La medicina che è il Jazz

La medicina che è il Jazz

Titolo

La medicina che è il Jazz

Inaugura

Martedì, 8 Luglio, 2014 - 18:00

A cura di

Silvia Danetti

Artisti partecipanti

Mauro Modin 

Presso

Gran Teatro La Fenice
Teatro la Fenice Campo San Fantin, 1965 30124 Venezia

Comunicato Stampa

La medicina che è il jazz

A cura di Silvia Danetti

Ancora una volta le porte della Fenice stanno per aprirsi ad accogliere uno dei più grandi eventi di musica jazz. E come ogni anno, gli spettatori già pregustano impazienti le note dei più grandi, nel famoso palcoscenico della leggenda.
Quest'anno, i fedelissimi del jazz, troveranno un'ulteriore sorpresa ad allietare la loro passione: infatti, per l'occasione, la Fenice ha pensato ad un allestimento mai visto prima d'ora; e a supportare il grande evento, nel settimo anno magico anno, l'artista Mauro Modin è stato gentilmente invitato ad invaderne l'atmosfera da sogno e ad esporre i suoi lavori in conconmitanza al grande evento.

E' un lieto incontro quello che avrà luogo tra le pareti del Grande Teatro.  
Da tempo l'artista veneziano ha assunto il jazz come soggetto principale. Le sue opere sono presenza costante ai grandi eventi, e tutto l'anno egli lavora tra Venezia, Milano e il territorio francese, in un fecondo evolversi di creazioni ed esposizioni. L'estate scorsa lo ha visto impegnato tra Saint Tropez – Le Cannet e Cavalaire in due mostre personali e al lago d'Iseo al festival del jazz. Pur viaggiando continuamente, Venezia è la città dove egli vive e lavora, e quella a cui è maggiormente affezionato. L'artista ha infatti scelto Forte Marghera per la sua ultima antologica lo scorso ottobre, e si è presentato al pubblico con più di 150 opere, dal 1978 ad oggi, dislocate in 400 mq.

Egli è colui che più di ogni altro riesce a trasporre nella tela l'anima del jazz: la sua è un'arte solare, un'esplosione di colori, che dona gioia e voglia di libertà. Ma come tutte le grandi opere, le sue creazioni presentano diversi livelli semantici, abilmente celati tra le trame delle tele, della yuta e dei materiali che egli usa per creare. I grandi ritratti, i collage e gli assemblage infatti, dopo una prima esplosione di energia liberatrice, presentano una vena malinconica che fa capolino, la stessa della filosofia di vita che le sue opere testimoniano.

Sono esplosioni di speranza le opere di Modin, perchè racchiudono un momento in cui la sofferenza è stata travalicata, nella medicina che è il jazz.
Testimoniano di vite di ricerca autentica, vite al limite, vere, che comunicano ciò che con le parole non rende e che con la musica arriva al cuore. L'artista trasforma le note in immagini e suona con i colori di momenti puri e profondi, momenti di liberazione, gioiosi attimi di libertà.

Mauro Modin è come uno se lo immagina, un'artista: capelli scompigliati, vestiti scuri, incarna l'immaginario dell'artista bohemien della Parigi romantica, in cui lui crede e dove si rifugia ogni volta che può. Ha un umorismo puro e provocatorio, che niente sà di finto perbenismo. La gentilezza che lo contraddistingue è la stessa sensibilità che traspare dai suoi grandi ritratti e che lo rende capace di cogliere le infinite sfumature dell'animo umano.
Dipingere musicisti nell'atto di suonare da la possibilità di catturare espressioni tutt'altro che costruite, visi senza maschere.

Modin, con professionale sincerità, apre le porte del suo studio e ti invita a fargli tutte le domande che ti passano per la testa. Vieni così a scoprire del suo passato da fumettista, delle partecipazioni giovanili alla Bevilacqua la Masa, per citare una collettiva dietro l'angolo, del suo maestro del liceo, il Prof. Borotoluzzi, che dopo tanti anni ancora cita e ringrazia.

La radicata passione che ha nei riguardi della musica che dipinge, lo porta a impiegare anche mezz'ora per scegliere il disco giusto prima di dormire.
Ma solo un grande artista appassionato, può trattare di musica jazz senza travisarne i suoni.
Modin, con la sua freschezza, trasfigura sulle tele i più grandi jazzisti e le loro melodie, senza privare una sola nota dai loro capolavori, ma piuttosto aggiungendone cromie e frammenti di accordi silenziosi, tra le trame della tela e nell'animo di chi guarda.

Silvia Danetti

Immagini

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