FIGURAZIONE 2.0: quattro personalità a confronto

FIGURAZIONE 2.0: quattro personalità a confronto

Titolo

FIGURAZIONE 2.0: quattro personalità a confronto

Inaugura

Mercoledì, 26 Ottobre, 2016 - 18:30

A cura di

Virgilio Patarini

Artisti partecipanti

Alberto Besson, Laura Longhitano Ruffilli, Luigina Luzii, Edoardo Stramacchia

Presso

MUEF Art Gallery
via Angelo Poliziano, 78b, Roma

Comunicato Stampa

Alla Muef Art Gallery di Roma le mostre personali di Besson, Longhitano, Luzii e Stramacchia

Si inaugurano il 26 ottobre 2016 alle ore 18,30 alla MUEF Art Gallery di Roma, via Angelo Poliziano, 78b, quattro mini-personali a confronto, a cura di Virgilio Patarini, con la collaborazione di Roberta Sole, Francesco Farachi e Maurizio Bedini.

In esposizione nella vivace galleria romana “underground”, situata a metà strada tra il Colosseo e via Merulana, una selezione di opere di quattro artisti contemporanei che hanno in comune una rivisitazione della figurazione in chiave contemporanea, tra recupero della migliore tecnica in chiave poetica e suggestiva (Laura Longhitano Ruffilli e Luigina Luzii) e tensioni spiccatamente pop (Alberto Besson e Edoardo Stramacchia)

L’esposizione proseguirà fino al 4 novembre, visitabile tutti i giorni dalle 16 alle 19, ad ingresso libero. Chiuso la domenica e il lunedì. Ingresso libero

Qui di seguito uno stralcio di nota critica di presentazione. 
FIGURAZIONE 2.0
Personali di Alberto Besson, Laura Longhitano Ruffilli, Luigina Luzii e Edoardo Stramacchia

La mostra si divide in due parti nettamente contrapposte, che suggeriscono due possibili vie alternative, o forse complementari, ad un recupero della figurazione in chiave contemporanea: da una parte le tecniche miste di Alberto Besson e Edoardo Stramacchia, che con stili e poetiche differenti rivisitano in chiave post-moderna una figurazione colorata e giocosa di spiccata ispirazione pop; dall’altra gli olii su tela di Luigina Luzii e i pastelli su carta di Laura Longhitano Ruffilli, opere raffinate e sensuali  che riprendono con maestria al limite del virtuosismo la migliore tradizione pittorica classica con accenti di sottile inquietudine (la Luzii) o di soffuse atmosfere poetiche (la Longhitano Ruffilli).

Il cremasco Alberto Besson scompone e stilizza le sue immagini ridisegnando con contorni netti e un uso acceso del colore steso à plat figure femminili d’origine fotografica che affiorano in scenari vivacemente variopinti: scenari in cui il dato visivo realistico di partenza si trasforma in elemento geometrico astratto che fa da fondale scenografico alle figure stesse.
Il bresciano Edoardo Stramacchia, con un uso intellettualmente raffinato e spiazzante della “tautologia” che travalica la matrice pop di riferimento, utilizza frammenti di fumetti ritagliati e parzialmente cancellati per ridisegnare i personaggi dei fumetti stessi, in un gioco di specchi infranti che è al tempo stesso scanzonato e concettuale. Anche in questo caso, come in Besson, la tavolozza è accesa e il colore à plat.
In entrambi gli artisti lombardi l’ascendenza pop è rivisitata con intelligente ironia o giocoso disincanto e messa al servizio di un’arte che riflette su stessa con grazia e leggerezza.
D’altro lato l’abruzzese Luigina Luzii recupera la migliore tradizione figurativa classica, a tratti al limite dell’iper-realismo, presentandoci figure femminili in scenari senza tempo e in situazioni solo apparentemente quotidiane -ma in realtà sottilmente inquietanti- in cui la presenza di insetti o altri elementi “spiazzanti” trasformano i quadri in enigmi.
Di raffinata tecnica realistica sono anche i pastelli della milanese Laura Longhitano Ruffilli che affida ad una sensuale morbidezza del tratto e ad un uso emotivo dei colpi di luce la capacità di evocazione poetica dei suoi ritratti in cui ancora una volta figure femminili si svelano allo sguardo del fruitore avvolte da un’aura di lirica intima familiarità.
Ma né la Luzii né la Longhitano sconfinano mai nel vacuo virtuosismo fine a se stesso: la tecnica raffinata è sempre e comunque al servizio della rappresentazione, e il “come” è funzionale al “che cosa” si vuole raffigurare.
V.P.

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