Intus:cristalli di crisi

Intus:cristalli di crisi

Titolo

Intus:cristalli di crisi

Inaugura

Sabato, 10 Maggio, 2014 - 18:30

A cura di

Alberto Zanchetta

Artisti partecipanti

Nicola Samorì

Presso

Museo d'arte contemporanea
Viale Padania 6 - Lissone (MB) fronte Stazione FS

Comunicato Stampa

Il MAC di Lissone ospita la prima mostra di

sole sculture di Nicola Samorì [Forlì, 1977],

artista che negli ultimi anni si è fatto conoscere

per i suoi "delitti pittorici".

«Se l’ambizione della mia pittura è quella di

risvegliarsi dal sonno bidimensionale», spiega

l’artista, «l’aspirazione della mia scultura è

talvolta quella di fare tabula rasa dell’immagine

scacciando i rilievi dal piano e scavando

i volumi da dentro». Il titolo della mostra,

INTUS, allude proprio a un "dentro" violato

attraverso un lavoro di endochirurgia scultorea.

L’artista ha voluto avvicinarsi a dei testimoni

plastici, più o meno antichi, per instillare

al loro interno un processo di decomposizione

corporea. Le sculture rappresentano

infatti la risposta plastica più coerente al

modus operandi che l’artista sta sperimentando

con la pittura negli ultimi anni.

In occasione di questa sua personale, Samorì

si è lambiccato intorno all’interrogativo se un

dipinto quando muore diventa una scultura.

«Forse lo è sempre stato», ha ammesso lui

stesso, «ma solo perdendo i processi d’illusione

indotti dal colore e cedendo il passo ai

movimenti prodotti dalla superficie esso scivola

nello spazio della scultura». Altrettanto

emblematico è il sottotitolo della mostra,

"Cristalli di crisi", un’espressione usata da

Carl Einstein che Didi-Huberman attribuisce

«a qualcosa che si manifesta come anomalo

nella storia dell’arte, osando promuovere

l’avanzata sovversiva delle forme attraverso

un assalto regressivo dell’informe» (una regressione

all’informe che nel caso di Samorì

informa di sé tutte le opere in mostra).

L’esposizione offrirà un campionario di soluzioni

rispetto al rilievo, al bassorilievo e al calco

della pittura, attingendo in modo trasversale

a soluzioni e periodi diversi della sporadica

eppur sostanziale esperienza plastica

dell’artista.

Sono circa una trentina le opere realizzate

per il museo di Lissone e comprendono delle

teste convulse che si accompagnano a una

ricca sequenza di busti liquefatti nell’onice o

nel marmo rosa. Su colonne di cemento sono

invece posizionate delle teste fuse in bronzo

e altre scolpite nel marmo, utilizzate dall’artista

come blocco a levare. Alcuni "corpi senza

ossa", ottenuti staccando la pittura dal supporto

rigido e facendole assumere un volume

plastico, danno vita a un deposito di situazioni

plastico/pittoriche (uno spazio dove il

peso specifico del tegumento si libera della

responsabilità pittorica concedendosi alla

scultura tout court). Al centro della sala, un

nudo di quasi due metri e mezzo replicherà in

grande scala un modellino in cera che ha

assunto una postura tortile attraverso la

pressione delle mani.

Completano l’esposizione degli altorilievi antichi,

rimodellati fino a ottenere una vitalità del

negativo, e una serie di busti con la faccia

rivolta a parete, intenti a fissare otto formelle

in bronzo, marmo e olio; tra questi ci saranno

cinque opere autografe dello scultore neoclassico

Paolo Visani, provenienti dal Museo

Civico delle Capuccine di Bagnacavallo, che

dialogheranno con tre rifacimenti eseguiti da

Samorì.

mostre, arte, eventi, artistici, gallerie, contemporanea

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