IN LEVARE / EN LEVER

IN LEVARE / EN LEVER

Titolo

IN LEVARE / EN LEVER

Inaugura

Sabato, 29 Ottobre, 2016 - 18:30

A cura di

Adolfina De Stefani, Gaetano Salerno

Artisti partecipanti

Alessio Larocchi

Presso

CACC Centro Arte Cultura Cittadella
via Borgo Padova 170 Cittadella (Padova)

Comunicato Stampa

Si inaugura sabato 29 ottobre 2016, alle ore 18.30, presso gli spazi espositivi del Centro Arte Cultura di Cittadella (CACC), IN LEVARE / EN LEVER, personale dell’artista milanese Alessio Larocchi, a cura di Adolfina De Stefani con la collaborazione del critico d’arte Gaetano Salerno.

La mostra, visitabile fino a domenica 20 novembre 2016, è organizzata da Città dell’Arte con il patrocinio del Comune di Cittadella, in collaborazione con Mismomatic e Segnoperenne; rappresenta un ulteriore capitolo del progetto espositivo WHAT WE HAVE | CE QU’ON A - Verso una forma utile dell’arte (inaugurato a maggio 2016), sguardo e riflessione critica sulla 15^ Biennale di Architettura di Venezia, sui linguaggi artistici della contemporaneità e sulle linee guide che il curatore dell’importante appuntamento culturale, l’architetto cileno Alejandro Aravena, ha individuato e proposto per strutturare il suo progetto espositivo, riassunte nell’evocativo titolo REPORTING FROM THE FRONT.

La mostra presenterà al pubblico una selezione critica di lavori di ALESSIO LAROCCHI, opere di medie e grandi dimensioni, per tracciare il percorso di ricerca condotto dall’artista multimediale, già presente nella collettiva inaugurale del progetto WHAT WE HAVE | CE QU’ON A con alcune opere attraverso le quali è stata offerta un’anteprima di una lunga e articolata ricerca che da sempre, mutuando le parole dell’artista, ricerca con l’oggetto artistico “un approccio anaffettivo, non estetizzante” e sviluppa una produ- zione “filtrata e pulita da ogni eccesso emotivo e ideologico, privata d’immagini strumentalizzate, ostinatamente seduttive e persuasive, volgarmente agghindate”.

Scrive il critico d’arte Gaetano Salerno a proposito della mostra IN LEVARE / EN LEVER: “Uscire dai luoghi comuni della composizione, scardinare i principi delle regole espressive, indagare nuovi percorsi etici della rappresentazione, riconsiderare e ripro- grammare il ruolo dell’artista liberandolo dall’autoreferenzialità dei propri assiomi visivi; tutto ciò sembra guidare questi percorsi artistici orientati a una progressiva e program- matica sottrazione del sé dal luogo dell’auto-celebrazione nel quale il messaggio artistico si determina imponendo la figura dell’artista e conferendole una centralità dalla quale Alessio Larocchi sembra invece voler prendere le distanze, alla quale sembra voler rinun- ciare.

Impostando il proprio lavoro sulla non-forma e sul non-colore (il correttore bianco che traccia e predomina per eliminazione, la grafite che traccia e predomina per accumulazio- ne), l’artista vuole così ricalibrare il valore del messaggio oltre lo stereotipo di verità inconfutabili alle quali l’arte non sempre (soprattutto non oggi) sembra in grado di giun- gere, pur ricercandole con strenua convinzione; i lavori dell’artista diventano perciò labili apparizioni sulla tela, improvvise epifanie d’immagini offuscate dalle giustapposizioni e sovrapposizioni che confondono e definiscono dinamicamente i contorni di un punto di vista dichiaratamente parziale, senza soluzione di continuità, lasciandosi portare da scie segniche labili, aggravi cromatici scanditi da passaggi graduali d’intensità non sempre determinanti eppure eloquenti.

I monocromi o le raffinate e contenute modulazioni tonali - virtuosismi spesso condotti entro parche scale cromatiche – esprimono un’oggettività non emotiva che ne orienta la ricerca verso un concetto iperbolico dell’appiattimento delle stesure e verso una soggetti- vità latente e bianca, sottilmente presente, dal vago sentore informale orientale, sicura- mente estranee ai barocchismi propri imposti dalle culture occidentali; oltre le superfici uniformate e appiattite dal levare (massa e materia) l’artista non sottrae il nulla, riassume casomai il tutto, contemplando il potenziale, il probabile, l’intuibile ed estendendo così la sua indagine osservativa a una realtà ben più ampia e complessa di quella fenomenica.

Lungo questo incedere operativo il levare introduce l’elevare (“in levare” diviene, per omofona antitesi, “en lever”) il gesto a una differente forma di spiritualità armonica in cui le assenze (di colore, di emozioni, di dati certi e oggettivi, di evidenze figurative) alludono e originano invece - inaspettatamente - soggettive certezze.

Ridiscutendo così i ritmi strutturali della composizione pittorica, le visioni dell’artista si concretano invece nell’antitesi di pieni e vuoti - abilmente dosati e alternati - tra i rumori intuibili e i silenzi sottolineati dalle sinestesie alle quali ci conduce, tra il battere del segno tracciato e il levare successivo che ne destruttura l’essenza, ne accenna la presenza, ne suggerisce il valore dichiarativo senza tuttavia imporlo, demarcarlo, evitando accurata- mente di trasformarlo in icona.

