  meditativo e mediato, capace di decifrare la trasversale natura dell’osservato e di estrarne, se c’è, il significato inedito, provocatorio o, perché no, rivoluzionario. Due dimensioni, dunque, per riflettere su questa mostra. La prima parte dalla vista - dalla percezione ottica - per generare una visione, cioè il percepito intellettuale, in cui il pensiero disincarna il senso in forme intelligibili, in concetti. La seconda è la dimensione visionaria, lo svelamento del non ancora, del possibile, sostenuto e sostenibile con l’impegno etico dell’artista e del pubblico. Questa dialettica essere-cambiamento è declinata  esteticamente, ma in sostanza antropologica, connaturata all’uomo: nessuna sorpresa, quindi, che i lavori presentati mostrino qualcosa per dimostrare qualcos’altro, e che si tratti di altro a venire e da costruire. Tuttavia, il proprio dell’artista è la combinazione  di libertà di linguaggio e concretezza del medium, a beneficio della massima efficacia semantica e comunicativa dei concetti sottintesi. L’immagine, i materiali e le tecniche possono essere manipolati all’infinito, senza perdere, ma anzi rinnovando e moltiplicando, visibilità, tattilità, sonorità, ecc. Così, una mostra come questa, pervasa di “intenzionalità” (alla Husserl), e di estremo rigore progettuale-ideale, mobilita altrettanto vigorosamente tutti i sensi degli spettatori sugli emblematici, o perfino archetipici, materiali che veicolano la creatività degli artisti.

 

Contemporary,i.e. the Here and Now; and yet  the Not Ordinary View (N.O.V.) of  a mediated and pondering  eye, one willing and able to decipher the transverse nature of the observed and to extract its eventual new, provocative, or even revolutionary, meanings. Two readings, then, for the same exhibition. To begin with, optical perception prompts a vision, an intellectual perception, by which the mind converts the physical sensation into immaterial intelligibles, or concepts. And concepts, in turn, feed the visionary dimension, the unveiling of the not-yet-there, the possible future(s) supported and supportable by the ethical push of the artist and his/her public as well. This dialectic between the existent and change is declined here in the aesthetic mode, but carries an obvious anthropological significance, in that inherent to human nature: no wonder, then, that the exhibition’s works show something in order to prove something else, and that the latter be elsewhere, to come, and to be fought for. Artists, though,  are quite peculiar in that  their freedom of language and their tools’ concreteness allow them to maximize the semantic and communicative effectiveness of the concepts carried by the works. Images, materials, techniques of the visual universe can be manipulated endlessly, and each manipulation will return renewed and amplified visibility, tactility, sonority, and so on…Thanks to this magic, an exhibition imbued with “Intentionality” (à la Husserl), and extremely rigorous as to ideas and project,  equally appeals to the mobilization of all visitors’ senses around the emblematic, if not archetypal,  creations of the artists.

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