Montagna Sublime

Montagna Sublime

Titolo

Montagna Sublime

Inaugura

Sabato, 2 Agosto, 2014 - 18:00

Artisti partecipanti

Annamaria Targher

 

Presso

Museo di Maso Spilzi
S.S. 350, Costa di Folgaria (TN)

Comunicato Stampa

Nel piano nobile della settecentesca dimora alpestre di Maso Spilzi, si colloca un compendio dell’ultimissima produzione di Annamaria Targher indissolubilmente legata al tema della montagna.
Alle carte di piccolo formato della serie Mucche, si affiancano i più recenti lavori ad olio e collage relativi ai Caprioli.
Nella coscienza di non essersi mai ritratta, l’artista ha individuato nel corso degli ultimi anni quegli animali che più sembrano rappresentarla e garantire la presenza di quel cordone ombelicale che la lega tenacemente al proprio territorio.
 

Le Mucche sono amate per il loro aspetto placido, ameno, consolante: colte con rapidi, ma puntuali segni a grafite, vengono tuttavia distolte dalla loro quotidiana e incessante ruminazione mediante l’inserimento di ritagli di giornale. Sono riproduzioni di oggetti “nobili” del design, della moda, in una sorta di sfida tra la bellezza insita nella natura e quella talora imposta invasivamente dall’uomo.
Annamaria Targher è donna della contemporanea e la totale separazione dell’ animale dalla marcia incessante della globalizzazione, le pare, a tratti, anacronistico o, piuttosto, impossibile. Il tentativo, tramite i suoi lavori, è quello della riparazione di uno strappo, della conciliazione tra due mondi: quello che pare fermo, eterno ed immacolato e quello più sguaiato ed aggressivo della “civiltà” contemporanea. L’artista, tramite questa produzione, sembra tentare la mediazione, il raggiungimento di un improbabile equilibrio.
 

Nella serie legata ai Caprioli, compaiono gli elementi dell’impalpabilità, della fugacità, della sacralità dell’animale dal manto dorato. Il capriolo è sempre in allerta: su di lui incombe massiccia e insensata la minaccia dell’uomo, ingiustificabile nell’attuale mondo raffinato che vorrebbe vantare il primato della civiltà. L’esigenza di uccidere, di sopprimere la nostra anima (la nostra parte animale) invece, permane e, a momenti, pare poter vincere.
Il capriolo, quindi, si rarefa, evapora: negli ultimissimi lavori, diventa un simulacro, poche linee lo individuano e la tela viene lasciata trasparire nella sua spiazzante nudità. Il pericolo, la minaccia sono dati da un autentico bombardamento di oggetti antropici a cui è sottoposto l’animale. Più che l’annientamento, è presente lo sfinimento per il mondo roboante, ma sordo che ci circonda e che trascina con sé la sparizione del sacro momento del silenzio, presupposto fondamentale perché il capriolo ci appaia nella sua autentica e imperitura bellezza.

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