Mittelmeer

Mittelmeer

Titolo

Mittelmeer

Inaugura

Sabato, 5 Novembre, 2016 - 18:30

Artisti partecipanti

Giusy Calia e Marcello Scalas

Presso

Galleria Bonaire Contemporanea
Via Principe Umberto 39, Alghero

Comunicato Stampa

 

 
 
 
 
 



mittelmeer

 

Giusy Calia e Marcello Scalas

 

5 novembre  11 novembre 2016  

  

 opening     sabato 5 novembre  ore  18.30 

 orari           dalle  18.30  alle  20.30  

 

 dal lunedì al venerdì previo appuntamento

 

galleria Bonaire Contemporanea

 via Principe Umberto, 39 - Alghero

+39 3478953813  e-mail bonaire39@gmail.com

 

 

 

Mittelmeer, mostra bipersonale di Giusy Calia e Marcello Scalas , è l'ultimo appuntamento della rassegna 42 GIORNI presentata dal collettivo trepercento  presso la galleria Bonaire Contemporanea ad Alghero. La rassegna, che si concluderà l’11 novembre 2016, pone l’accento sull’uso del mezzo fotografico in ambito artistico con i lavori degli artisti Giulia Sini, Francesca Randi, Enrico Pugioni,Gianni Ruggiu, Giulia Sale, Giusy Calia e Marcello Scalas.

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

Mittelmeer

 

 

Negli ultimi decenni, la rappresentazione occidentale, misura e definizione dell’altro, è stata messa in crisi dalla perdita di un unico punto di vista eurocentrico sul mondo, frammentata e ricomposta in molte storie. I processi di globalizzazione hanno moltiplicato le comunità transnazionali. La condizione diasporica, comunemente incarnata nelle comunità minoritarie espatriate, si è ampliata fino a divenire una condizione diffusa, che a diversi livelli appartiene a tutti. In questo contesto, uno dei temi affrontati dalla recente letteratura post-coloniale è la comprensione e la ricerca dell’altro al fine di definire la distanza come metafora della rappresentazione dell’identità. Diversi artisti, a partire dagli anni novanta, hanno attivato azioni artistiche in costante relazione con il contesto, aperte e connesse con il mondo, secondo un processo di superamento dell’arte per l’arte o di un’arte a difesa di una causa politica. Alcuni hanno rivolto lo sguardo alla propria comunità di appartenenza dando vita ad aree separate. Hanno contribuito a questo cambiamento di passo gli studi femministi, culturali, post-coloniali, l’accento è stato posto via, via sulla trasformazione della narrazione dell’altro in termini di genere, consapevolezza, sguardo, relazione colonizzatore/colonizzato e, portato all’attenzione l’estensione di queste diverse percezioni e rappresentazioni, i differenti contesti in cui si manifestano: gli afro-americani, le comunità gay, le associazioni femministe, le ex colonie, le minoranze etniche.

 

Giusy Calia e Marcello Scalas attraverso un utilizzo del mezzo fotografico libero attuano quelle che sono le dinamiche proprie dell’arte contemporanea, per cui “la fotografia assomiglia ad un quadro ma di fatto funziona come un ready made”. In passato, si sono occupati di case come metafora della rappresentazione dell’identità, di transiti, di superfici sensibili: la pelle come membrana tra il dentro e il fuori, separazione tra il sé e l’altro e, oggi, al significato consueto del termine diaspora, entrambi affiancano il senso di una condizione diasporica propria del contemporaneo, una condizione comune diffusa, di persone e comunità che si sentono separati nei loro luoghi di origine, all’interno di un mondo apparentemente familiare. Ma, cos’è Mittelmeer? Il Mediterraneo, questo mare chiuso che i romani chiamavano Mare Nostrum, perché fosse chiara la familiarità e l’appartenenza, viene qui evocato tramite la sua traduzione tedesca. Il significato passa da familiare e vicino, ad estraneo e lontano. Mittelmeer avanza uno slittamento di prospettiva su dinamiche di identificazione e straniamento, residenza e spostamento. Luoghi, concetti, nomi, persone e cose sono comprensibili solo a distanza attraverso lo spostamento dell’osservatore. Il transito da lingua a lingua sposta lo spazio e il tempo delle storie, moltiplica i concetti, stratifica i livelli di lettura, ma non modifica il senso profondo del suo significato, più spesso svela ciò che sta nascosto.

testo di Anna Rita Chiocca

 

 

Giusy Calia nasce a Nuoro nel 1971.Laureata in Lettere e Filosofia è dottoressa di ricerca in Letterature Comparate presso l’Università degli studi di Siena.  Cultore della Materia in Filosofia Estetica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Sassari. Ha conseguito un Master in Fotografia e partecipato ad un corso intensivo presso la New York Academy.Attualmente iscritta alla magistrale in Psicologia Clinica dell’Università di Roma.

 

 

Marcello Scalas dopo una serie di sperimentazioni che lo hanno condotto a lavorare per alcuni anni nel Regno Unito, si diploma all’Accademia di Belle Arti di Sassari con la tesi «Bianco su bianco tra Oriente e Occidente». Fonda i presupposti del suo lavoro sul nomadismo dei linguaggi, sui transiti in un mondo di incertezze riconoscibili nella diaspora. Affianca alla ricerca la professione di designer e scenografo. Già nei primi anni Novanta realizza interventi di arte pubblica, si interessa al teatro di ricerca, alla musica e alla grafica. Tra il 2009 e il 2010 cura, a Sassari, lo spazio espositivo Il buco - artbox.

 

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