Factory

Factory

Titolo

Factory

Inaugura

Giovedì, 27 Novembre, 2014 - 18:15

A cura di

Alessandro Rizzo

Artisti partecipanti

Giulio Baistrocchi, Ivano Boselli, Simona Bramati, Valentina Carrera, Joe Colosimo, Manuela Creti, Paola Gatti, Carlo Tagliaferri, Kim Talacay, Alessio Tibaldi
 

Presso

Galleria Unione
piazza Missori 1, Milano

Comunicato Stampa

Giovedì 27 novembre presso il Centro Emmaus cultura insieme, galleria Unione 1, piazza Missori, Milano
presentazione ufficiale dell' a.a. Factory Art Zone con una mostra alla quale parteciperanno gli artisti Giulio Baistrocchi, Ivano Boselli, Simona Bramati, Valentina Carrera, Joe Colosimo, Manuela Creti, Paola Gatti, Carlo Tagliaferri, Kim Talacay, Alessio Tibaldi
intermezzo pianistico di Chiara Orsetti

Factory: l'arte diventa contaminazione di stili e generi in una ricerca della bellezza e della creatività 

Factory: in questa parola si racchiude un intero progetto che ha radici storiche e che affonda la propria caratteristica nei tempi della Factory di Andy Warhol. In quel clima si respirava un'intensità umana e un'aggregazione culturale tali da garantire lo sviluppo delle creatività, libere, emancipate, non irregimentabili. L'intelletto e la poetica artistica si univano, così, in un'inscindibile unica essenza, tale da valorizzare la portata estetica, irrompente e dinamica, e contenutistica, messaggi volti a una continua ricerca, a volte provocatori nel senso di rottura con stereotipi asfissianti e afasici di un passato culturale, artistico e visivo, spersonalizzante. Vogliamo, senza peccare di modestia e con le debite distanze, ripercorrere quell'impulso artistico, artigianale e allo stesso tempo pop nel senso letterale del termine, tanto da donare un accesso alla cultura e alle visioni artistiche performative e compositive plurale, composito, complesso, universale nella sua accezione e nella sua portata. La contaminazione delle menti e delle idealità artistiche, siano esse pittoriche, siano esse plastiche, siano esse fotografiche, ci portano a concepire una multiforme intelligenza e una crescita complessa quanto generale, utili a concepire l'arte stessa come forma di espressione umana, centrale nella sua definizione, essenziale quanto necessaria, promanante dalla persona e dai percorsi esperienziali, emotivi e interiori, di lettura del presente, affrontato sia come autore, sia come spettatore. La dinamicità nel rapporto interrelazionale tra chi osserva, quindi usufruisce dell'arte come canale di espressività, e chi propone l'arte, quindi crea, origina attraverso la sua interpretazione e le sue ossessioni, ci porta a dare valore aggiuntivo, ed effettivo, a quel laboratorio artistico e culturale di cui parlavamo: Factory, appunto. In questa collettiva, inizio di un percorso che ci trasporterà in sentieri sempre rinnovati di espressione artistica, ci inoltriamo, come origine ed esordio di un progetto comune e collettivo, in diverse forme e generi estetico compositivi, procedendo dalla fotografia per giungere alla pittura, alla matericita' di installazioni che diventano messaggi tangibili di interiorità astratte e concettuali. Vediamo, così, passare in rassegna diversi stili, poetiche, generi e idee concettuali tali da dare una visione di dimensione globale e interattivo dell'arte, leggendone i percorsi e i moti interiori dei singoli autori che si avvicendano, tutti con una determinazione del concetto artistico che si pone nella propria produzione e di itinerario compositivo: iniziamo con la footgrafia che diventa narrazione di una collettività partendo dal proprio io in un bianco e nero che affascina quanto concede spazi aperti di riflessione, saturazioni incomplete e tonalità chiaroscurali decise, come ne L'attesa di Ivano Boselli, procedendo, con la macrofotgrafia di Carlo Tagliaferri, i particolari accesi in una cromaticita' intensa di fenomeni fisici e biologici tali da divenire prospettive di nuove dimensioni. Rimaniamo nel genere procedendo con l'opera di Kim Talacay, un'indefinitezza quasi offuscata e onirica di un iperreale che si fa metareale in quel soggetto che osserva l'infinito al di la delle sbarre di un luogo atemporale e non identificabile e, oltrepassando quello stereotipo che fa della fotografia mero reportage senza anima e senza valenza artistica, ci inoltriamo nell'opera di Manuela Creti, celebrazione contestualizzata di un Vntage, titolo dell'opera, di materiali che hanno segnato la storia e che si raccontano nelle sfumature delicate del suo lavoro. Terminiamo la parte fotografica dell'esposizione con Alveari di Paola Gatti, giochi di forme geometriche che riportano alla luce nel loro dinamico immobilismo una città non specificabile ma funzionale a raccontarci le esistenze urbane in senso metaforico. Ci si affaccia, così, alla pittura con accezioni grafiche e illustrative come ne Il Bacio di Alessio Tibaldi, tonalità oscure che definiscono in modo leggero e appena accennato i profili di due soggetti che si baciano, inno al sentimento profondo quasi edonistico, per giungere, poi, all'opera di Joe Colosimo, in cui il solo tratto della penna a inchiostro ci definisce l'essenzialità della rappresentazione molto astratta, tale da darci uno spettro quasi fumettistico e molto minimale dell'immagine, vibrazione simbolica esistenziale così come può essere Skull di Giulio Baistrocchi, olio su tela, un trionfo di colori quasi plastici e materici tali da dare una rappresentazione concettuale in un vortice che ci dona la sapienza nell'utilizzo del colore dell'autore. Concludiamo con Valentina Carrera che ci porta tramite l'attesa in un'iconografia elaborata, minimale, plastico materica in una disposizione che raffigura un itinerario complesso e interiore umano e intimo in relazione con la collettività, e con Silvia Bramati, dove trionfa, nuovamente, il ritrattismo classico nella sua delicatezza quasi come quella di un autore impressionista che opera en plein air, sicura nel tratto del pennello. 

Alessandro Rizzo

 

 

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