Morfemi

Morfemi

Titolo

Morfemi

Inaugura

Sabato, 11 Maggio, 2013 - 18:00

A cura di

Viana Conti

Artisti partecipanti

Paolo Dolci

Presso

gli interni di nespoli
Via Trento 28, Biella

Comunicato Stampa

Sabato 11 maggio alle ore 18 presso gli Interni di Nespoli si inaugura la mostra “morfemi” di Paolo Dolci.
Questa mostra vuole confermare la collaborazione nata lo scorso anno, tra Silvy Bassanese arte contemporanea e gli Interni di Nespoli.

Paolo Dolci presenta una serie di opere realizzate in questi ultimi anni, e per l’occasione Viana Conti, famoso critico di arte contemporanea, ha scritto:
Paolo Dolci (nato nel 1975 a Biella, città dove risiede e opera) è un pittore che si impegna a forzare l’immaginario, contro la riconoscibilità realistica e naturalistica delle forme, per stimolare l’osservatore a saltare nel vuoto immaginale di accostamenti tonali o timbrici, di grovigli filiformi di ascendenza vegetale, meccanica, astratta, digitale. I suoi fondi, apparentemente monocromi, si rivelano, al contrario, vibranti di gradienti cromatici, dimensionali, percettivi, di tracce pallide di presenze, di memorie labili di geometrie, matericamente corrugati, grumosi, graffiati, incisi, pettinati. Sono ombre, proiezioni di UFO roteanti nell’atmosfera, morbidi nastri che si annodano e snodano nel vuoto, sono accostamenti di potenzialità formali, tra profili e spigoli, cromatiche, tra luci e ombre, toni e timbri, opacità e trasparenza, sovente di valenza lirica. Le strutture tensive e dinamiche del campo pittorico di Paolo Dolci non sono figurativamente identificabili se non come montaggio e smontaggio in fieri di terminali meccanici: bagliori remoti d’acciaio tagliente e specchiante, teneri filamenti che cercano di recuperare la memoria visiva e olfattiva del verde dell’erba, dell’odore del fieno.
Non c’è memoria, guardando indietro, di questi rapaci in volo geneticamente modificati, non c’è memoria di questi aquiloni dalle forme organiche, di queste astronavi spaziali, tra l’alieno e l’umano, esplose nel profondo cielo, di questi congegni ispidi, dove pieni e vuoti si inseguono nei colori freddi, di queste sciabolate acuminate, degne della sforbiciante creatura di Tim Burton, non c’è memoria di queste corde tese di strumenti che suonano lo spazio, su pentagrammi impazziti, su diagrammi cromatici che emettono vibrazioni sonore e visive. Ci sarà memoria a partire da questi dipinti a olio su tela, tavola, lastra di rame o di acciaio, firmati Paolo Dolci. Storicamente il suo astrattismo figurale potrebbe trovare antecedenti nell’Astratto Concreto di Antonio Corpora (Tunisi,1909-Roma, 2004), scaturito dalla somma di esperienze cubiste, espressioniste, astrattiste, come pure nelle Spirali geometricamente astratte di Roberto Crippa (Monza, 1921–Bresso, 1972), firmatario del manifesto dello Spazialismo con Lucio Fontana, quale esponente dell’Arte Spaziale, ma, fondamentalmente, la sua visione del mondo ha radici nel suo stesso immaginario. La ricerca sperimentale di Paolo Dolci si connota come indagine spaziale, esercizio di meditazione sulla forma sensibile (morphé), accompagnata dalla forma intelleggibile (eidos) nella sua modalità di apparizione (Skhema).

mostre, arte, eventi, artistici, gallerie, contemporanea

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