Mediated Images

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Titolo

Mediated Images

Inaugura

Mercoledì, 1 Luglio, 2015 - 19:00

Artisti partecipanti

Matthew Brandt (1982, Los Angeles, CA) vive e lavora a Los Angeles, California.

Tra le recenti mostre personali troviamo: Columbus Museum of Art, Virginia Museum of Contemporary Art, SCAD Museum of Art a Savannah; i suoi lavori sono stati esposti in mostre collettive al Museum of Contemporary Art di Denver, al J. Paul Getty Museum, Los Angeles, all’Aspen Art Museum, all’International Center of Photography di New York. Le sue opere sono nelle collezioni permanenti del Metropolitan Museum of Art, New York; J. Paul Getty Museum, Los Angeles; Brooklyn Museum, New York; Cincinnati Art Museum; Los Angeles County Museum of Art.

Joshua Citarella (1987, New York, NY) vive e lavora a New York, NY.

Ha recentemente partecipato a Under Construction: New Positions in American Photography al Fotografiemuseum Amsterdam (FOAM) e a MOCAtv Presents: A Jogging Screening al Museum of Contemporary Art, Los Angeles. E’ fondatore del .PSDshow.org (2012–), una mostra online di file elaborati con Photoshop e liberamente scaricabili; è membro del progetto artistico di Tumblr The Jogging. Jessica Eaton (1977, Regina, Saskatchewan) vive e lavora a Montreal, Canada. Ha recentemente concluso una personale al Museum of Contemporary Art di Cleveland, e alla Photographers’ Gallery di Londra. Nel 2012 ha fondato la Daegu Photography Biennial e nel 2011 la Quebéc Triennial.

James Hoff (1975, Fort Wayne, Indiana) vive e lavora a New York, NY.

Terrà un personale al Contemporary Art Center di New Orleans. Ha partecipato a due personali alla Kunsthall di Oslo, e i suoi lavori sono stati selezionati nelle mostre collettive del Museum of Contemporary Art di Denver, al Broad Art Museum, East Lansing, MI, e al Power Plant di Toronto. Ha partecipato alla mostra all’IMO di Copenhagen, Printed Matter, Foxy Production, Lisa Cooley and Bureau, di New York, così come a Air De Paris, Parigi.

Chris Wiley (1981, UK) vive e lavora a New York, NY.

Artista e scrittore, collabora con Frieze, ArtForum.com, e Kaleidoscope, ha collaborato a diverse mostre al New Museum of Contemporary Art di New York, e come assistente curatore della 8th Gwangju Biennial. E’ stato consulente curatoriale e responsabile del catalogo per “Il palazzo Enciclopedico” alla 55. Biennale di Venezia. Il suo lavoro è stato recentemente presentato al Museum of Contemporary Canadian Art di Toronto, al MoMA PS1, New York, alla Marianne Boesky Gallery di New York, Hauser & Wirth, New York e alla Marian Goodman Gallery di Parigi.

Letha Wilson (1976, Honolulu) vive e lavora a New York, NY.

I suoi lavori sono stati esposti al Katzen Arts Central, Washington, all’ International Center of Photography di New York, all’Essl Museum, al Bemis Center for Contemporary Art, Bronx Museum of the Arts, Socrates Sculpture Park, Exit Art, ARKO Art Center a all’Aldrich Museum of Contemporary Art. Le sue recenti mostre personali includono: Grimm Gallery, Amsterdam; Light- work, Syracuse; Brand New Gallery, Milano; Higher Pictures, New York; Christophe Gaillard, Parigi.

Presso

Brand New Gallery
Via Farini 32, Milano

Comunicato Stampa

Brand New Gallery è lieta di presentare Mediated images, mostra collettiva con opere di Matthew Brandt, Joshua Citarella, Jessica Eaton, James Hoff, Chris Wiley e Letha Wilson.

Gli artisti presentati in mostra superano i confini della fotografia contemporanea grazie alla sperimentazione di nuove tecniche. La fotografia esce dal confine classico della bidimensionalità, dettata dall’uso della sola macchina fotografica, arricchendosi, tramite la sperimentazione di nuovi materiali e processi produttivi, di nuovi elementi costitutivi che creano così un prodotto ibrido di difficile e nuova categorizzazione.

Matthew Brandt presenta quattro lavori della serie Burnout. Il “burnout” è una tecnica utilizzata nell’industria tessile per il trattamento del velluto tramite l’utilizzo di acidi. Nei suoi lavori le fotografie di torsi umani vengono riprodotte sul tessuto grazie all’impiego di questa tecnica. Durante questo processo il velluto, a contatto con gli acidi, si corrode creando lacerazioni e strappi. L’azione del tempo, che diviene parte integrante dei suoi lavori, continua a modificare la superficie tessile così come nel tempo, le fotografie stesse, tendono a sbiadire fino a scomparire.

In Hourglass in Lattice Configuration V & VI Joshua Citarella sperimenta una nuova tecnica di produzione fotografica. L’artista costruisce una griglia, un reticolato a grandezza naturale, entro cui comporre immagini e materiali differenti ma che allo stesso tempo crea una barriera tra lo spettatore e lo spazio costituito. Dietro queste sbarre Citarella assembla immagini tratte dal Web, spesso elaborate al computer, con fotografie di reazioni chimiche riprese in studio e che hanno l’aspetto di rendering digitali. L’elemento naturale diviene così il dato reale, concreto, l’elemento con cui valutare il realismo e la capacità descrittiva della fotografia contemporanea, influenzata ormai dall’utilizzo dei software.

Jessica Eaton presenta due lavori della serie XPOL, ossia “Polarizzazione incrociata”, tecnica con cui sono realizzati. L’artista fotografa nel suo studio dei materiali plastici con una fotocamera di grande formato intervenendo sull’immagine tramite un filtro polarizzatore e l’utilizzo di una fonte luminosa.

Nei lavori di James Hoff la fotografia della tela e quella dei supporti monocromatici è aggredita da un virus capace di distorcere le immagini e realizzare delle nuove composizioni che vengono successivamente fissate tramite processi di sublimazione. L’azione del virus produce nuove forme e colori, creando una matrice astratta composta da linee sottili scalfite nel supporto di alluminio. Il risultato finale offre una nuova possibilità di lettura dell’arte concettuale estendendo il concetto di arte e del fare arte.

I lavori di Chris Wiley sono oggetti totali, dove la cornice, sempre differente, diviene parte fondante del lavoro stesso. La serie Dingbats, presentata in mostra, prende spunto dalla definizione di alcuni edifici caratterizzati da un basso profilo modernista che si sono sviluppati nella California del Sud e nel Sud Ovest statunitense tra gli anni ’50 e ’60 e anche da un carattere spesso utilizzato nei segnaposto. Come una citazione a quel contesto architettonico, le cornici sono costituite da materiali edili poveri, come stucchi dai colori brillanti, formica, moquette industriale.

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