Mostra personale di Carla Moiso - Spirituale realismo

Mostra personale di Carla Moiso - Spirituale realismo

Titolo

Mostra personale di Carla Moiso - Spirituale realismo

Inaugura

Sabato, 25 Febbraio, 2017 - 18:00

A cura di

Luciano Carini

Artisti partecipanti

Carla Moiso

Presso

Galleria d'arte Contemporanea Studio C
via Giovanni Campesio, 39

Comunicato Stampa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alla Galleria d’Arte Contemporanea “Studio C” di via Giovanni Campesio 39 si inaugura oggi, alle ore 18, la mostra personale di Carla Moiso dal titolo “Spirituale Realismo”.

Nata a Venezia e residente ad Abano Terme, Carla Moiso è un’artista di grande interesse, affascinante e coinvolgente per la sua ricerca, continua e approfondita, condotta sulla preziosità della materia e l’eleganza della rappresentazione.

Degno di essere sottolineato anche il suo percorso formativo perché non accademico, ma libero e personale e dunque scevro da condizionamenti culturali e ambientali.

Muove i suoi primi passi in campo artistico sotto l’abile guida di Glauco Benito Tiozzo, poi una laurea in ingegneria civile e una brillante carriera professionale. Ma le vere passioni non muoiono mai, anzi, con il passare del tempo si fanno sempre più precise e determinate: così ecco la grande decisione di trasferirsi in Costa Azzurra per essere solo ed esclusivamente artista.

Inizia dunque da qui la sua carriera artistica e da questo momento in poi sarà un susseguirsi continuo di mostre e rassegne di prestigio tenute in tutta Italia, nelle principali capitali d’Europa per arrivare fino agli Stati Uniti d’America.

Venezia con le sue acque e i suoi canali, con la sua luce così particolare e suggestiva, con le sue architetture e le sue atmosfere sarà la base per un lungo ciclo della sua produzione: “riflessi Veneziani”. Una Venezia ripresa “al contrario”, non dalla terra, ma dall’acqua e fatta di riflessi e rispecchi, con gli storici palazzi che rimandano allo sguardo degli osservatori forme e colori in un fantastico gioco di luci e vibrazioni cromatiche. Una Venezia liquida e fragile, instabile e fugace, simbolo e metafora della vita, della precarietà dell’umana esistenza. Ma in questa mostra piacentina, l’artista presenta soprattutto le sue famose nature morte o meglio le sue “nature vive” come lei le definisce, per rendere al meglio il loro indissolubile collegamento con il quotidiano, la concretezza del reale, la bellezza della verità.

“La natura morta”, un genere tornato prepotentemente alla ribalta in questi ultimi anni grazie anche, e soprattutto, alle grandi mostre istituzionali dedicate a questa tematica e alle numerose pubblicazioni sull’argomento, un ritorno, dunque, alla tecnica,  alla poesia delle cose, alla vera pittura. Le nature morte di Carla Moiso sono davvero raffinatissime ed essenziali: l’artista riduce al minimo il contesto (gli sfondi sono di solito monocromi oppure impreziositi dalla solennità dell’oro) per concentrarsi solo ed unicamente sugli oggetti e le cose rappresentate che così diventano unici ed indiscussi protagonisti, veri e propri ritratti inanimati in grado, però, di trasmettere intense emozioni. Sono opere dal sapore antico, eseguite con grande perizia e abilità, ma anche con tanto cuore e sentimento: colpisce la cura riservata al particolare, al minimo dettaglio, dall’ombra sulle foglie alla delicata patina sulla frutta, dalla piega sulla tovaglia alla rigidità del vimini. E ancora, chi osserva, resta affascinato dalla trasparenza del vetro, dal riflesso della luce sugli oggetti, dalle atmosfere rarefatte e sospese, quasi surreali. Pittura che, per certi versi, richiama la grande e rinomata scuola fiamminga ma che si fa altresì moderna e contemporanea per il taglio compositivo sintetico e deciso, la libera e personale interpretazione, per l’atmosfera generale che avvolge e anima ogni opera. Insieme alle nature morte l’artista presenta poi alcuni dipinti di ispirazione religiosa e sono soprattutto Angeli e Madonne colti in pose mistiche ed assorte: un’espressione sacra non invasiva, incombente o di difficile interpretazione  ma profondamente umana, vicina al comune sentire della gente: segno evidente che questo genere di espressione, di per sé difficile e al di fuori delle mode, è profondamente sentito dalla nostra artista. E così, da queste opere così intense e partecipate, è facile cogliere quel filo magico che collega il finito all’infinito, l’individuale all’universale, il cosmo al divino: un vero inno alla rinascita interiore e alla rigenerazione spirituale. Anche qui, l’uso dell’oro come sfondo, a richiamare l’alto significato del “sacro”. E’ una mostra da non perdere.

 

 

                                                                                

 

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