Festival Villa Ada Roma Incontra Il Mondo 2015 - Nuovi Animali Sociali

Festival Villa Ada Roma Incontra Il Mondo 2015 - Nuovi Animali Sociali

Titolo

Festival Villa Ada Roma Incontra Il Mondo 2015 - Nuovi Animali Sociali

Inaugura

Domenica, 5 Luglio, 2015 - 18:00

A cura di

Progetto a cura di Valentina Gioia Levy

Presso

Villa Ada
Via di Ponte Salario, 28, Roma

Comunicato Stampa

 

Installazioni ambientali, workshop e performances di: Elena Bellantoni & Mariana Ferratto – Simone Bertugno – Anita Calà con studio A3P – Stefano Canto – Luana Perilli  – Filippo Riniolo

Cosa spinge un essere, umano o animale, a relazionarsi con l’altro? Questa è la domanda che ha dato origine al progetto curatoriale coordinato da Valentina Gioia Levy - Nuovi Animali Sociali - che conferma anche per questa edizione la presenza dell’arte contemporanea all’interno del Festival di Villa Ada, Roma Incontra il Mondo. Forme di interazione sociale sono presenti in moltissime specie animali da quelle più elementari come api e formiche a quelle più evolute come pesci, uccelli e mammiferi. Il loro agire coordinato ha diverse funzioni: dal migliorare le capacità di ricerca del cibo al fornire protezione contro predatori esterni al gruppo, dall’aumentare l’efficienza locomotoria al facilitare le possibilità riproduttive.

Da diversi anni l’artista Luana Perilli si interessa allo studio degli animali sociali, in particolare api e formiche. Le sue opere, a metà tra arte e scienza, esplorano il mistero della vita al di là della biologia e si fondano spesso sulla messa in moto di meccanismi che funzionano oltre la volontà dell’artista. In particolare Perilli costruisce oggetti scultorei che sono in realtà abitazioni per gli insetti, facendo acquisire all’opera d’arte, che per definizione è caratterizzata da una mancanza di funzionalità, un’utilità non sfruttabile per l’uomo ma solo per l’animale. In occasione dell’apertura, domenica 5 luglio, a partire dalle ore 18, l’artista organizzerà un workshop con una quindicina bambini che potranno costruire il loro formicaio. Ad ogni partecipante sarà anche chiesto di disegnare il proprio formicaio ideale, riflettendo collettivamente sull’idea di socialità e di scambio.

L’interazione sociale garantisce la sopravvivenza del singolo, gli dà sicurezza e lo rende più forte, ma a dispetto dei molti effetti positivi, nel corso dei secoli, nelle complesse società umane, il comportamento collettivo ha anche dimostrato di poter produrre mostruose aberrazioni. In uno dei suoi più famosi libri, La Genealogia della Morale, Nietzsche definiva l’uomo come un animale che promette, nel senso di un animale che ha la facoltà di fare delle promesse. Tra queste ‘promesse’ potremmo senza dubbio includere l’affermazione dell’esistenza di una realtà trascendente e con essa la credenza in una vita oltre la morte, concetti che fin dagli albori della civiltà sono stati utilizzati nelle diverse culture, come fortissimi strumenti di coesione sociale ma anche di controllo. Le installazioni ambientali di Simone Bertugno, Anita Calà con lo Studio A3P e Stefano Canto ruotano intorno a queste tematiche.

Con Tane, (o Antropoluoghi), Bertugno scaverà delle piccole fosse, illuminate dall’interno, in cui depositerà delle sculturine di animali antropomorfizzati, piccoli feticci nascosti nella terra, quasi fossero antichi reperti di una misteriosa e arcaica religione animista, appena rinvenuti. Alla fine del periodo espositivo, l’artista guiderà una performance, strutturata come una sorta di rituale collettivo, in cui richiuderà le fosse, seppellendo definitivamente i feticci. Assieme alle sculturine saranno interrate delle piccole urne in terracotta nelle quali il pubblico avrà depositato un oggetto (in metallo o altro materiale durevole), destinato ad essere ritrovato, come evidenza archeologica, in un ipotetico e indeterminabile futuro.

