Mascaret

Mascaret

Titolo

Mascaret

Inaugura

Venerdì, 31 Marzo, 2017 - 18:30

Artisti partecipanti

Vettor Pisani - Luca Francesconi

Presso

spazio maria calderara
Via Lazzaretto 15, Milano

Comunicato Stampa

Sede: Spazio Maria Calderara, Via Lazzaretto, 15 - 20124 Milano
Orario: lunedì – venerdì ore 09:00 / 18:00
Info: mariacalderara.it  T. +39 02 6705211  -  galleriaumbertodimarino.com  T. +39 081 0609318

La Galleria Umberto Di Marino è lieta di presentare il primo di una serie di appuntamenti ospitati dallo Spazio Maria Calderara a Milano, edificio industriale recuperato per accogliere i risultati di una continua ricerca nel campo della moda. Il ciclo espositivo, nato grazie al supporto e alla passione collezionistica di Maria Calderara e Novelio Furin, intende offrire occasioni di libera sperimentazione artistica e curatoriale legata ai temi cardine della programmazione della galleria, sulla scia degli eventi già organizzati lo scorso anno a Napoli in spazi non convenzionalmente dedicati all'arte contemporanea.

Venerdì 31 marzo 2017, prende forma una conversazione oltre il tempo e lo spazio tra Luca Francesconi e Vettor Pisani, un progetto dal titolo Mascaret (with Vettor Pisani), in cui oggetti e campi semantici entrano in dialogo vivo grazie alla loro forza evocativa.
Anticipando la più recente e purtroppo tardiva attenzione prestata al lavoro di Vettor Pisani dalla critica internazionale, Francesconi ha esplorato nel corso degli anni un terreno comune con la sua pratica artistica, prendendo in considerazione le simbologie archetipe e la speculazione filosofica sulla trascendenza della materia, la commistione di sacro e profano, il sovrapporsi di nascita e morte, l'intrecciarsi di arte e critica d'arte. Nella dimensione alchemica e citazionista, di cui si nutre il misticismo e insieme il viscerale attaccamento alla natura di entrambi gli artisti, l'uomo trova una sua dimensione eroica (o antieroica) muovendosi attraverso la materia oscura del cosmo.

L'attitudine postmoderna di Vettor Pisani, insieme allo svuotamento semantico dell'iconografia e della mitologia tradizionale, hanno sempre lasciato emergere gli scricchiolii della cultura eurocentrica, di cui oggi comprendiamo a pieno i contorni e i limiti. La stessa miopia ha portato a trascurare la carica profetica della sua opera, che invece viene fortemente messa in luce da questo percorso espositivo. Francesconi, infatti, si muove già su quelle rovine, attingendo alla cultura popolare, al naive, all'artigianato, per riprendere contatto con la realtà attraverso una riflessione basata sulla metafisica del materiale.

Alla fine del processo creativo, in entrambi i casi, l'uomo risulta una figura "creola", come sottolineato da Francesconi nel suo testo di accompagnamento alla mostra, indicando questo risultato come il più grande lascito del maestro alla nostra contemporaneità: « Pisani propone una figura non più umana, ma di materia vivente creola, senza più predominanze culturali ». Il corpo umano confluisce così, nuovamente, nel flusso vivente ed eterno degli oggetti, in tutta la sua autentica naturalezza, pur ottenendo questo suo nuovo stato attraverso l'estremizzazione di un processo artificiale. Come il mascaret, un fronte d'acqua che risale il corso di un fiume attratto dal magnetismo della luna, le pratiche dei due artisti sono dirette a lasciar affiorare la parte più ignota del rappresentabile.

Si ringrazia:
Maria Calderara, Novelio Furin, Blanche Suzanne Rodríguez Calderara, Fondazione Morra, Napoli, Collezione “i Cotroneo”, Pier Luigi Guzzetti, Maurizio e Laura Aliprandi, Giovanni Bonelli, Nicoletta Daldanise

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Testo di Luca Francesconi

Mascaret

Vettor Pisani è un mio amico, io non l'ho mai conosciuto.
Proprio così, Lui sarebbe molto contento di questa impostazione.

