IL DIPINTO DANZANTE - La cultura Kejawen nei bathik e nelle sculture dell’Estremo Oriente

IL DIPINTO DANZANTE - La cultura Kejawen nei bathik e nelle sculture dell’Estremo Oriente

Titolo

IL DIPINTO DANZANTE - La cultura Kejawen nei bathik e nelle sculture dell’Estremo Oriente

Inaugura

Giovedì, 12 Maggio, 2016 - 17:00

A cura di

David Sorgato

Artisti partecipanti

Vari

Presso

David Sorgato
Via Sant'Orsola 13, Milano

Comunicato Stampa

Nel palazzo del sultano, durante la notte di capodanno, i nobili e il popolo percorrono insieme le sale in un lento avanzare di costumi bathik. Tessuti, colori, disegni e simboli sono scelti per manifestare la provenienza e il ceto sociale. E’ un dipinto danzante, è una cerimonia sacra di Kejawen, di cultura e storia giavanese.

Nella penisola indonesiana, in particolare nell’isola di Giava, i bathik sono abiti dalla forte valenza iconografica, contengono raffigurazioni che simboleggiano l’unione dell’uomo con l’Essere supremo.
Nella ricerca della perfetta allegoria, l’Estremo Oriente ha prodotto oggetti di rara bellezza e intensità artistica, sono indossati nei riti cerimoniali più significativi da uomini e donne che li utilizzavano come parei, copri-seno, coprispalle, gonne.

La mostra è ricca di oggetti sacri, cerimoniali di diverse etnie. Contenitori intagliati, come bellissime statuine, contenevano tabacco di lime e noce di betel che gli indonesiani masticavano per rilassare la mente; i manici di Kris, che sono corte ed affilate spade simboli di potere sovrannaturale e di ricchezza, che erano gelosamente custodite dalle famiglie e tramandate di generazione; le figure di demoni che, nell’isola di Lombok, erano posti a protezione della casa.
Dell’isola di Timor sono i cucchiai cerimoniali in corno di bufalo d’acqua; da Sumawa arrivano le sinuose collane in rame donate dagli uomini per controbilanciare il valore della dote portata dalle mogli.
Per la prima volta esposti al grande pubblico anche il decoro del tetto di una longhouse dayak, perfettamente integro e lungo ben otto metri, alcune statue antropomorfe a grandezza naturale, uno scudo decorato su ambo i lati, una rara scala scolpita in legno, strumenti per i tattoo e gli stampi in rame utilizzati per decorare i bathik, che sono delle vere e proprie opere d’arte.

All’etnia del vicino Borneo dei Dayak, aborigeni animisti tagliatori di teste, è dedicata una mostra nella mostra. Nella cultura Dayak il cranio è considerato il contenitore dell’anima, quindi portare nuove teste al villaggio significa portare “nettare” alle persone e alla terra. Nonostante le leggi anti headhunting questa pratica all’interno dell’etnia non è scomparsa, anzi negli anni ‘40 e ‘60 i Dayak furono sostenuti dagli alleati e dal governo indonesiano e, non ultimo, nel 2001 sconfissero i vicini musulmani maduresi in uno scontro socio-etnico, a colpi di teste mozzate

Immagini

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