Maurizio Casari - Le acrobazie della geometria

Maurizio Casari - Le acrobazie della geometria

Titolo

Maurizio Casari - Le acrobazie della geometria

Inaugura

Sabato, 19 Ottobre, 2013 - 18:30

A cura di

Luigi Meneghelli

Artisti partecipanti

Maurizio Casari

Presso

Galleria Incorniciarte
Via Brigata Regina 27/a, Verona

Comunicato Stampa

Di Maurizio Casari (Bergamo 1939; vive a Verona) si conoscono soprattutto i lavori plastici: quelle strutture geometriche basate sulla ricerca di forme ridotte all’elementare, all’estremamente semplice, se non addirittura al primordiale. Si conoscono quelle sue figure ideali (quadrato, cerchio, triangolo) che però non si sono mai chiuse nella loro perfezione, ma hanno sempre ammesso una sorta di vitalità endogena, capace di far saltare ogni norma ed ogni razionalità.

A distanza di qualche anno l’artista si ripresenta al pubblico con una nuova serie di disegni, quasi tutti realizzati in una sorta di urgente frenesia nel 2013. Non progetti, non studi per opere a venire, ma fogli in cui riprende le esperienze passate, allo scopo di allargarne i sensi, i saperi, le relazioni. Permane sempre alla base una intelaiatura rigorosa, ma solo per arginare il funambolismo delle linee. Casari cioè non smette di essere “geometra”, ma un po’ alla maniera di Licini, diventa anche un “equilibrista” che saggia il proprio dominio costruttivo e lo estende su regioni immaginarie.

Sensibilità, tensione, esplorazione possono essere i termini che qualificano queste forme. Esse non sono mai affermazioni, ma solo dubbi, non sono mai definizioni, ma solo fluidità. Non implicano mai un essere, quanto invece un costante divenire.

E anche se a volte l’artista sembra rivolgere lo sguardo all’indietro (risottolineando le linee, tracciando un quadrato, come fosse il basamento di una scultura), in realtà lo fa per accentuare la complessità del disegno e rischiare nuove sorprese percettive. Ha scritto il poeta-romanziere John Berger: “Ogni luogo disegnato è tanto un qui, quanto un altrove”. Il “qui” incarna la regola, l’”altrove” indica la libertà. Ebbene, Casari fa convivere i due “stadi”, in quanto il suo gesto è un atto d’impulso: è l’inconscio che si svela, è il corpo che batte. Così, nella materialità della grafia, si può seguire la dimensione erotica della pulsione. E non è un caso che spesso si abbia l’impressione di essere davanti ad immagini cariche di sensualità, a sfioramenti ambigui, a coniugazioni arcane. Senza che, con questo, poi l’artista intenda fare un “discorso amoroso”: il suo obiettivo è sempre quello di mostrare le sterminate potenzialità visive che si celano dietro le forme, anche quando queste sembrano poste sotto il segno della misura e del rigore.

Se negli anni ‘60-’70 (gli anni delle grandi utopie vissute nel giro della Galleria Ferrari) si trattava di indagare i processi interni all’arte, di riflettere sulla sua fisionomia, ora l’opera di Casari si fa più sciolta, geometricamente indefinita e inconclusa. Non mira più a mettere in ordine, ma ad aprirsi, germinare, ad alludere a mondi plurimi, ramificati: a quella “rete dei possibili” evocati anche da Borges.

Catalogo con testo di Luigi Meneghelli

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