Sto leggendo in continuazione il catalogo della grande mostra antologica che il Madre ha recentemente tributato all'artista. Ed ora Vettor m'interessa due volte: per la sua opera ed ancor più per la sua persona, la quale - strano a dirsi di chi non si è mai incontrato - è la vera ragione per cui abbiamo deciso di dar vita a questo incontro. Mi è sempre più chiaro che la sua storia d'artista è l'incarnazione migliore, la sintesi più pertinente della disattenzione che l'arte italiana subisce da molti anni a questa parte ad opera di se stessa. Essenzialmente, il grande catalogo edito da Electa è un sigillo a quanto appena detto.

La lettura che fin qui è stata data alla ricerca di Pisani si può sintetizzare in questa maniera:"l'uomo non è solo se stesso, è oltre se stesso. La complessità e la tragedia sono stadi del passaggio di materia ch'è la vita. La mente è un motore".

Ho trovato tragicamente grottesche (ma del resto Vettor amava la tragedia), goffe e - diciamolo - molto tamarre, le persone che in questi ultimi tempi hanno parlato di riscoperta dell'artista. Avrebbero dovuto, più correttamente, parlare della loro ignoranza, della miseria intellettuale di provinciali sconfitti che rappresentano.

La sua ricerca è sembrata profetica, di una preveggenza grottesca come quella di Cassandra, inascoltata trascrittrice del futuro. L'attualità è fatta di migrazioni di massa da un continente all'altro, e lo spopolamento giovanile del Sud Europa sembra l'avant propos di una mostra dell'artista nato ad Ischia il 12 luglio del 1934.
L'austerità imposta da Germania, Olanda, Finlandia e Regno Unito (salvo poi scappare dal fronte con un'infantile campagna elettorare referendaria) non ha prodotto nessun beneficio, salvo impoverire, e spesso fagocitare, paesi quali la Grecia. Io penso che l'austerità sia una forma di elitarismo, una malattia intellettuale presente non solo in politica, ma anche nei singoli uomini, dunque - per simmetria - l'elitarismo di cui è inficiato l'odierno sistema dell'arte è una forma di austerità.

Pur essendosi formato come membro fondante dell'Arte Povera, Pisani ha sempre perseguito un suo disegno, estremamente legato al superamento del concetto di morte, a mio avviso fu proprio questo il collante del lungo sodalizio con Gino De Dominicis, nelle cui note sull'Immortalità possiamo trovare una vera simbiosi intellettuale con Vettor.
Alla fine degli anni '80 la ricerca dell'artista muta gradualmente e inizia a popolarsi di problematiche legate "all'umano - non umano", una rappresentazione di quella tragedia che lo porterà più tardi a dar vita a forme ibride, sempre mutuate dalla storia classica che ne fanno un anticipatore di fenomeni più recenti quali Post Internet.
Dimostrandosi quale entità unica in un panorama italiano ancora sclerotizzato su fomat concettuali legati al poverismo di troppi anni prima, Pisani nelle sue ultime mostre inizia una disanima libera sul superamento del limite fisico del proprio corpo e sulla continuità della vita.
Lo sguardo che vorrei proporre è dunque in chiave del tutto attuale. Se in un primo momento l'attenzione è posta sul concetto di ibridazione, rappresentata nelle sue accezioni classiche di unione di più identità, successivamente la riflessione si sposta ancora più in là: Pisani propone una figura non più umana, ma di materia vivente creola, senza più predominanze culturali, dove il tempo e la storia divengono anch'essi elementi dei corpi.
La figura antropomorfa, ormai immersa e dominata dalla materialità nell'ultima parte del suo lavoro, quello che io preferisco, è parte di un flusso unico in cui egli stesso diventa oggetto con un gesto estremo e coerente. Vettor è ormai concentrato sulla dimostrazione della superiorità dello Spirito (e della Mente) alla materia empirica, al corpo, ed al suo trionfo sulla Storia stessa: essendo la Mente il vero creatore della Vita, non può comprendere la Fine.
Per un cristiano la morte è qualcosa di molto poco presente, almeno così dovrebbe essere. Fino quando non avviene, non c'è. E quando capita, non c'è già più. Pertanto è un non-problema.

Ben altro discorso è il dolore. La sofferenza nella Storia è stata interpretata in diverse maniere, ma si può dire che tutta l'ultima parte del suo lavoro sia un tentativo di canalizzarla, non evitandola, una ricerca di spiegazione alla stupidità umana, sia essa politica, sociale o artistica (sia ben chiaro: anche artistica).