Prende così vita una letteratura d’immagini archetipiche che paradossalmente, acquisen- do via via sostanza, ripiegano entro strutture ermetiche di ritrosie narrative, silenzi perdu- ranti, in-definizioni dialettiche (anche quando la pittura sconfina nell’indubitabile certez- za oggettiva della fotografia), suggestioni suggerite ma non concluse che delimitano e caratterizzano l’intimo lirismo di Alessio Larocchi, abilmente ne proteggono il nucleo da intromissioni critiche o superficiali coinvolgimenti empatici che ne violerebbero le intimi- tà, stravolgendone il senso.

Alessio Larocchi restituisce insomma un’immagine totale di un universo psichico il cui pensiero originante vuole sovrapporsi all’azione, la sinopia scritta in sottile punta di matita diventa solco guida di un disegno e di una pittura che invece si sottomette all’ese- cutivo finale, al progetto risolto, per sopravvivere ciclicamente attraverso scoperte e riscoperte di elementi compositivi che l’artista seleziona come oggetti casualmente reperiti e assemblati, utili per percepire lo spazio della narrazione e ricomporre, nella lettura non lineare di un lungo racconto frammentato in segmenti, ciascun enunciato.

Si stabilisce così un demarcato confine tra visibile e invisibile, tra dicibile e indicibile, il valore dei concetti di pubblico e privato, d’intimità e di condivisione che decreta perento- riamente cosa, attraverso l’iperbole dei codici espressivi (che talvolta amplificano, talvolta sottraggono) debba assumere consistenza propria e cosa invece debba perdurare sotto forma di essenza, di atto cognitivo.

L’artista rifiuta perciò la consueta logica espositiva optando per successioni di strutture paratattiche entro le quali, come nella successione stratigrafica del proprio vissuto storico, esiste l’oggettualità ma anche e soprattutto l’immaterialità del concetto, laddove la materia si disperde nella trascendenza, si associa musicalmente al mantra che l’ha origina- ta, si distacca dal dettaglio verosimile proprio della visione (ma opposto ai linguaggi della sensazione) nei confronti della quale l’artista evidenzia una significativa sfiducia.

Il mondo intimo e incolore di Alessio Larocchi diventa così, lungo i tortuosi labirinti dell’animo, un esercizio ricostruttivo dell’esperibile, aderendo all’incedere ora lento ora rapido della (propria e altrui) quotidianità; e, come tale, deve disperdersi e moltiplicarsi nel segno pittorico e grafico reiterato sulle molte superfici, nei molti antri espressivi e nelle molte variabili combinatorie alle quali l’artista ricorre per renderne la complessità, la non sequenzialità, l’illogicità che talvolta sconvolge e determina l’epilogo improvviso e inatteso della consuetudine.

Il concetto così di normalità, contrapposto tenacemente a quello di straordinarietà al quale l’arte tende, ne caratterizza l’intera produzione e alimenta la ricerca di un dato minore da confutare piuttosto che l’aulica assolutezza, esprimendo un atteggiamento postmodernista che approccia la forma delle cose nella consapevolezza di non poterne astrarre il concetto e dimostrarne appieno l’essenza, pur operandone una reiterata simu- lazione.

Il vuoto è il solo possibile luogo emotivo da colmare, il bianco l’unica sensazione cromati- ca possibile dello stato della materia fisica entro la quale individuare i punti della propria spazialità, la strategica strutturazione dell’Io al di fuori di punti stabiliti o da forme pre-im- postate e pre-definite, l’unico credo per erigere liberamente (e abitare) i propri perimetri.

Un processo dunque di affrancazione dagli obblighi formali imposti dall’arte, di elevazio- ne di un messaggio che superficialmente sembra sparire e invece aggredisce, dopo la non facile scoperta e comprensione, con maggiore intensità. D’altronde, come dice l’artista stesso, questa forma artistica suggerisce istruzioni per evitare iperbolici quadri da banca- rella grondanti sensualità superficiali, indicazioni per riscattare l’immagine da obblighi estetizzanti e permettere di ritrovare un pensiero”.

a cura di Adolfina De Stefani

critica a cura di Gaetano Salerno

grafica e comunicazione Marco Toffanello

Adolfina De Stefani
+ 39 349 86 82 155 www.adolfinadestefani.it adolfinadestefani@gmail.com

IN LEVARE / EN LEVER personale di Alessio Larocchi

inaugurazione della mostra sabato 29 ottobre 2016
ore 18.30

 

apertura e orari
30 ottobre - 20 novembre 2016 da mercoledì a domenica
ore 17.00 – 21.00
ingresso libero

In occasione della vernice della mostra IN LEVARE / EN LEVER di sabato 29 ottobre 2016 (inizio presentazione critica ore 18.30), Alessio Larocchi sarà presente al Centro di Arte e Cultura di Cittadella, introdotto dal critico d’arte Gaetano Salerno. A seguire buffet e concerto.

www.cittadellarte.org info@cittadellarte.org +39 3498682155

CACC
Centro Arte Cultura Cittadella
Via Borgo Padova 170 Cittadella | Padova 

 

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