"Believe" di Alfred Milot Mirashi

"Believe" di Alfred Milot Mirashi

Titolo

"Believe" di Alfred Milot Mirashi

Inaugura

Martedì, 12 Gennaio, 2016 - 18:00

Presso

Galleria Tornabuoni
Borgo San Jacopo 53r , Firenze, Italia, 50125

Comunicato Stampa

Inaugura Il 12  gennaio 2016  alle ore 18,00 presso la Galleria Tornabuoni in Borgo S. Jacopo 53/r, nel cuore storico di Firenze a pochi passi da Ponte Vecchio,  la mostra personale  Alfred Milot Mirashi intitolata “…BELIEVE …”.. testo critico di Lucio Trizzino. La mostra resterà aperta dal 12 gennaio fino al 2 febbraio 2016. 

 

BELIEVE

 

 

Un fabbro dell’anima

 

Simbolo d’influenza esercitata sull’animo altrui, il tema della chiave è per Milot Alfred Mirashi l’artificio segreto adatto a comporre un sistema espressivo, che dal semplice segno convenzionale spinge verso l‘elaborazione di un metodo artistico di comunicazione visiva utile a indagare la complessità della vita. Un’enorme chiave dalle forme eclettiche erompe da una cornice barocca; subito dopo si allunga con andamento sinuoso fino ad abbracciare, senza penetrarla, una toppa improvvidamente rettangolare. Un’altra, ancora più grande, sprofonda il fusto nel muro alla ricerca di un invisibile marchingegno virtuale da fare scattare: per aprire, per chiudere, per svelare o per blindarne il mistero? E poi l’evocazione: chiave maestra, chiave falsa, chiave femmina, chiave maschia. Con la bellezza e l’ingegnosità della forma, Milot sviluppa in mille rivoli l’eterna poetica della chiave per illuminare, o per coprire sotto metafora, il groviglio delle pulsioni umane: “Chiave ch’apre i penser” (Marino), “Quella ch’ad aprir l’alto amore volse le chiavi” (Dante), “Aveva le chiavi e a suo piacer l’apriva” (Ariosto), “Come ti potevi raffrenare nel desiderio vedendo tante chiavi? Io venni in succhio fortemente” (Aretino). Questa Mostra è un “Mondo dove non si entra senza una chiave di magia” (Levi), ché altrimenti si rischia di perdersi nel turbinio delle allegorie soffiato da chiavine, chiavone, chiavette, chiavacce, per cui allo spettatore non rimarrebbe altro che fuggire da se stesso, appunto, per il buco della chiave. Ma, dopo avere attinto nella profondità della storia, chiavi del cielo, chiavi della città, chiavi del cuore, chiavi araldiche, chiavi sapienziali, le opere di Milot liricamente tornano in chiave, ritrovano sempre il tono giusto, per stregare, ammaliare, avvincere, o meglio, per tenere tutti sotto chiave.

Lucio Trizzino

dic. 2015

 

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