Giuseppe Di Muro. Progetti di terra e di città

Giuseppe Di Muro. Progetti di terra e di città

Titolo

Giuseppe Di Muro. Progetti di terra e di città

Inaugura

Mercoledì, 5 Aprile, 2017 - 18:00

A cura di

Massimo Bignardi

Artisti partecipanti

Giuseppe Di Muro

Presso

studio arte fuori centro
Roma, via Ercole Bombelli 22

Comunicato Stampa

Mercoledì 5 aprile 2017, alle ore 18,00 a Roma, presso lo Studio Arte Fuori Centro, via Ercole Bombelli 22, sarà inaugurata la mostra personale di Giuseppe Di Muro dal titolo “Progetti di terra e di città” terzo appuntamento della rassegna “Corrispondenze assonati”; quattro proposte di linguaggio sul tema del frammento, dello strappo, della ‘memoria’, curata da Massimo Bignardi.

L’esposizione rimarrà aperta fino al 28 aprile, secondo il seguente orario: dal martedì al venerdì dalle 17,00 alle 20,00 – altri giorni su appuntamento.

 

La rassegna “Corrispondenze assonanti”, curata da Massimo Bignardi, propone le esperienze di quattro artisti italiani che da tempo, in piena autonomia, lavorano sul valore di piano e di superfice che a volte diviene anche quella del frammento. Si tratta di Silvio D’Antonio che propone le sue Variazioni rilevando in esse corrispondenze con le liriche geometrie che cifravano le sue opere dei primi anni settanta; di Angela Rapio, la più giovane che con le sue ‘Scritture strappate’ tratte dal ciclo carte fossili propone il rapporto tra superfice e frammento, tra scrittura e immagine. Seguono le città di Giuseppe di Muro: le sue lastre in ceramica raku parlano di progetti di una terra archetipa, nascosta nel nostro desiderio di città. Infine le trasparenti sequenze pittoriche di Mario Lanzione che, con la mostra dal titolo Carte, trasparenti filtri delle emozioni ci riporta al piano, alla sua capacità di farsi, attraverso la trasparenza di carte veline, spazio dell’inesprimibile. «Una rassegna, avverte Bignardi, che non ha margini di chiusura, comparti stagni dove ciascun artista conserva il suo ‘monologo’. Anzi spinge verso i margini di un contatto, di un corto circuito tale da rendere l’assonanza un vero accordo, cioè la misura di un dialogo».

 

 

La mostra Progetti di terra e di città di Giuseppe Di Muro, segna il terzo appuntamento della rassegna “Corrispondenze assonanti” curata da Massimo Bignardi. Una rassegna che ha proposto e propone dei momenti di riflessioni sul tema del “frammento”, inteso quale misura di esercizi creativi che restituiscono il senso dell’attraversamento, silenzioso e lento, nello spazio e nei luoghi della creatività. Frammenti di geometrie ma anche di materiali, di progetti ‘assonanti’, com’è stato per Silvio D’Antonio le cui opere hanno aperto la rassegna, ma anche di scritture lasciate naufragare negli scarti e negli spessori di carte incollate, di strappi, di cancellature, così come testimoniato dalle ‘carte’ di Angela Rapio.

Con le ceramiche che Giuseppe Di Muro ha dedicato alla città o, meglio, al desiderio di ‘città’ che pervade la sua immaginazione, lo sguardo si sposta verso la dimensione plastica, ossia verso la capacità di costruire sul ‘frammento’ architetture, volumi, insomma di organizzare ‘luoghi’ dell’immaginifico: le sue lastre in ceramica raku parlano di progetti di una terra archetipa, nascosta nel nostro desiderio di città.

«Di Muro, scrive Bignardi, riprende a distanza di anni, vale a dire dalle ‘città’ proposte in occasione della personale allestita a Villa Rufolo a Ravello nella primavera del 2006, a progettare ‘organismi’ vivi che sente come corpi di una utopica città dell’incontro. La sua proposta, però, non tende alla costruzione attraverso la composizione di solidi geometrici regolari, bensì lasciando che sia la superficie della materia, porosa, densa della ceramica raku, a guidare il nostro sguardo. La superficie come pelle di un corpo nel continuo rinnovarsi della sua metamorfosi.

Di Muro agisce anche sul valore della scrittura: infatti i segni, tracciati a mo’ di indecifrabili scritture, disegnano, una dentro l’altra, le città narrate da Calvino. Se nelle città/piazze esposte nel 2006 il richiamo alle celebri Città invisibili era palese sia nell’organizzazione spaziale di ciascuna, sia nel dettato immaginativo, in quelle odierne, esposte in questa mostra romana per la prima volta, segnalano una diversa lettura del testo. Legge di ciascuna il frammento, cioè una parte, una piccola parte, quasi una visione sospesa nella memoria».

 

 

 

 

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