Melodia dell'Ultimo Gioco d'Infanzia

Melodia dell'Ultimo Gioco d'Infanzia

Titolo

Melodia dell'Ultimo Gioco d'Infanzia

Inaugura

Venerdì, 15 Gennaio, 2016 - 17:00

Artisti partecipanti

Antonio Buttitta

Presso

Museo Fondazione Marino Marini Pistoia
Corso Silvano Fedi, 72 Pistoia

Comunicato Stampa

Melodia dell’Ultimo Gioco d’Infanzia 
di Antonio Buttitta 
 
Esiste una melodia dell’infanzia ?  
Esistono dei colori, degli odori, delle sensazioni proprie di quell’età ? Esiste in noi un ricordo fisico di una certa 
“aria” che era nella vecchia, prima casa ? Un ricordo che si possa richiamare sulla punta delle dita, sentendo 
ancora “com’era” la materia, l’atmosfera, una certa luce, nei vari momenti del giorno ? É in quell’ambiente che i 
suoni si appoggiano, si depositano. Le voci che si chiamano, i passi che si rincorrono nelle stanze, la musica 
della radio. Materna è la presenza di quelle grandi lenzuola ad asciugare al vento; è da quella porta che il papà 
accompagna i bambini a scuola. Lo fa con le sue mani. Descrivendo il mondo e il paesaggio. In quella 
automobile, di cui si conosce a memoria l’odore e perfino la trama della stoffa dei sedili. La dilatazione del 
tempo appartiene all’età del bambino. La giornata è un bacino immobile ma fluido, in cui l’esplorazione diviene 
presto senso di appartenenza agli spazi domestici, spazi nei quali ogni oggetto abita il proprio angolo, un angolo 
ben definito. É riconoscibile la porta, e la sua luce; è comprensibile l’essenza di simboli noti, è accolta la stanca 
finestra chiusa. Qui è dove le ombre si creano da sé, a un tratto, nel chiaroscuro del sipario di ogni singola sera. 
Qui l’infanzia accoglie il bambino nelle lenzuola – seconda pelle, in un attimo di timore tra lo specchio del 
grande armadio - lo specchio del “chi sono – chi sarò ?” - e l’idea, non appena si fa buio, di una strega la cui 
ombra si allunga tra le strade… Se tutto questo potesse condensarsi in un simbolo sarebbe proprio quel gioco-
non gioco, il carillon. E la sua melodia sarebbe quella di un ultimo gioco d’infanzia. Melodia imposta, già nota, 
eternamente ripetuta, fino alla noia. Malinconica e sognante. La carica che, una volta data, compone i cerchi 
della magia. L’impalpabile si è fatto realtà. É metafora della vita. L’eterno ritorno di cavalli, anche solo per una 
volta solo per noi, “che galoppano mai stanchi”.  
Ma da quella finestra la luce, un giorno, in un ben preciso momento nella vita impone che il mondo conosciuto 
sia risvoltato e nuovamente rivelato. Attraverso la fascinazione del poter condividere uno spazio da adulti, intimo 
ed elettrizzante, l’essere seduti l’uno accanto all’altro. É questo accostamento graduale che conduce al passaggio-
trapasso nel mondo del senso prima relativo, adesso assoluto. Il cinema vuoto, dove si è vicini e si condivide 
restando in silenzio. Questo è il rito del mondo, il passaggio delle età, compiuto quando un nuovo incontro 
impone che siano abitati in modo altrettanto nuovo tutti gli angoli e i significati del vivere. Rinnovamento 
attraverso lo sguardo, sorpreso, quasi anticipato dall’esperienza. Verginità perduta, nuovo battesimo. Non è il 
mondo a essere cambiato. É invece l’età dell’infanzia che svanisce quando, fuori dalla vecchia casa, l’esplorazione 
intende abitare un nuovo rapporto. Quando gli antichi spazi conosciuti sono lasciati altrove, ed è lo spaesamento 
dell’emozione nella casa dell’ “altro”, speculare ma diverso. Tutti i giochi cedono la propria ritualità al nuovo rito 
del fare l’amore, e i nuovi significati si manifestano pieni della vicinanza di una nuova compagnia. Primo attimo 
dell’”insieme”. Prima sensazione del “perdersi” e “morire”. Un soffitto mai visto prima e la consapevolezza della 
fine di qualcosa. Melodia dell’ultimo gioco d’infanzia
mostre, arte, eventi, artistici, gallerie, contemporanea

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