Intimately Alien

Intimately Alien

Titolo

Intimately Alien

Inaugura

Venerdì, 23 Maggio, 2014 - 19:00

A cura di

Pamela Cento

Artisti partecipanti

JD Doria

Presso

Spazio Ginko
Via del Colosseo 24, Roma

Comunicato Stampa

J.D.Doria, nato nel 1961, vive e lavora a Tel Aviv ed espone oltre che a Tel Aviv, a Roma, Milano, Parigi e Monaco di Baviera. E' pubblicato come featured artist su vari siti d'arte e riviste online.

Artista interdisciplinare con un coagulo di esperienza nel Cinema, nell'arte dello spettacolo, e nell'amore per la scrittura, matura con la pittura una tecnica innovativa, sul punto di congiunzione tra Arte, Scienza e tecnologia, dove l'immaginazione viene spinta oltre le sue costrizioni costituzionali. Porta la sua indagine ad estendere i confini del mezzo, oltre la natura esclusiva dell'immagine singola, verso ciò che definisce pittura come moltitudine e arte generativa attraverso l'azione delle interazioni chimiche dei colori e dei materiali.

In questo progetto, J.D.Doria sceglie di realizzare le sue opere nella piastra Petri da laboratorio, Petri Dish, accompagnando il processo artistico con l'osservazione e sperimentando una tecnica innovativa che partendo dalla pittura, integra il mezzo tecnologico della fotografia, per cogliere l'atto della generazione dell'opera d'arte nel suo dipanamento.

"Gli esperimenti di coltura dei batteri messi a crescere nel Petri Dish, si fanno per ottenere delle misurazioni che potrebbero portare ad esiti di grande rilevanza. Similmente la ricollocazione dell'immagine, trasferita dai mezzi tradizionali della pittura (ovvero carta e tela), e posta all'interno del Petri Dish, (dove l'artista 'coltiva l'immagine'), unita all'interazione con la ripresa fotografica dell'immagine stessa, diviene una 'misurazione' scandita dell'ambiente generativo che emerge dall'intricata reazione e dal movimento dei colori, molto simile al processo vitale".
In questo lavoro uso un contenitore di vetro, il Petri Dish, come mezzo che si sostituisce alla tela e alla carta. Collocato su una tavola luminosa, viene sorvolato da una macchina fotografica digitale, posta sul braccio di una gru, per ottenere primi piani ad alta risoluzione. Invece di comporle, le immagini le faccio 'crescere' dai materiali, dalle superfici e dai mezzi che utilizzo all'interno del Petri Dish. Attraverso l'azione di questi materiali, la composizione diviene attiva e genera un processo caotico, dal quale emerge una 'colonia' di immagini. E' qui a questo punto che entrano di scena il fotografo e la macchina fotografica per catturare la dinamica del processo nel tempo. Le immagini vengono quindi ingrandite digitalmente e si avvia un processo di curatela e di selezione che porta alla scelta della serie finale da estrapolare. Ogni opera è composta da un'immagine circolare, che riprende le fasi iniziali della reazione, e da una 'moltitudine' di immagini estratte nel corso del processo.

"Ciò che mi interessa sta nel processo creativo, nello svestire la pittura dalle sue forme strutturali per mantenere il contatto con il suo verbo. Ciò che trovo esteticamente interessante è l'atto di editare il processo creativo esplorando e acconsentendo ad una sorta di collaborazione tra pratiche e mezzi diversi tra loro.
"Non impongo una visione sulla materia, ma piuttosto la sollecito, ovvero la eccito in modo che un'immagine inaspettata possa attraversare il passaggio dal regno dell'informe. Ed è per questo che le immagini non appartengono interamente al regno dell'astrazione, ma esistono sulla soglia che separa l'organico dall'astratto, la 'Materia' dal Modello.

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