Il bacio della buona notte (Ricordando la Grande Guerra)

Il bacio della buona notte (Ricordando la Grande Guerra)

Titolo

Il bacio della buona notte (Ricordando la Grande Guerra)

Inaugura

Mercoledì, 8 Luglio, 2015 - 19:30

A cura di

Massimo Casagrande

Artisti partecipanti

Giacomo Rossetto, Adolfina De Stefani, Antonello Mantovani, Davide Corsato, Davide Pegoraro, Massimo Casagrande

Presso

CACC Centro Arte Contemporanea Cittadella (PD)
Via Borgo Padova, 170 Cittadella (PD)

Comunicato Stampa

In onore del centenario della Grande Guerra, e del compleanno dell’Associazione Nazionale Alpini (nata l’8 Luglio 1919), CACC Centro Arte Contemporanea Cittadella, presenta “IL BACIO DELLA BUONA NOTTE - Ricordando la Grande Guerra”. Un doveroso e sentito tributo che il nuovo centro d’arte contemporanea dedica a tutti i caduti della Prima Guerra Mondiale, ed al loro ricordo.

Un nuovo modo di guardare il nostro passato, per capire meglio il nostro presente e riflettere sul futuro.

Durante la serata si proporrà un contributo storico con l’intervento dello studioso Davide Pegoraro, e attraverso l’arte con l’interpretazione teatrale di Giacomo Rossetto in “Uomini in trincea – La Grande Guerra” prodotto da Teatro Bresci, un’installazione site specific di Massimo Casagrande e una performance di Adolfina De Stefani ed Antonello Mantovani.

Un suggestivo allestimento scenografico, una contemporanea rivisitazione del rancio e le evocative voci degli Alpini abbracceranno gli ospiti per tutta la serata.

L’ingresso all’evento è libero.

L’iscrizione all’associazione è obbligatoria, ricordando che il versamento della quota associativa di 8 euro è facoltativo ma gradito.

Nella nostra associazione non vi è nessuno scopo di lucro, ogni guadagno rimane nel fondo dell’associazione stessa per l’organizzazione delle attività o l’acquisto di materiali utili alla nostra ricerca.

 

La tessera associativa dà la possibilità di usufruire dei benefici offerti dal circuito www.welfarenet.it

 

 

Programma

-       Ore 19.30 aperitivo di benvenuto con le voci degli Alpini

-       Ore 20.00 cena a buffet con i sapori dei campi di battaglia, servita dai capi Scout del gruppo Cittadella 2. “Il rancio”.

-       Ore 21.00 spettacolo teatrale a cura di Teatro Bresci.

“Uomini in trincea – La Grande Guerra” di e con Giacomo Rossetto.

Le trincee sono state uno dei più grandi simboli della Grande Guerra. Subito dopo il suo inizio, nei diversi fronti europei iniziarono ad essere scavati centinaia di chilometri di trincee.
Questi lunghi corridoi, profondi poco meno di due metri, comparvero da subito anche sul fronte italiano. Nasce quindi spontaneo chiedersi come vennero costruite le trincee, quale fosse la vita di un soldato al loro interno, come dormisse, come mangiasse, e quali fossero i problemi di tutti i giorni.
In molte testimonianze si possono leggere gli stati d’animo, le emozioni, le paure, la voglia di scappare da quell’inferno. Ma si possono anche cogliere le cronache di vita reale, di come fosse stata organizzata questa convivenza sul fronte, vicino al proprio nemico.
Si scoprono così le dure regole imposte dagli alti comandi e le punizioni per coloro che si rifiutavano di combattere. Ma si scorge anche la grande umanità dei semplici, di quelli mandati a morire ubriachi, delle loro amicizie e del loro coraggio.

La più semplice e terribile definizione della vita di un soldato durante la Prima Guerra Mondiale la dà il poeta Ungaretti, anch’egli soldato nella Grande Guerra, attraverso la sua poesia “Soldati”:

“Si sta come

d’autunno

sugli alberi

le foglie”.

