Mostra fotografica "Wim Wenders America" - Varese, Villa e Collezione Panza

Mostra fotografica "Wim Wenders America" - Varese, Villa e Collezione Panza

Titolo

Mostra fotografica "Wim Wenders America" - Varese, Villa e Collezione Panza

Inaugura

Giovedì, 15 Gennaio, 2015 (Tutto il giorno)

A cura di

Anna Bernardini, Direttore di Villa e Collezione Panza

Artisti partecipanti

Wim Wenders il nomade, l’europeo in viaggio, è dotato di una pratica Leica caricata con pellicola a scorrimento per esplorare i nuovi set da immortalare nei film, ma passa a una Makina-Plaubel con pellicola negativa Eastman per “guardare le cose (regarder)” e “conservarle (garder)”.

Ne è un esempio Entire Family del 1983, una delle sue foto preferite, dove il negozio vuoto in blu e rosso di Las Vegas in New Mexico esemplifica al meglio questa riflessione sulla “preservazione dalla scomparsa”. La cittadina non era adatta alle esigenze del film Paris, Texas perché troppo lontana dal sentiero principale, ma allo stesso tempo era necessario registrare quel sito, quelle insegne, quei nomi, tutte tracce di una umanità transitata altrove, con l’esigenza di sottrarre “le cose” all’azione incontrollabile del tempo. Così come per il Drive-in a Marfa, il supermarket Safeway a Corpus Christie in Texas, l’architettura avveniristica del palazzo di Houston, Entrance, e tanti altri scatti che esemplificano proprio questa urgenza.

l visitatore scoprirà, lungo il percorso, i soggetti selezionati dallo sguardo profondo e nitido di Wim Wenders, tra cui Cowboy Bar del 2001, mai esposta prima d’ora, e Western World Development, NearFour Corners del 1986, capace di coniugare il desiderio di vedere e quello di raccontare. Wenders infatti ripone grande valore nella funzione letteraria e narrativa dell’immagine come sede visiva di una o molteplici storie.Il percorso espositivo  si conclude nella Scuderia della Villa allestita come una cappella con la spettacolare opera in cinque “atti” Ground Zero: una preghiera in immagini forte e commovente che conduce lo spettatore alla riflessione sulla violenza e sul dramma collettivo.

Sono molte le dinamiche che convergono nella costruzione dell’inquadratura di Wenders, non ultima il bisogno di focalizzare il “centro” perché tutto quello che è fuori dal perimetro dell’obiettivo andrà perso, come d'altronde la sua esigenza di puntare sempre a una resa dell’immagine perfetta.

In questo senso Wenders si definisce un artigiano che utilizza la luce: non è un caso infatti che nel suo ultimo film dedicato al fotografo Sebastião Salgado, Il sale della Terra (2014), il narratore fuori campo enunci ad apertura del documentario la definizione del termine foto- (dal greco φῶς, -φωτός, luce) e -grafia (dal greco γραϕία, disegno).

Presso

Villa e Collezione Panza - Varese
Piazza Litta 1, Varese

Comunicato Stampa

“Wim Wenders. America” è la mostra che, dal 16 gennaio al 29 marzo 2015, ospita Villa e Collezione Panza nel cuore di Varese.

E’ con questo primo appuntamento che la splendida dimora del FAI, Villa Panza, inaugura, una programmazione attenta e dedicata all’attuale panorama del mondo della fotografia.

“Wim Wenders. AMERICA” è una mostra di trentaquattro opere, realizzate dal regista e fotografo Wim Wenders tra la fine degli anni Settanta e il 2003, che rende omaggio all’amico Dennis Hopper e al suo riferimento artistico Edwars Hopper.

Gli scatti di Wenders, realizzati interamente negli Stati Uniti, immortalano ambienti, paesaggi, architetture avveniristiche, supermercati, negozi, strade con uno sguardo personale e talmente acuto da riuscire a cogliere, con profondità, la maestosità della natura e l’enorme potenza sprigionata dalla luce.

“I paesaggi danno forma alle nostre vite, plasmano il nostro carattere, definiscono la nostra condizione umana e se sei attento acuisci la tua sensibilità nei loro confronti, scopri che hanno storie da raccontare e che sono molto più che semplici luoghi” (Wim Wenders).

I luoghi immortalati dalla macchina fotografica panoramica di Wenders sono vere e proprie visioni che raccontano storie e scardinano la normale percezione del paesaggio regalando momenti di assoluta ricchezza visiva e di contemplazione. Attraverso gli occhi del regista tedesco, riviviamo il punto di vista del nomade, dell’europeo in viaggio che incontra, sente, vede, scopre la cultura americana a partire dagli anni Settanta.

Nelle trentaquattro fotografie in mostra, allestite secondo un percorso cronologico e tematico, emerge la funzione letteraria e narrativa dell’immagine come sede visiva di una o molteplici storie, come in “Cowboy Bar”, mai esposto prima d’ora, “Western World Development, Near Four Corners” e “Ground Zero”, la spettacolare opera in cinque atti che conduce lo spettatore a una riflessione sulla violenza e sul dramma collettivo.

Le immagini, alcune di grandi dimensioni, dialogano con il contesto della villa, negli spazi del piano terra e del primo piano e nelle Scuderie. Un fil rouge accompagna il visitatore lungo la scoperta dell’esposizione.

La mostra rappresenta una grande occasione per conoscere Wim Wenders e la cultura americana sotto una luce inedita, ricca di fascino e di suggestioni così come avviene per i suoi film.

Così come rappresenta la possibilità di visitare la collezione d’arte contemporanea, permanente a Villa Panza, famosa in tutto il mondo e  creata da Giuseppe Panza di Biumo  che a partire dagli anni ’50 aveva compreso lo spirito americano attraverso l’arte dando inizio alla sua collezione: “Il mio interesse per questa arte nacque in seguito a un lungo viaggio in America nel 1954… In quel periodo non ero ancora un collezionista, ma sentivo che stava per nascere una nuova cultura, diversa da quella europea, spinta avanti da suggestioni, energie, situazioni nuove”.

E lo stesso Wim Wenders ha inoltre dichiarato: Considero Villa Panza un luogo che rappresenta il cuore della cultura europea e al tempo stesso, grazie alla collezione Panza, l'unione tra l'Europa e l'America nella sua piena espressione. Non avevo mai pensato a una mostra dedicata all'America, ma questo luogo me l'ha ispirata e penso sia stato un grande privilegio poterla fare. Sono foto di grandi dimensioni perché il formato serve a portare lo spettatore in un luogo e a fargli rivivere le sensazioni che ho provato io. Io fotografo i luoghi, e come fotografo amo ascoltare quello che i luoghi mi raccontano. Non mi interessa tanto la natura, non sono un naturalista, ma voglio scoprire luoghi che ci hanno incontrato durante il nostro cammino: nelle mie foto non ci sono persone perché l'assenza di persone rende i luoghi più ‘onesti’, più ‘franchi’, più disponibili a raccontare le loro storie”.

Come Arrivare?

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