Ho cercato un'immagine che rappresentasse il suo atteggiamento, un proporsi al mondo, al sistema dell'arte e infine alla vita stessa, diverso dal servilismo tamarro in cui si sono infilati, postumi, così tanti operatori. Ed ho pensato al Mascaret, un'onda, una marea fluviale che risale i corsi d'acqua interni attratta dal magnetismo della Luna. L'attrazione per la parte convessa, assente delle cose è una caratteristica dei diversi e dei superiori, ovvero di coloro che sanno vedere la parte nascosta della materia.

Vorrei dire un'ultima cosa, affermare la dimostrazione dell'esistenza della Mente, quell'entità che Pisani ha analizzato in tutto il suo percorso: Vettor si è sempre (e solo - a quanto capisco) circondato di persone buone, che hanno saputo coi fatti dimostrare quanto alto fosse il suo percorso. Opere provenienti da raccolte così importanti, che i collezionisti, gentilmente, hanno voluto concedere in prestito per questa mostra sono una dichiarazione d'Amore che non si può uccidere, un gesto di vittoria contro ogni ignoranza.

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english version

Venue: Spazio Maria Calderara, Via Lazzaretto, 15 - 20124 Milano
Opening hours: from Monday to Friday from 9am to 6pm
Info: mariacalderara.it  T. +39 02 6705211  -  galleriaumbertodimarino.com  T. +39 081 0609318

The Galleria Umberto Di Marino is pleased to announce the first of a series of events to be held in the Spazio Maria Calderara in Milan, an industrial building restored to host the results of ongoing research in the field of fashion. The series of exhibitions, set up with the support and passion of the collectors Maria Calderara and Novelio Furin, is designed to provide opportunities for free artistic and curatorial experimentation linked to the main themes of the gallery’s scheduling, in the wake of events already organised in Naples last year in spaces not usually intended for contemporary art.

On Friday 31 March 2017, a conversation beyond space and time will take place between Luca Francesconi and Vettor Pisani, a project entitled Mascaret (with Vettor Pisani), in which objects and semantic fields become the subject of a lively debate thanks to their evocative force.
By anticipating the recent and, unfortunately, belated interest of international art criticism in the work of Vettor Pisani, Francesconi has explored common ground with his artistic practice over the years. He considers archetypal symbolism and philosophical speculation on the transcendental nature of matter, the mixture of sacred and profane, the overlap of birth and death, and the intertwining of art and art criticism. Through an interest in alchemy and the tendency to quote from the work of other artists, on which the mysticism and instinctive attachment to nature of both artists draw, mankind finds a heroic (or antiheroic) dimension by moving through the dark matter of the universe.

The post-modernist approach of Vettor Pisani, together with the semantic removal of iconography and traditional mythology, have always revealed the cracks in Eurocentric culture, whose boundaries and limits we now fully understand. The same short-sightedness has led to neglect of the prophetic force of his work which is now finally highlighted in this exhibition. Francesconi is already moving through these ruins, drawing on popular culture, crafts and naïve art in order to re-establish contact with reality through a reflection based on the metaphysics of matter.

At the end of the creative process, in both cases, mankind proves to be a “creole” figure, as underlined by Francesconi in the text accompanying the exhibition, indicating this result as the greatest legacy that this maestro of our contemporary world: “Pisani offers a figure that is no longer human, but made of creole living matter, without any cultural dominance”. The human body once again merges with the eternal living flow of objects, in all its authentic naturalness, despite obtaining this new state through the extremism of an artificial process. Like a tidal bore or mascaret, the leading edge of the tide that travels up a river attracted by the magnetic force of the moon, the practices of the two artists are designed to reveal the most unknown part of what is representable.

Thanks to:
Maria Calderara, Novelio Furin, Blanche Suzanne Rodríguez Calderara, Fondazione Morra, Napoli, Collezione
“i Cotroneo”, Pier Luigi Guzzetti, Maurizio e Laura Aliprandi, Giovanni Bonelli, Nicoletta Daldanise
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Text by Luca Francesconi

Mascaret

Vettor Pisani is a friend of mine. I’ve never met him.
That’s it, in a nutshell. He’d  really have appreciated this presentation.

