Florida - personale di Ersilia Sarrecchia

Florida - personale di Ersilia Sarrecchia

Titolo

Florida - personale di Ersilia Sarrecchia

Inaugura

Sabato, 6 Giugno, 2015 - 18:00

Artisti partecipanti

Ersilia Sarrecchia

Presso

laranarossaGALLERY
via Giuseppe Parini, 27, 04100, Latina

Comunicato Stampa

Nel maggio del 2011 laranarossaGALLERY presenta la personale di Ersilia Sarrecchia dal titolo "Come un fiore". In questo ciclo di lavori l'artista rivolge l’attenzione alla perfezione cromatica e compositiva della natura. 
In mostra macro fotografie di fiori arricchite da vigorose pennellate e impasti densi che danno movimento alle composizioni, alternate da tele di grande formato sulle quali ha reinterpretato le forme e i colori del fiore creando un nesso con l’organo riproduttivo femminile.
Il progetto nel tempo si amplia e assume alcune varianti, con il titolo "Florida" viene esposto dalla galleria Romberg ad Art Verona 2013 e nella fiera d'arte contemporanea Off a Bruxelles nel 2014.
A partire da sabato 6 giugno 2015, a primavera ormai inoltrata e proiettati verso l'estate imminente, laranarossaGALLERY propone le vivaci cromie di "Florida", il persistere dei profumi e dei colori come un inno alla vita e alla rinascita.

Come un fiore

L’artista presenta una serie di opere legate come da un cordone ombelicale a un concetto che affronta da almeno un decennio, la vita e la fecondazione. Descritto inizialmente da forme riconducibili a organismi unicellulari che vivono in spazi pittorici, le diverse cromie si equilibrano a segni e graffi rappresentando l’evolversi dell’Essere. Come in una mitosi i soggetti diventano anatomie che suggeriscono il punto di nascita, richiami a trame naturali, accostamenti cromatici e segnici rappresentano l’universo intimo dell’artista. In questo progetto Ersilia lega tratti pittorici incisivi e tesi a immagini fotografiche delicate dove le anatomie tracciate si fondono a rappresentare la corrispondenza tra la fertilità umana e quella della natura. I soggetti non sono mai descrittivi ma identificano un concetto, una sensazione e quel passaggio di vita che magari attraverso un’ape diventa un tracciato fecondo umano o di un fiore. Nelle opere l’accostamento pittorico a elementi metallici, crea delle campiture moderne che interpretano immagini attuali. 

Marco Ramundo

Il fiore è corpo

In quest’ultima dichiarazione creativa di Ersilia Sarrecchia non c’è solo una significativa continuità con le precedenti esperienze, ma c’è soprattutto un’intuitiva rivelazione che possiede quasi la forza di una svolta, che non nega il prima, ma ne amplifica il senso mettendo in atto un capovolgimento di prospettiva.
Il campo di indagine privilegiato su cui l’artista si concentra pone in evidenza ancora concetti-chiave quali la vita e la fecondazione; tuttavia queste opere, logicamente legate agli esseri, agli animali rappresentati come creature-create, contemplano visivamente la possibilità di dichiararsi soggetti-creanti.
L’accostamento evidente tra il fiore e la donna è decifrabile non nella simbolicità, ma nella materialità. La poesia consiste nel realizzare opere tangibili e la forza conferita alla sostanza (colore, spessore, inserti materici) sembra affermare con decisione la possibilità generatrice dell’opera stessa, risultato di una sintesi organica in tensione verso un ulteriore divenire.
Il fiore vivificante è corpo, materia, aggregazione di elementi (tecnica mista); non contemplazione della fragilità, ma superamento della caducità (mortalità) affermato attraverso la sicurezza del segno, del colore e mediante la loro liberamente-arbitraria propagazione.

Anna Eugenia Morini

Florida

Si pensi alla violenza che la natura applica per arrivare alla fase conclusiva della bellezza di un fiore. Si pensi alla sua nascita, alla spontaneità forzata dello sbocciare, del resistere contro gli agenti atmosferici, del lento ed estenuante appassire. Si pensi all’occhio umano, che comunemente non percepisce, nel guardare, altro che una gradevolezza a tratti dovuta. Si pensi, dunque, al bilancio delle parti, sottolineato da Kundera ne L’insostenibile leggerezza dell’essere, in cui è corrisposto sempre un aspetto opposto, nonché fondamentale, ai fini di un equilibrio delle cose. L’autore afferma che ad una pesantezza è corrisposta necessariamente una leggerezza, ad un caldo un freddo, ad un bello un brutto. La coscienza di uno stato ci rende consapevoli del suo opposto.
Questo presupposto dialettico si fa telescopio, non soltanto per guardare lontano ma per arrivare persino oltre il lontano, e carpire il lavoro di Ersilia Sarrecchia.
Sarrecchia, nel ciclo Florida ha voluto tratteggiare esattamente due opposti, assemblare due antipodi, metterli entrambi su un piatto e soppesarne il valore quasi escatologico.
I fiori, fotografie applicate su tela e poi lavorate con diverse tipologie di smalti, conducono ad un significante immaginario comune: la vita naturale delle cose, processo insindacabile che richiama ad una speranza continua di nascita, di crescita, di rigogliosità. E’ il simbolo del dare e del ricevere, dell’offrire vita e dell’accoglierla, consentendo un’armonia che parte da un microcosmo – i fiori, appunto – per sorreggere una funzione macrocosmica – la flora e la fauna –.
E la presenza delle api non diventa scontata se si pensa al materiale con le quali sono state realizzate: api in metallo, api che hanno perduto la loro ragion d’essere, api snaturalizzate dal contesto e del contenuto. Api che agiscono per dovere, per meccanicità, come un processo non più abitudinario bensì più vicino alla routine che, differentemente richiama alla mente l’umano.
La contrapposizione critica, il lato opposto della medaglia Sarrecchia lo evidenzia in questo modo: assoggettandoci a delle api che insieme ai fiori sono sì degli elementi con una propria ragion d’essere ma che, al medesimo tempo, quella ragione l’hanno perduta.
Il ruolo dell’ape è il ruolo di un patriarca sociale, all’interno di una scala di valori da smontare e rivedere completamente, nella quale non solo la procreazione, e quindi l’impollinazione, ci vede come dei dipendenti da cartellino timbrato, come qualcosa di dovuto perché naturale, ma anche i rapporti (e quindi l’ape che preleva il nettare dal fiore), sono divenuti nel mondo odierno delle conformità da cui staccarci si prevede impossibile.
La forza degli smalti, dei segni che compaiono sulle fotografie, le scritte di frasi non necessariamente con un senso intrinseco, danno luce all’inconscio dell’artista che, come descritto all’inizio, guardandosi intorno percepisce la bellezza delle cose ma non può, non vuole e non deve, dimenticarne la violenza.

Fabio Appetito

Immagini

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