MOSTRA ZOOTE - Galleria Benappi - A cura di Luca Beatrice

MOSTRA ZOOTE - Galleria Benappi - A cura di Luca Beatrice

Titolo

MOSTRA ZOOTE - Galleria Benappi - A cura di Luca Beatrice

Inaugura

Giovedì, 14 Gennaio, 2016 - 18:00

A cura di

Luca Beatrice

Artisti partecipanti

Agostino Arrivabene, Bertozzi & Casoni, Nicola Bolla, Rembrandt Bugatti, 
Wim Delvoye, Quentin Garel, Paolo Grassino, 
Aldo Mondino, Polly Morgan

 

Presso

Benappi Sas
Via Andrea Doria 10, 10123, Torino

Comunicato Stampa

Progetto di Umberto Benappi 
 
a cura di Luca Beatrice 
 
saggi di Leonardo Caffo e Vincenzo Santarcangelo 
 
Agostino Arrivabene, Bertozzi & Casoni, Nicola Bolla, Rembrandt Bugatti, Wim Delvoye, 
 
Quentin Garel, Paolo Grassino, Aldo Mondino, Polly Morgan 
 
 
Galleria Benappi, Via Andrea Doria 10 - 10123 Torino 
 
14 gennaio - 27 febbraio 2016 
 
 
Zoote era il termine con il quale nell’antica Grecia era conosciuto lo stile animalier, intendendo 
 
soprattutto le decorazioni maculate e pitonate che ritornano nella storia dell’arte e della moda in diverse 
 
Durante il Rinascimento l’animalier è associato all’esoterico ed al satanico, mentre nell’Iconologia 
 
di Cesare Ripa del 1593 la Libidine viene raffigurata con indosso una pelle di leopardo. Tra 1880 e 
 
1900 il britannico Aestethic Movements indirizza le proprie invenzioni a una donna libera ed 
 
Da Josephine Baker ad Audrey Hepburn il motivo leopardato torna nel cinema e nello spettacolo, 
 
mentre la prima comparsa sulle passerelle di moda è datata 1947 con le collezioni di Christian Dior. 
 
 
Anche nell’arte l’animale è presente fin dall’antichità con differenti livelli simbolici: a ogni bestia 
 
corrisponde un diverso senso e significato che si rifà ai caratteri degli umani, siano positivi o 
 
negativi. Persino nel Novecento, periodo contrassegnato dall’arrivo delle avanguardie e dunque dal 
 
progressivo allontanamento dall’immagine realistica, il rimando all’animale persiste in differenti 
 
modulazioni, dalla scultura alla pittura, dall’installazione al disegno. 
 
La Galleria Benappi presenta una selezione di artisti contemporanei che hanno dedicato all’animale 
 
L’idea parte da una scultura bronzea di Rembrandt Bugatti. Nato a Milano nel 1884 e morto suicida 
 
a Parigi nel 1916, sviluppa l’amore per la natura e gli animali, cosa che lo spinge a passare molto 
 
tempo nella riserva parigina nei pressi del Jardin des Plantes. Nel 1907 si stabilisce vicino allo Zoo 
 
di Anversa per studiare gli animali feroci. Il suo Elefante danzante negli anni ’20 verrà utilizzato 
 
dal fratello Ettore come simbolo della Bugatti Royale. 
 
Un altro omaggio di Zoote è ad Aldo Mondino, grande artista torinese scomparso dieci anni fa, e 
 
alla sua Scultura un corno realizzata alla fine degli anni ’80. Si tratta di una piramide in bronzo 
 
composta da cinque elefanti uno sull’altro che Mondino in alcune occasioni aveva ricoperto con una 
 
Per quanto riguarda invece gli artisti viventi, grazie alla loro complicità, sono stati scelti lavori a 
 
tema se non addirittura realizzati ad hoc per la mostra: le ceramiche di Bertozzi & Casoni, i più 
 
celebri e non solo in Italia nella riattualizzazione di questo materiale così legato alla storia delle arti 
 
decorative. Nel loro studio-fabbrica di Imola prendono vita sculture in cui l’animale gioca spesso un 
 
Il piemontese Nicola Bolla lavora prevalentemente su due serie subito riconoscibili: gli Swarovsky 
 
con cui incastona reti metalliche di decine di migliaia di cristalli e le carte da gioco. Il bestiario 
 
fantastico è al centro del suo mondo che sembra davvero ispirato al saggio Manuale di zoologia 
 
fantastica, per quanto sui generis, scritto da Jorge Luis Borges nel 1957. 
 
Paolo Grassino, nato ed attivo a Torino, sceglie invece un materiale povero, la spugna, legato 
 
all’uso nella realtà quotidiana, con il quale realizza forme anche monumentali sia in tridimensione 
 
sia in grandi pannelli simili a quadri-oggetto. 
 
 
La pittura di Agostino Arrivabene guarda ad altri mondi: il fumetto di Moebius, il teatro de La Fura 
 
del Baus, la Body Art più estrema, il fetish, il metallo più profondo intriso di sonorità oscure e 
 
pesanti. Espressione rara di un eroismo tardo romantico, mutazione genetica del quadro classico 
 
immerso in un universo di segni di riferimento “bassi” e al contempo esaltati da una straordinaria 
 
Significativa, peraltro, la presenza straniera in mostra. Polly Morgan, nata nel 1980, è una giovane 
 
artista inglese specializzata nella tassidermia e considerata un astro nascente della scena britannica. 
 
Frequenta i più maturi colleghi della yBa e soprattutto Banksy, che nel 2005 le propone di esporre 
 
nella sua galleria temporanea Santa’s Ghetto. 
 
Quentin Garel, nato nel 1975 a Parigi, si è formato nella capitale francese e all’Art Institute di 
 
Chicago, ha realizzato diverse opere pubbliche di dimensioni monumentali a Parigi e a Lille. 
 
Protagonisti della sua ricerca sono gli animali domestici, che chiama “animali di consumo”, quindi 
 
le teste bovine (Trophées), lunghi ed esili crani di uccello. Usa legno, ferro e bronzo. 
 
Quanto a Wim Delvoye (1965) è noto per le sue immagini dissacranti e surreali. Ha tatuato grandi 
 
maiali che hanno portato fino alla morte, avvenuta naturalmente, le sue geniali decorazioni. Uno 
 
spirito sarcastico e provocatorio, tipico della tradizione fiamminga da cui proviene. 
 
Durante la mostra verrà pubblicato un libro edito da Allemandi, curato da Luca Beatrice, con saggi di 
 
Leonardo Caffo e Vincenzo Santarcangelo.
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