FUORILUOGO Raffele Fiorella

FUORILUOGO Raffele Fiorella

Titolo

FUORILUOGO Raffele Fiorella

Inaugura

Sabato, 10 Maggio, 2014 - 18:30

A cura di

Domenico Maria Papa

Artisti partecipanti

Raffaele Fiorella

Presso

Nuvole Arte Contemporanea
Via IV Novembre ( I trav. ) - 82016, Montesarchio (BN)

Comunicato Stampa

Fuoriluogo è il titolo scelto da Raffaele Fiorella per il progetto allestito presso lo spazio di Nuvole Arte di Montesarchio. Diciamo fuori luogo quanto non è appropriato, ossia la battuta che non rispetta le convenzioni, il comportamento incongruo o l’intervento del guastafeste.

In verità, tutta l’arte moderna esprime un’intima predilezione per il fuori luogo: a cominciare dai movimenti fondativi del moderno, ovvero dall’arte tardo romantica che denuncia la pervasività dell’industrializzazione e le resiste, fino alle avanguardie che del non essere del proprio tempo borghese fanno una poetica. Contro ogni convezione, infatti, si scaglia l’artista d’avanguardia rappresentandosi come paradigma del bastian contrario, par excellence, da Marinetti a Cattelan, campioni del fuori luogo che nella costante spinta in avanti mettono il sistema dell’arte in... fuori gioco.

C’è, tuttavia, quella che si potrebbe definire una tradizione meno eclatante, più lieve e poetica, di quella rappresentata da quei campioni. Si tratta di un percorso più laterale e sottile, maggiormente ironico. È questo il percorso sul quale s’incontrano i surrealisti, più o meno integrati, o gli scrittori, i poeti e gli chansonnier, interessati meno al confronto con i grandi sistemi e più al quotidiano. Da Buñuel a Prevert, da Queneau a Percec, da noi da Zavattini a Buzzati, da Campanile a Calvino, e in arte da Savinio a Baruchello, solo per fare qualche nome a caso, l’ordinario sembra interessare perché presenta pieghe mai del tutto ad esso riconducibili e che però presentano vie di fuga immaginative.

La ricerca di Raffaele Fiorella è pienamente contemporanea. Usa, infatti, mezzi, a cominciare dal video, che veicolano le immagini del nostro tempo e sono mezzi di comunicazione prima ancora che d’arte. Usa, anche, un linguaggio minimo ed essenziale, raccontando spesso di situazioni comuni, ordinarie, appunto. Nelle sue opere, siano le riprese o le costruzioni che mostrano quelle riprese o le installazioni in generale, tutto appare poco evidente, quasi un paradosso: mostrare senza però attirare   attenzione. C’è in ogni lavoro di Fiorella uno scarto incomprimibile, una distanza incolmabile tra piani diversi che l’opera tiene insieme come in una sorta di gioco di equilibrio. Nelle sue figure non è immediato decidere quanto è reale e quanto, invece, è virtuale o immaginario, ma quel che è più interessante è che l’uno finisce per prestarsi come piega e scarto dell’altro. Immaginario come imprevisto del reale, o ancor più interessante il reale come risultante inattesa dell’immaginario.

In questo modo, il confine tra verità e finzione diviene assai labile e l’opera è prodotto di un gesto apparentemente ordinario, ma con un rovescio inatteso che mette in dubbio tutto quanto le è intorno.

Nel progetto per Nuvole Arte, Fiorella si impadronisce dello spazio della galleria, per farne spazio incerto, vi apre un varco e, come in molte delle sue opere, attraverso quel varco, mostra quanto il luogo stesso della galleria si trasforma in un assoluto fuori luogo.

 

Domenico Maria Papa

 

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