Giacomo Rossetto nasce a Cittadella (PD) nel 1983. Nel 2006 si diploma come attore presso la Scuola del Teatro Stabile del Veneto. Tra i suoi insegnanti Alberto Terrani, Rossella Falk, Umberto Orsini, Ugo Pagliai.
Nel 2007 si perfeziona con Bernard Hiller (Actors Studio) e Oscar Molina.
Tra il 2010 e il 2011 segue i seminari tenuti da Massimilano Civica e Duccio Camerini.
Nel 2009 è nominato come Miglior Attore al 48hour Film Project di Roma
Vincitore con lo spettacolo “Malabrenta” del II premio Miglior Spettacolo al Premio OFF 2011 del Teatro Stabile del Veneto diretto da A. Gassmann.
In teatro è stato diretto, tra gli altri, da Alberto Terrani, Daniele Salvo, Alessandro Maggi, Luca de Fusco, Pier Luigi Pizzi, Emanuele Vezzoli, Giorgio Sangati, Eleonora Fuser, Carlo Simoni, Damiano Michieletto.
Nel 2009 è tra i fondatori di Teatro Bresci. Nel 2014 è direttore artistico di Antiche Mura Teatro Festival. Affianca all’attività di attore quella di formatore teatrale.

 

Ore 22.00 Intervento dello storico Davide Pegoraro.

Davide Pegoraro, nato a Padova nel 1975, è un profondo conoscitore della storia della Prima Guerra Mondiale sul fronte europeo.
Dal 2004 fino al 2015 vive e lavora sul Monte Grappa, alla Baita Monte Asolone Val dea Giara. Ora, in Val Tosella, gestisce assieme alla famiglia l’omonimo rifugio a quota 1.376 m (slm) con annesso museo, di cui è il curatore.
Accompagnatore UNPLI specializzato sulla Grande Guerra, guida ospiti e turisti in escursione, in Italia e all’estero, alla scoperta di trincee, postazioni e vestigia del passato.
Decorato della Croce Nera d’Austria e della Croce di Malta, è nel comitato scientifico della “Associazione Ricercatori Storici 4 novembre” e membro delle associazioni storico culturali “Fronte sud Altopiano dei Sette Comuni” e “Il Piave 15-18″.
Vanta al suo attivo già molte pubblicazioni, tra cui:

  • nel 2010 il documentario “Asolone 17-18″ con Natalino Meneghin
  • nel 2012 il libro “Montagnard, 10 storie per 10 battaglie”
  • nel 2013 con Loris Giuriatti il libro di narrativa “L’Angelo del Grappa”
  • nel 2014 “Ciò che resta, guida alla battaglia d’arresto sul Grappa tra l’autunno e l’inverno ’17 – ’18“
  • nel 2015 “L’anima delle cose, oggetti e memorie della Grande Guerra”.

Ha altresì lanciato il progetto “Guerra, montagne, uomini”, per la divulgazione culturale dei temi legati al centenario ’14 – ’18.
Collabora con enti pubblici e privati come consulente storico e svolge attività didattiche con scuole e gruppi.
Davide, oltre ad essere un appassionato storico, accoglie ogni giorno nella sua casa, il Rifugio Valtosella (www.rifugiovaltosella.com), sito in Val Tosella, in località Arsiè (BL), numerosi ospiti, ai quali, assieme alla moglie Elena, offre un’accoglienza a dir poco singolare e decisamente affascinante.

 

Ore 22.45 “Prati ROSSI” performance di Adolfina De Stefani e Antonello Mantovani.

La performance, ideata da Adolfina De Stefani e Antonello Mantovani, dedicata alla Grande Guerra, vuole rappresentare alcuni minuti molto intensi, ispirati ai ricordi e alla paura che la Grande Guerra ha lasciato nel nostro intimo.