Anita Calà, il cui lavoro ruota intorno a tematiche legate al corpo e all’identità individuale e collettiva, in cui si focalizza spesso sull’importanza della fisicità e del linguaggio corporeo nel relazionarsi agli altri, propone invece un’installazione ambientale, realizzata con semplici segnalatori luminosi posizionati sugli alberi del parco. La luce puntata da un albero all’altro e rinviata da specchietti posizionati in maniera tale da rifletterla nuovamente, costruirà una maglia di linee rosse che uniranno un punto all’altro dando vita a una trama luminosa immateriale, ma visibile. L’installazione di Anita Calà andrà a interagire con il progetto ArborVitae dello studio di architettura A3 Paesaggio, impegnato nella divulgazione della biodiversità e della sostenibilità ambientale. Il gruppo A3P ha elaborato un progetto che ha come obiettivo promuovere il rinnovamento delle pratiche cultuali legate alla morte attraverso la creazione di cimiteri green in cui ogni defunto, una volta cremato, viene interrato in un’urna completamente biodegradabile ai piedi di un albero a lui dedicato. In questo modo, la persona continua a vivere attraverso l’albero, rientrando a far parte di quel ciclo della natura che è interminabile e quindi immortale.

Infine, utilizzando markers rifrangenti generalmente impiegati nella segnaletica stradale, Stefano Canto crea un’installazione ambientale poetica ed evocativa, che riproduce l’Orsa Maggiore. Fin dall’origine dei tempi l’uomo ha subito il fascino delle stelle. La necessità di comprendere, delimitare, ordinare e catalogare i fenomeni ha spinto l’essere umano a voler inscrivere le stelle in gruppi che fossero riconoscibili e individuabili. La stessa volontà di ritrovare in cielo forme familiari già presenti sulla terra portò gli antichi ad attribuire alle costellazioni nomi comuni, molti dei quali ispirati ad animali. Al calare del sole, la costellazione inizierà a brillare sul laghetto di Villa Ada, come un gruppo di stelle cadute dal cielo, sospese sulla superficie dell’acqua.

Altre questioni che saranno affrontate in Nuovi Animali Sociali, sono l’esercizio del potere nell’ambito dell’interazione sociale e tutte quelle altre contraddizioni che sono insite nel concetto stesso di socialità come la contrapposizione tra individualismo e senso della collettività, collaborazione e competizione, apertura verso l’altro e chiusura. A tal propostio, il 18 luglio alle 19 Elena Bellantoni e Mariana Ferratto presenteranno una nuova performance che rientra nell’ambito del progetto Passo A Due, già sviluppato durante la loro residenza presso il DOCVA di Milano e che affronterà il tema dei rapporti di forza all’interno delle relazioni.

Mentre, Filippo Riniolo, la cui ricerca ruota sempre intorno a tematiche socio-politiche nell’ambito delle quali i meccanismi del relazionarsi dell’individuo con l’altro sono aspetti essenziali, presenta l’installazione sonora Preghiera in Gubbio, ispirata a uno dei racconti della vita di San Francesco d’Assisi, e in particolare, al noto dialogo che il santo avrebbe avuto con un lupo. Secondo la leggenda, Francesco avvicinò l’animale che spaventava il paese per la sua aggressività e comunicandogli il suo messaggio di pace lo ammansì rendendolo docile e inoffensivo. Il lavoro di Riniolo riproduce attraverso quattro casse collegate tra loro il suono moltiplicato del verso di un lupo, ovvero, la preghiera del santo immaginata dall’artista, quasi materializzando il concetto di ‘Ani-mot’ coniato dal filosofo francese Jacques Derrida. Abbattuti i confini linguistici e crollata la barriera dell’incomprensione che li separa, l’uomo e l’animale non si trovano più l’uno di fronte all’altro ma diventano tutt’uno, un unico essere, frutto dell’azzeramento della differenza.

Nel corso della programmazione interverranno:

·         domenica 05 luglio ore 19.30: Micol di Veroli, Critico d’arte e Curatrice indipendente - In conversazione con Anita Calà, Luana Perilli e Filippo Riniolo

·         sabato 18 luglio ore 19.30: Giorgio de Finis, Antropologo e Direttore del MAAM, Museo dell’Altro e dell’Altrove - In conversazione con Elena Bellantoni e Mariana Ferratto

·         domenica 26 luglio ore 19.30: Mike Watson, Filosofo, Curatore e Freelance Writer + Girolamo Marri Artista e Curatore – In conversazione con Simone Bertugno e Stefano Canto 

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