"Just What Is It that Makes Yesterday's Homes so Different, so Appealing?" Personale di Francesca Lupo

"Just What Is It that Makes Yesterday's Homes so Different, so Appealing?" Personale di Francesca Lupo

Titolo

"Just What Is It that Makes Yesterday's Homes so Different, so Appealing?" Personale di Francesca Lupo

Inaugura

Giovedì, 10 Marzo, 2016 - 18:00

A cura di

Francesca Canfora

Artisti partecipanti

Francesca Lupo

Presso

Spacenomore
via Bogino 9, Torino

Comunicato Stampa

I favolosi Sixties tornano alla ribalta negli interni di gusto retrò rievocati dai collage di Francesca Lupo, nella sua personale da Spacenomore "Just What Is It that Makes Yesterday's Homes so Different, so Appealing?", curata da Francesca Canfora, che inaugura giovedì 10 marzo, prima della partecipazione dell'artista all'Affordable Art Fair di Milano (17-20 marzo), dove è stata selezionata tra i 5 "Young Talent" individuati tra più di 600 candidati.  

 

Carta da parati dalle fantasie optical, trame e tessuti dai colori squillanti o inneggianti al flower power, legno e materiali sintetici dalle texture inaspettate, ritagliati e ricombinati insieme, danno vita a scorci di case lussuose, arredate all'insegna della Pop Art e del Vintage Design.

Le opere di Francesca Lupo sono un inno allo stile e al gusto, nonché all'eleganza di un'epoca moderna già riconosciuta come classica. Le citazioni di vintage design che abbondano oggi sulle riviste di arredamento o di interior design non sono che una conferma di questo diffuso recupero di stilemi, motivi ornamentali o anche semplicemente di abbinamenti cromatici propri di un passato più che recente.

Ma cosa rende le case di ieri così diverse, così attraenti? È con questa domanda che la mostra esordisce sin dal titolo, citando ironicamente un'opera del 1956 di Richard Hamilton intitolata Just What Is It that Makes Today's Homes, so Different, so Appealing?

L'artista inglese, precursore della Pop Art, nella seconda metà degli anni cinquanta assemblava prospettive di interni in cui si condensavano le icone — estetiche, tecnologiche o mass-mediatiche — della sua contemporaneità, oggetti del desiderio e luoghi comuni propri di un ipotetico domani, migliore perché più moderno.

Ironia della sorte, nel 2016 si verifica un'inversione di rotta: non solo non viviamo in capsule spaziali o in case dal design avveniristico o futuribile, stile Space Age, ma ci guardiamo indietro con nostalgia.

Lo stile vintage sembra aver conquistato il futuro e gli anni 60' sembrano essere più che mai contemporanei: so, just what is it that makes yesterday's homes, so different, so appealing?

 

Tre i progetti in mostra:

“Papers Interiors” sono prospettive di interni, che sembrano essere colte oltre una finestra aperta, sono il luogo in cui l'architettura, alimentandosi della passione di sempre per la letteratura e per il cinema, si libera e diventa gioco, configura spazi inventati ripartendo da bozzetti, schizzi di  studio o semplicemente da frammenti di materiali reali. Sono spesso ritrovi casuali di materiali dai pattern desueti, reperti iconografici scovati in vecchie riviste o personaggi famosi in pose particolari che ispirano di volta in volta la creazione sia di nuove storie che di spazi e architetture inedite, sempre caratterizzate da un'inconfondibile quanto sofisticata allure vintage.

Ogni vista, ogni stanza minuziosamente raccontata e descritta tramite i raffinati assemblage materici, è vissuta e animata da divi del cinema o icone mediatiche del tempo, ma sempre come figure diafane, sbiadite, quasi a sottolineare la loro appartenenza a un'epoca lontana. Da soli o in compagnia, gli attori di queste mise en piece non sono presenze casuali ma partecipano alla storia sottesa ad ogni opera, alla sua narrazione, anche se in modo discreto, lasciando sempre in primo piano l'ambiente ri-costruito.

In “Case Study Houses” il punto di vista si sposta in esterno ed è l'edificio ad essere rappresentato: la sovrapposizione e l'avvicendarsi di texture, colori e pattern dei reperti più disparati si evolve sino a diventarne la “pelle” e definirne così architettonicamente i prospetti. Questa serie trae ispirazione dall'omonimo esperimento di progettazione di unità residenziali affidato tra il 1945 e il 1966 a celebri architetti americani.

“Histoires d’amour et papier”, veri e propri teatri di carta in cui sullo sfondo di sontuose scenografie classiche ha luogo una recita muta, sfavillante e surreale, popolata di figure di amanti appassionati e animali esotici, rappresentano il tentativo di andare oltre la tridimensionalità dello spazio, solo evocata e simulata dai collage, alla conquista di una terza dimensione concreta e una profondità reale, dando spessore e verità a una visione puramente onirica e da fiaba.

 

Francesca Lupo (1980). Nata ad Aosta nel 1980, dopo gli studi classici si laurea a Torino in Architettura. Inizia a lavorare tra Parigi e l’Italia, occupandosi di interior design e di restauro. La pura espressione artistica è per anni nutrimento essenziale e silenzioso della passione per l’architettura, fino a quando, per la prima volta, viene appesa alle pareti del MOI a Paratissima 2012. I primi riconoscimenti giungono in quella stessa occasione, dove è selezionata tra i 15 migliori artisti, mentre di lì a poco iniziano le mostre collettive in galleria, tra Torino, Bari, Genova, Londra, mentre la prima personale è a Torino nel 2015, curata da Ermanno Tedeschi. 

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