I keep on re-reading the catalogue of the large retrospective recently devoted to the artist by the Madre museum. And there are two aspects of Vettor Pisani that really interest me: his work and, to an even greater extent, the man himself who – strange to say, given I’ve never met him – is the real reason why we have decided to organise this encounter. It is becoming increasingly clear to me that the story of this artist is the embodiment, the encapsulation of the neglect that Italian art has endured for many years through its own fault. Essentially, the large catalogue published by Electa sets the seal on what I have just said.

The interpretation given so far of Pisani’s work can be summarised as follows:"man is not just himself; he is beyond himself. Complexity and tragedy are stages in the transition of matter which is life. The mind is the driving force ".

I find it tragically grotesque (Vettor adored tragedy), gauche and – let’s face it – boorish when I hear people talking, as they have done recently, about the rediscovery of Pisani. They would have done far better to have admitted their ignorance, their intellectual poverty and the petty provincialism that they represent.

His work seems prophetic, full of grotesque foresight rather like the predictions of Cassandra, the unheeded transcriber of the future. The news at the moment is full of mass migrations from one continent to another, and the emigration of young people from southern Europe seems to be an appropriate foreword to an exhibition devoted to the artist who was born in Ischia on 12 July 1934.
The austerity imposed by Germany, the Netherlands, Finland and the United Kingdom (which then abandoned the frontline with a childish electoral campaign for its referendum on Brexit) has yielded no benefit and has merely improverished, and often swallowed up, countries like Greece. I believe austerity is a form of elitism, an intellectual malaise found not only in politics but also in individuals; therefore – in  symmetrical fashion – the elitism that has invalidated the current art system is a form of austerity.

Although he was originally a founder member of the Arte Povera movement, Pisani always pursued his own path, linked very closely to overcoming the concept of death. In my opinion, this lay at the root of the long friendship with Gino De Dominicis, whose notes on immortality reveal an intellectual symbiosis with Vettor Pisani.
At the end of the 1980s the artist’s work gradually changed and began to deal with issues related to “human-non-human”, a representation of the tragedy  that would subsequently lead him to create hybrid forms, borrowed from classical history, which made him a precursor of more recent phenomena such as the Post-Internet art.
As a demonstration of his uniqueness within the Italian art scene, still concerned with conceptual formats linked to the Arte Povera movement from ages ago, Pisani began, in his last exhibitions, to explore the idea of overcoming bodily limits and the continuity of life.
I would therefore like to look at his work from a very contemporary perspective. Although his attention focused initially on the concept of hybridisation, represented by the classical meaning of the union of several identities, his work subsequently moved on even further: Pisani presented a figure that was no longer human but was made up of creole living matter, without any cultural domination where time and history also become elements of bodies.
The anthropomorphic figure, which was now immersed and dominated by materiality in the final phase of his work, the phase I personally prefer, is part of a unique flow in which he himself becomes the object with an extreme and coherent gesture. By this time Vettor was concentrating on demonstrating the superiority of the Spirit (and the Mind) over empirical matter, the body, and its triumph over history itself: since the Mind is the real creator of Life, it cannot include the End.
For a Christian, death is something that never plays a main role; or, at least, this is how things should be. Until it actually happens, it doesn’t exist. And when it does occur, it already no longer exists. It is therefore a non-problem.

Pain and suffering are quite a different matter. Suffering has been interpreted in history in different ways but it can be said that the whole of the final phase of his work was an attempt to channel it, rather than avoiding it, the search for an explanation of human stupidity, whether political, social or artistic (this should be emphasised: even artistic stupidity).

I have tried to find an image that represented his approach to the world, the art system and, lastly, to life itself, an image which differed from the boorish obsequiousness which so many people in the art world have adopted posthumously. And so my mind turned to the Tidal bore, often known by the French word of Mascaret, a wave or tide that flows up inland rivers against the direction of the river’s current, attracted by the magnetic force of the Moon. The attraction to the convex, absent part of things is a distinctive feature of people who are different or superior, those who can see the hidden part of matter.

I would like to conclude with one last point. I would like to affirm the demonstration of the existence of the Mind, the entity that Pisani analysed throughout his artistic career: Vettor was always (and only – as far as I can gather) surrounded by good people who demonstrated, through their actions, the lofty heights his artistic career had reached. The works that come from such important collections, which collectors have kindly loaned for this exhibition, are a declaration of a love that cannot be killed, a victorious gesture against all forms of ignorance.

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