Hannah Elisabeth Walstra | Maria Costanza Villarreal

Hannah Elisabeth Walstra | Maria Costanza Villarreal

Titolo

Hannah Elisabeth Walstra | Maria Costanza Villarreal

Inaugura

Lunedì, 22 Aprile, 2013 - 18:30

A cura di

Chie Art Gallery

Artisti partecipanti

Hannah Elisabeth Walstra, Maria Costanza Villarreal

Presso

Chie Art Gallery
V.le Premuda 27, Milano

Comunicato Stampa

Chie Art Gallery è lieta di presentare la mostra bi-personale di Hannah Elisabeth Walstra e Maria Costanza Villarreal, che inaugurerà il 22 aprile e rimarrà aperta fino al 4 maggio 2013, presso lo spazio di Viale Premuda 27.

È pressoché impossibile non innescare un parallelo tra Tree of life (2013) di Hannah Elisabeth Walstra e gli studi che, a partire dal primo decennio del Novecento, Piet Mondrian dedica agli alberi. Realizzando una vera e propria serie, la sua ricerca finisce per spostarsi gradualmente sul versante astratto, alterando l’aspetto reale dell’albero in una composizione di linee orizzontali, verticali e diagonali che invadono l’intera superficie della tela. Tree of life ne ricorda in particolare la fase intermedia, quel momento in cui il soggetto è riconoscibile ma la sua forma si apre a nuove soluzioni, risolvendosi entro un reticolo di rami che diventano tracciati e segmenti combinati in un disegno arbitrario. L’importanza conferita al dato simbolico è un ulteriore elemento in comune: la simbologia dell’albero è dichiaratamente presa in considerazione dalla Walstra attingendo a un’ampia rosa di accezioni legate, ad esempio, alla Menorah ebraica, alla cultura indiana fino ad arrivare alle Sacre Scritture, con l’albero del bene e del male descritto nella Genesi. Allegoria che risiede in più lassi temporali, l’albero è scelto come soggetto principale dall’artista proprio a causa dei suoi substrati significanti e della sua eternità. Il titolo, inoltre, ne evoca la funzione vitale – allontanandosi quindi dagli anfratti simbolici per aderire di più alla realtà -, il suo porsi come base dell’esistenza biologica, fonte di ossigeno e quindi di vita. È considerato quasi un totem, un oggetto di culto il cui potere immateriale è in grado di tenere a distanza la crudeltà del mondo (la Walstra parla di «egotistical economic system of waste»), per ancorarsi alla natura, la madre terra a cui restare fedeli.

I dipinti di Maria Costanza Villarreal sono il risultato di un processo a più livelli, in cui strati di colore e velature sono posti l’uno sull’altro attraverso una pittura sequenziale, fatta di progressioni. Tali sviluppi confluiscono in vedute opache ed enigmatiche, la cui specificità è innegabilmente l’illuminazione. L’artista si concentra sull’ideale di luce, che in primo luogo è sempre naturale. Le mura degli edifici, gli angoli della strada, i panni appesi ad asciugare sotto il sole: si tratta di scenari colpiti da fasci luminosi che contrastano con l’aria opacizzante. Quest’ultima è l’impronta tipica dell’artista, la sua maniera riconoscibile. Ogni dipinto della Villarreal è immerso in un’atmosfera compatta, una nebbia densa che fa perdere chiarezza a sembianze e lineamenti. Ricoperti da una cortina di mistero, ambiguità determinata dalla luce e dal colore sfumato, i suoi sono paesaggi parzialmente liquidi, soggetti a particolari condizioni climatiche messe in scena dalla pittura dell’artista argentina. In mostra un incremento di vedute paesane, per la maggior parte luoghi difficilmente collocabili in cui spiccano edifici color sabbia apparentemente disabitati (Despertar o Siesta, entrambi del 2013). Esercizi mentali della Villarreal, immagini personalizzate dal suo tocco opacizzante in cui il tempo è altrettanto opaco, sospeso, per giungere a essere del tutto inesistente.

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