Un crescendo di angoscia e tensione, con il rumore della marcia, delle fucilate, dei bombardamenti e del conflitto. L’orrore viene rappresentato dai due performer con un percorso rettilineo, sottolineato dal drappo nero indossato, e dalla linea rossa che scende lentamente dalla bocca lasciando intuire l’orrore e la disperazione della guerra. Il finale è una richiesta di giustizia, rappresentata da un’asta appuntita trasparente.

 

Adolfina De Stefani è nata a Bosaro, Rovigo il 29 Gennaio 1946. Si laurea alla facoltà di Architettura di Venezia ed insegna fino al 2000 al Liceo Artistico di Padova.
Attiva nel campo artistico già dalla seconda metà degli anni ‘60, con particolare riferimento alla Land Art, partecipa ed espone a collettive e personali in Italia e all’estero. Coinvolta in svariati progetti e collaborazioni parallele, ama esplorare spazi e strutture dalle gallerie alle archeologie industriali, dove sono espliciti i riferimenti all’arte contemporanea, al design e all’architettura. Il suo lavoro nasce da una serie di riflessioni sul linguaggio delle performance con particolare attenzione all’utilizzo dei mezzi multimediali per creare nuove relazioni tra spazio, tempo, immagini, suoni, pubblico e performer. Cerca di fare luce sul fenomeno del corpo come elemento fondamentale della performance. Nei suoi gesti converge tutto il suo immaginario, dal segno urbano alle tracce di storie impossibili, a pensieri interiori, creando una sensazione emozionale pura e una nostalgia per un futuro più equilibrato.

 

Antonello Mantovani è nato a Occhiobello, Rovigo il 13 aprile 1961. Si è diplomato all’ Istituto Dosso Dossi di Ferrara e quindi all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Ora insegna Discipline Pittoriche al Liceo Artistico di Rovigo. Ha iniziato la sua carriera artistica espositiva nei primi anni 80 partecipando a mostre collettive e realizzando numerose personali. Pittore, ma anche scultore, crea le sue strutture ricercando materiali offerti dalla tradizione, come il vetro, che accosta a materiali offerti dalla moderna tecnologia. E’ saltuaria, quasi accidentale, la sua partecipazione al network della Mail Art. Ma ciò non gli impedisce di partecipare attivamente con altri artisti all’organizzazione di manifestazioni multimediali che non trascurano la realizzazione di installazioni, di performance e l’esposizione di progetti di Mail Art.

 

“Lamento sul bianco” installazione site specific di Massimo Casagrande

Massimo Casagrande è nato a Padova nel 1970. Attivo nella scena artistica e culturale dal 1995 ha esposto in oltre cento mostre tra collettive e personali. Ha esposto in Italia, Germania, Austria, Spagna, Belgio e Stati Uniti. Nel panorama dell’arte informale veneta è considerato dalla critica internazionale come una delle personalità più originali e stilisticamente convincenti. Da qualche anno, oltre ai lavori “Informali”, l’artista segue un controcanto concettuale, raccolto e meditato. Le nuove opere intitolate “Interventi”, spaziano dalla pittura alle installazioni “site specific” e hanno riscontrato particolare interesse alla XIIIª Edizione di Arte Padova, portando il fruitore ad una riflessione mirata all’esistenza attuale. In queste opere si concretizza una sorta di chirurgia intellettuale, dove l’aprirsi delle piaghe è un aprire le proprie penombre alle richieste del mondo; il tentativo di cucitura è la volontà di esporre il desiderio di risanamento che chiede di essere riconosciuto. 

Lo stesso artista dice: Questi “Interventi”, banalmente chiamati “Ferite”, voglio che siano un’opportunità, un mezzo per raggiungere percezioni più lontane. In questo ciclo l’immagine non deve essere considerata come un pretesto il cui ruolo si limita a sostenere componenti plastici, portando il fruitore dinanzi ad una visione epigrafica, ma deve essere osservata come possibile salvezza.

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